Eltif, come funzionano i nuovi “Pir europei”

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Un’analisi sui nuovi fondi di investimento che, come i piani individuali di risparmio, puntano sulle piccole e medie imprese. Con una differenza: possono posizionarsi anche su imprese non quotate.

Francesca Vercesi di Francesca Vercesi23 maggio 2018 | 09:57

Sostenere l’economia reale e le piccole e medie imprese che hanno sempre più bisogno di fonti di finanziamento alternative ai prestiti bancari. È con questo obiettivo che in Europa sono nati gli Eltif (European long-term investment funds), una categoria di prodotti del risparmio gestito che di sicuro farà parlare di sé nei prossimi mesi. Si tratta nello specifico di fondi d’investimento che potranno destinare
il loro portafoglio anche a strumenti finanziari non quotati in borsa, emessi per lo più da piccole e medie aziende.
“Il regolamento dell’Ue che ha istituito gli Eltif”, dice Giovanni Stefanin (nella foto), avvocato e partner di PwC Tls, “fa parte di un vasto piano europeo, emanato con una duplice finalità: armonizzare ancor di più la normativa Ue del settore finanziario e creare maggiori sinergie tra il mercato dei capitali e l’economia reale”.

FOCUS SULLE PICCOLE IMPRESE – Per raggiungere quest’ultimo obiettivo, occorre appunto creare per le piccole
e medie imprese, che sono la spina dorsale dell’economia di molti paesi europei, nuovi canali di finanziamento alternativi al mondo bancario. La crisi finanziaria dell’ultimo decennio, infatti, ha dimostrato tutti i limiti e le criticità del sistema creditizio tradizionale. Da qui la necessità di trovare delle alternative credibili, attingendo al vasto serbatoio di risparmi delle famiglie. La finalità per cui nascono gli Eltif, insomma, è più o meno la stessa che ha portato alla creazione in Italia dei Pir (Piani individuali di risparmio), strumenti finanziari che investono buona parte del loro portafoglio nelle aziende a dimensioni ridotte e che hanno debuttato sul mercato all’inizio del 2017. Pir, però, gli Eltif hanno
alle spalle una normativa un po’ più complessa che ne circoscrive il raggio
di azione, in modo da prevenire eventuali conflitti di interesse e da indirizzare realmente le loro risorse verso le piccole e medie imprese maggiormente strategiche per l’economia dell’Unione Europea.

STRATEGIE ALTERNATIVE –Nello specifico, gli European long-
term investment fund sono fondi d’investimento alternativi (Fia) che possono destinare il loro portafoglio a un ristretto novero di attività, principalmente a strumenti finanziari emessi da particolari categorie di piccole e medie imprese, attive specialmente nei settori delle infrastrutture, dell’energia e dei trasporti. Inoltre, la normativa che sta alla base degli Eltif fissa altri paletti ben precisi per quel che riguarda le caratteristiche delle aziende oggetto degli investimenti. In primis, non devono essere società finanziarie; in secondo luogo devono essere aziende non quotate su mercati regolamentati o sistemi multilaterali di scambi oppure, qualora siano quotate, devono avere una capitalizzazione inferiore a 500 milioni di euro.

INCENTIVI FISCALI CERCASI – A parte questi dettagli tecnici, però, la caratteristica più innovativa degli Eltif è un’altra: si tratta appunto della possibilità di investire in titoli d’imprese non quotate sui mercati, cioè in strumenti finanziari per loro stessa natura poco liquidi. Inoltre, gli stessi Eltif hanno la possibilità di effettuare forme d’investimento alternative: per esempio possono acquistare attività reali o erogare con
le loro risorse dei prestiti direttamente alle aziende. Restano tuttavia aperti alcuni interrogativi che meritano risposta. “Occorre pensare alla possibilità di adottare misure fiscali per agevolare il ricorso a questi veicoli d’investimento”, dice Stefanin, “anche in considerazione delle novità recentemente introdotte nel nostro ordinamento con i Pir che godono di un’imposizione agevolata”.

NECESSITÀ DI CHIARIMENTI – A questo proposito il professionista di PwC Tls (studio che fa parte del network internazionale di avvocati e commercialisti della multinazionale della consulenza Pwc, n.d.r) ricorda che queste agevolazioni possono essere concesse a qualsiasi organismo di investimento collettivo
del risparmio (Oicr) che abbia un portafoglio Pir compliant, cioè conforme alla normativa sui Piani individuali
di risparmio. Ecco allora che sorge spontaneo un interrogativo: anche gli Eltif potranno godere di questi benefici fiscali? Per Stefanin ci sono indubbiamente
della analogie tra le caratteristiche degli Oicr Pir compliant e quelle nuovi fondi europei nati per sostenere le piccole e medie imprese, in particolare per quel che riguarda il loro oggetto d’investimento. Tuttavia, in attesa di chiarimenti su questo punto, l’augurio è che Eltif e Pir non si facciano concorrenza tra loro, visto che sono nati per perseguire lo stesso scopo: aiutare le piccole aziende a finanziarsi e crescere, senza essere troppo dipendenti dal canale bancario.


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