Ragaini (B.Generali): “Formazione a tutto tondo per i giovani cf”

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A Bluerating.com il vicedirettore generale dell’istituto illustra le strategie per gestire il passaggio generazionale in azienda e le caratteristiche che deve avere un giovane per approcciarsi alla professione.

Chiara Merico di Chiara Merico10 marzo 2017 | 10:34

Puntare sulla formazione anche per favorire un ricambio generazionale. Questa è una delle priorità per le reti dei consulenti finanziari: va in questa direzione l’accordo siglato tra Assoreti e l’Università Cattolica di Milano. Bluerating.com ne ha parlato con Andrea Ragaini (nella foto), vicedirettore generale di Banca Generali.

Quanto conta la formazione dei giovani per Banca Generali?

La formazione è uno strumento fondamentale per Banca Generali e rappresenta un elemento distintivo nel nostro percorso. La determinazione della banca nel far crescere i propri professionisti e valorizzarne le competenze è alla base delle principali scelte strategiche. Abbiamo sul tema un focus ad hoc, nella figura di una manager d’esperienza come Patrizia Gravaghi, che col suo team tiene sott’occhio la costante evoluzione dei processi della banca e delle risorse di rete. L’impegno spazia dagli argomenti “istituzionali”, come lo sviluppo dei mercati, dei prodotti, e l’ambito normativo, fino alla tecnologia con le nuove soluzioni che continuiamo a sviluppare. Al fianco di queste finestre informative se ne aggiungono costantemente di nuove che toccano tematiche all’avanguardia sia nel confronto del giovane con la professione, sia nelle soluzioni di advisory. In questo frangente abbiamo infatti da poco lanciato il contratto relativo al nuovo modello di consulenza evoluta che offre ai cliente una sfera di servizi: dal real estate, al passaggio generazionale, dal corporate finance, all’art advisory, tutti supportati da un preciso modello formativo. I giovani posso poi contare su un approccio che va oltre l’apprendimento didattico dalle ore in aula, ma che si costruisce insieme ai professionisti e ai colleghi di maggiore esperienza direttamente sul campo.

Il problema del ricambio generazionale è particolarmente pressante per le reti, dato che l’età media dei cf è elevata. Qual è la vostra strategia al riguardo?

La pianificazione finanziaria è una professione che richiede grandi competenze, responsabilità ed esperienza. Come altre professioni che richiedono elevate expertise non si può pensare di improvvisarne o accelerarne l’apprendimento senza un adeguato percorso formativo ed interazione sul campo. Negli Stati Uniti, dove il modello dei financial adviser è il più diffuso nella cura del risparmio – gestisce infatti il 60% delle ricchezze private degli americani – l’età media supera i 50 anni. Nella nostra realtà siamo sotto la media di settore, con un livello medio tra i 47 e i 48 anni. Per avvicinare maggiormente i giovani alla professione stiamo predisponendo affiancamenti e team di collaboratori a disposizione delle figure di maggiore standing, così da creare un connubio costruttivo e proficuo da ambo i fronti e soprattutto nel servizio al cliente.

Quali caratteristiche deve avere un giovane per approcciarsi nel modo migliore alla carriera di cf?

Professionale, preparato, serio e con qualità relazionali. Si tratta di una professione che se affrontata con le giuste motivazioni e determinazione sa essere estremamente gratificante dal punto di vista economico e sociale. Se ne stanno rendendo conto anche molti giovani bancari, che seguono con attenzione la costante crescita del settore e l’innovazione che lo sta attraversando nelle soluzioni e servizi. Serve flessibilità e voglia di mettersi in gioco riconoscendo le opportunità, ma anche le sfide che stanno coinvolgendo una professione in cui il confronto con l’innovazione è continuo e la voglia di imparare la miglior guida per assicurarsi un futuro di successo.

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