“L’Italia troppo piccola per noi”

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Giuliani: dopo l’entrata nell’indice Ftse Mib nel 2010 Azimut punta all’Asia, Est Europa e Sud America

Andrea Giacobino di Andrea Giacobino31 marzo 2010 | 08:30

“Certo che ci fa piacere ed è anche un bel riconoscimento essere entrati nella rosa dei 40 titoli più rappresentativi della Borsa Italiana. Ma la nostra partita la giochiamo ormai sui mercati mondiali”. Pietro Giuliani, presidente e amministratore delegato di Azimut Holding, non nasconde la soddisfazione per l’ingresso del titolo nell’indice Ftse Mib avvenuto lo scorso 22 marzo. Ma è anche tutto proiettato sul futuro e a SOLDI anticipa alcuni programmi di uno dei gruppi leader nel risparmio gestito.
Cosa significa l’Ftse Mib?
Che Azimut sarà trascinata, nel bene e nel male, dal principale indice borsistico italiano. Una cosa importante certo, ma ero stato molto più contento lo scorso anno quando a settembre entrammo nel Dow Jones Stox 600 perché la nostra partita, iniziata in Italia, oggi si gioca sui mercati europei e quindi mondiali.
Cioé?
Cioé vogliamo diventare una vera multinazionale del risparmio gestito con una parte importante del cervello che resta in Italia. Ma i mercati dove dovremo essere, in un futuro che è già qui, sono la Cina, i paesi dell’Est Europa e l’America del Sud, dopo avere già aperto in Lussemburgo e in Irlanda. Il prossimo boom economico, infatti, avverrà in quei paesi, quegli stessi dove ci saranno i risparmiatori di domani ai quali essere vicini. Non a caso in Lussemburgo già oggi 20 nostri gestori sono pronti a partire.
Quali sono gli obiettivi del 2010?
Abbiamo fatto un piano quinquennale che si basa su alcuni numeri con la mission di raddoppiare le masse gestite in questo periodo. Ciò significa rastrellare 1,5 miliardi di euro di raccolta netta e per questo avremo bisogno di reclutare dai 120 ai 150 nuovi promotori. La redditività? Credo che 100 milioni di utile netto nel 2010, in mercati normali, sia un target raggiungibile.
E il dividendo?
Niente cash, ma azioni per ora. Anche perchè pure in questo caso i numeri hanno un significato: in 5 anni dall’inizio della quotazione siamo passati da 4 a 9 euro mentre i nostri competitor hanno fatto peggio, in un contesto peraltro di mercato in calo. Il nostro obiettivo è far crescere il valore nel medio-lungo periodo. E non solo per gli azionisti, perché anche gli obbligazionisti – tutti nostri clienti – hanno sottoscritto un primo bond che in cinque anni ha reso loro il 16% e oggi possono comprare un bond che rende il 4,25% con durata 7 anni e che comprende anche un’opzione per acquistare un titolo Azimut a 12 euro.
Venerdì scorso, unico del vecchio “board”, è stato riconfermato vicepresidente di Assogestioni. Cosa si attende dal neopresidente Domenico Siniscalco?
Una cosa anzitutto: che spinga le banche a rivedere il loro modello distributivo. Uno sportellista non può vendere di tutto, dal conto corrente ai moduli per la bolletta, dal Bot fino al fondo comune. Le banche creino al loro interno, nel tempo, unità specializzate sugli investimenti esattamente come oggi nei grandi magazzini funzionano i “corner” dedicati. Questo creerà valore per l’industria (le banche potranno successivamente spinoffare queste unità) e per il cliente. Poi dal nuovo presidente mi aspetto che, in sintonia con le authority, si muova in due direzioni: semplificando anzitutto le procedure dei gestori e poi rappresentando in Europa la storia e la capacità del risparmio gestito in Italia. Altrimenti le decisioni sulle regole le prenderanno altri.

L’articolo completo lo puoi trovare su Soldi,
in edicola in questi giorni

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