Banche – Draghi, sacrifici e lungimiranza

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Prendiamo esempio “dai banchieri che finanziarono la ricostruzione e la crescita degli anni Cinquanta e Sessanta”. Si concludono con questo appello le considerazioni del governatore della Banca d’Italia che ha ribadito un messaggio già lanciato a marzo di quest’anno: “bisogna essere bravi banchieri quando le cose vanno male”. E questo si traduce in sacrifici (limitare la distribuzione degli utili) e lungimiranza (adeguata valutazione del merito di credito).

di Redazione29 maggio 2009 | 10:15

Nel corso delle considerazioni conclusive il governatore della Banca d’Italia ha ribadito il messaggio lanciato già a marzo di quest’anno: “bisogna essere bravi banchieri quando le cose vanno male”, invitando tutti a prendere esempio dai “banchieri che finanziarono la ricostruzione e la crescita degli anni Cinquanta e Sessanta”.

Mario Draghi ha promosso il sistema bancario italiano, che nonostante il calo della redditività ha mantenuto il patrimonio al di sopra degli standard minimi, ma invita a non abbassare la guardia: “lo sforzo deve continuare”. E questo sforzo può passare anche dallo Stato (e dai Tremonti Bond). Ma passa anche dal sacrificio degli azionisti, “nella fase attuale occorre anche limitare la distribuzione degli utili”. Ma andiamo con ordine.

“L’impatto della crisi sulle banche è stato da noi meno traumatico che in altri paesi, innanzitutto grazie a una esposizione contenuta verso i prodotti della finanza strutturata e a una minore dipendenza dalla raccolta all’ingrosso” ha sottolineato il governatore della Banca d’Italia. “Un modello di intermediazione fondamentalmente sano, insieme con un quadro regolamentare e una vigilanza particolarmente prudenti, hanno tenuto le banche italiane al riparo dagli effetti più devastanti delle turbolenze dei mercati. Non sono stati addossati ai contribuenti i costi di perdite e fallimenti osservati in altri paesi”.

Guai, però, a pensare che il sistema bancario italiano sia immune dalle conseguenze della crisi. “Nel 2008 i profitti delle banche italiane si sono fortemente contratti. Il rendimento del capitale e delle riserve dei maggiori gruppi è sceso di cinque punti” e, in particolare, sono in aumento rapidamente le “sofferenze e gli impieghi classificati come ‘incagliati’, cioé con temporanee difficoltà di rimborso” ha chiarito Draghi “L’esperienza precedente mostra che la recessione continuerà a pesare sulla qualità del credito anche per due o tre anni dopo l’inversione ciclica”.

Ma, nonostante il peggioramento della redditività, secondo il governatore della Banca d’Italia, “le banche hanno mantenuto il patrimonio al di sopra degli standard minimi. Alla fine dello scorso anno il coefficiente di patrimonializzazione dei maggiori gruppi, dato dal rapporto tra il patrimonio e le attività ponderate per il rischio, si collocava in media al 10,4 per cento. I coefficienti più elevati osservati all’estero riflettono sovente massicce iniezioni di capitale pubblico” ha affermato nelle sue considerazioni finali Draghi. “La Banca d’Italia valuta l’adeguatezza patrimoniale con criteri stringenti. Il peso degli strumenti di minore qualità sul patrimonio di base dei primi 5 gruppi bancari italiani è del 14 per cento, contro il 22 dei primi 15 gruppi bancari dell’area dell’euro”.

Ma questo non deve essere motivo per continuare a giustificare la distribuzione degli utili sempre e comunque, atteggiamento considerato da Draghi non opportuno: “Abbiamo appena completato un esercizio aggregato per valutare l’impatto sui bilanci bancari di un deterioramento della qualità del credito alle famiglie e alle imprese italiane nel biennio 2009-2010, nell’ipotesi di condizioni macroeconomiche più avverse di quelle previste per il nostro paese dalle principali organizzazioni internazionali.
I risultati dell’esercizio indicano la capacità del nostro sistema bancario di resistere anche a scenari più sfavorevoli. Ma ho già avvertito in più occasioni che il rafforzamento del patrimonio è una priorità essenziale per il sistema bancario. Non si tratta solo di accrescere i presìdi a tutela della stabilità: è essenziale per competere alla pari con i principali intermediari; è condizione necessaria, anche se non sufficiente, per  mantenere i flussi di credito all’economia. Per questo, nella fase attuale occorre anche limitare la distribuzione degli utili. Molte banche lo hanno fatto. Il sacrificio richiesto oggi agli azionisti è compensato dalla maggiore solidità del loro investimento”.

E, sul fronte patrimonio Draghi spinge anche a non dimenticare l’opzione Stato: “Lo sforzo deve continuare. Sono ora disponibili gli strumenti pubblici per il rafforzamento patrimoniale previsti dalla legge. L’intervento dello Stato è temporaneo; l’azionariato privato dovrà sostituirle condizioni di mercato lo consentiranno”.

Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? A sentire le conclusioni del discorso di Draghi è mezzo pieno, ma tutto dipende dall’atteggiamento dei banchieri che devono tornare a fare i banchieri, soprattutto in questi momenti di difficoltà. “In conclusione Le banche italiane non hanno eredità pesanti nei loro bilanci” spiega il governatore “Utilizzino questo vantaggio nei confronti dei concorrenti per affrontare un presente e un futuro non facili. Valutino il merito di credito dei loro clienti con lungimiranza. Prendano esempio dai banchieri che finanziarono la ricostruzione e la crescita degli anni Cinquanta e Sessanta”.

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