Assoreti, la liquidità c'è. Promotori meglio dei gestori

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Nonostante le difficoltà del mercato i promotori hanno dimostrato onestà intellettuale consigliando i clienti di disinvestire e spostare gli investimenti su monetari e liquidità. In questo modo non appena il mercato ripartirà i flussi torneranno positivi, proprio grazie a quella liquidità.

di Marcella Persola31 marzo 2009 | 13:40

Cala il numero di promotori che operano per le società aderenti ad Assoreti. Se nel 2004 il totale di pf operanti era di 34.030 soggetti su 42.940 attivi con una rappresentatività del 79,3%; nel 2008 il numero di promotori finanziari che opera per le società aderenti ad Assoreti è di 29.930 contro 39.674 pf attivi e con una rappresentatività pari al 75,4%. A conferma che le società continuano a tagliare e che la professione del promotore è sempre più difficile.

«Questo dato non sta a significare che sia calata la quota di mercato detenuta dai promotori o che sia calata l’efficienza della categoria» sottolinea Marco Tofanelli, segretario generale di Assoreti «anzi non si è assistita a nessuna contrazione». Infatti se si considerano le consistenze patrimoniali raccolte dalle imprese aderenti ad Assoreti e le attività finanziarie delle famiglie si evince che nel dicembre 2007 lo stock delle reti è stato di 237,181 miliardi con una quota di mercato del 6,4% che è calata lievemente al 6,3% nel settembre 2008 quando gli stock prodotti dalle reti sono stati pari a 215,171 miliardi. 

Un altro elemento da sottolineare riguarda l’evoluzione della raccolta netta. Già dal 2007 parte della raccolta di era spostata sull’amministrato. Infatti il totale di raccolta netta nel 2007 pari a 11,437 miliardi era suddiviso in 10,782 miliardi per l’amministrato e 655,3 milioni per il gestito. Nel 2008 il totale è stato di 6,289 miliardi con un flusso negativo nel gestito di -9,586 miliardi e 15,876 miliardi di amministrato che comprende naturalmente obbligazioni, titoli di stato, liquidità. «Questo dato dimostra l’onestà intellettuale dei promotori che hanno preservato il patrimonio dei clienti spostandone parte sull’amministrato» continua il segretario generale. «Un altro elemento importante è che gli investitori hanno liquidità da investire quindi quando ripartiranno i mercati si saranno nuovi flussi positivi, come già si intravedono». Nel senso che gli investitori avendo seguito le indicazione dei promotori hanno disinvestito su determinati prodotti spostandosi su prodotti monetari o liquidità e nel momento in cui sarà opportuno torneranno ad investire. 

A conferma che le reti sono oggi più investite su fondi monetari e azionari, rispetto al canale bancario è il raffronto che è stato fatto dall’associazione presieduta da Antonio Spallanzani con il sistema Europa, prendendo spunto dai dati EFAMA. «Se raffrontiamo questi dati emerge che il portafoglio delle reti è molto più simile a quello europeo, rispetto al sistema Italia» precisa Tofanelli. Al 31 dicembre 2008 la percentuale del patrimonio degli OICR aperti per categori di investimento mostra che il portafoglio delle reti è suddiviso 19,7% liquidità, 18,9% flessibili, 24,6% azionari, 10,5% bilanciati e 26,2% obbligazionari. Il sistema Italia invece è suddiviso in: 21,3% liquidità, 18,3 flessibili, 17% azionari, 4,4% bilanciati e 39% su obbligazionari, mentre in Europa la liquidità è 25,3%; obbligazionari il 22,7%; gli azionari il 29,6%, i bilanciati il 16% e il 6,4% in altro.

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