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GIOVEDI - 02 settembre 2010
     
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Banche e reti, matrimonio impossibile

di    redazione  (tutti i suoi articoli)

Ultimo aggiornamento : 08-02-2010 18:30
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Tra banche e reti non sempre c’è identità di vedute. E’ Fideuram ad essere un asset non strategico o sono le banche, in generale, a non capire fino in fondo la strategicità delle proprie reti di vendita?

E’ Fideuram ad essere un asset non strategico o sono le banche, in generale, a non capire fino in fondo la strategicità delle proprie reti di vendita? La domanda ricorre più volte nella discussione sorta tra i lettori di Bluerating in merito alla vicenda della probabile quotazione sul listino di Milano di Banca Fideuram nei prossimi mesi, operazione che alcuni vorrebbero coinvolgesse maggiormente gli uomini della rete.

“Fideuram non è un asset strategico per la banca in quanto ha preso la strada della consulenza finanziaria. 

 

Quindi l’occasione è propizia per accelerare al massimo la transizione e offrire al mercato un nuovo approccio per l’impiego del risparmio liberi da pressioni commerciali e strategiche” sostiene un nostro lettore, cui subito dà manforte un collega: “La soluzione migliore è l'autonomia, il modello Azimut ad esempio, quindi il 25% in mano a promotori, gestori, dipendenti e management (riuniti in un patto di sindacato), il 45% flottante sul mercato e la quota restante in mano ad istituzionali, con partecipazioni massime del 2%-3%”. Altrimenti il rischio è che banche e assicurazioni “ogni due anni cambiano strategie, piani industriali, investimenti e magari anche proprietà”, compromettendo il lavoro dei PF coinvolti.

 

PF che a volte rimproverano al management delle capogruppo di non saperli comprendere e valorizzare: “L’attuale management di Intesa è quello che liquidò il progetto Banca Primavera nell’anno 2003, guarda caso un progetto serio di fare banca, dove il cliente decideva cosa sottoscrivere, e non i manager della banca!” Tanto che la conclusione, amara, è che “i promotori finanziari alle banche non interessano più da anni”.

 

Anche per questo, forse, “un PF di una rete quotata sul mercato da un paio di anni circa” conclude: “ Vantaggi? (dalla quotazione, ndr) A mio avviso nessuno. Sono aumentati sensibilmente i prodotti ad alto costo per dimostrare agli azionisti (e al mercato) ritorni di un certo tipo. Vantaggi per i PF? Rispetto a ciò che paga il cliente... veramente pochi. Vantaggi per i clienti? Non ne vedo rispetto a prima”. Insomma: se tra una banca o un’assicurazione e la sua rete il dialogo a volte è difficile, la quotazione può essere la strada giusta per risolvere il problema alla radice o è meglio, come suggerisce qualcuno, “se non va bene basta cambiare, il mercato è pieno di tante realtà!”?

Diteci come la pensate al riguardo, partecipando alla nostra discussione cliccando qui.

 




Le informazioni contenute in bluerating.com si basano su fonti ritenute attendibili, non ne possiamo tuttavia garantire l'assoluta esattezza o veridicità. Le opinioni espresse nei contributi giornalistici possono essere modificate senza preavviso e sono redatte a solo scopo informativo e non costituiscono sollecitazione al pubblico risparmio. Chiunque ne faccia un uso diverso da quello per cui sono state pensate se ne assume la piena responsabilità.


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Fideuram - promotori



Commenti utenti  
 
Visualizza 4 di 4 commenti    (visualizza tutti i commenti)

la consulenza è il nostro valore Scritto da: Anonimo (10-02-2010 10:57)

Il Pf deve affrontare il cambio culturale in atto.non è più accettabile essere pagati attraverso i prodotti , se li collochiamo , non avendo nessuna possibilità di chiedere un compenso al cliente per la consulenza , la pianificazione e il monitoraggio, che invece apprezza e considera fondamentale

Il dazio Scritto da: Anonimo (09-02-2010 23:26)

Ti sfugge che Generali avrebbe perso Intesa Vita che esautorava Alleanza dalla vendita agli sportelli del prodotto vita...do ut des... ti cedo un pezzo del mio ramo vita e ti prendi quello che non mi serve...sbaglio o Banca Generali di quel progetto non ha tenuto nulla?

A Generali però è piaciuta Scritto da: Anonimo (09-02-2010 14:31)

Se faceva così pena come progetto, com'è che Banca Primavera venne acquisita da Banca Generali già nel 2003? O a Trieste si hanno soldi da buttar dalle finestre?

Banca Primavera o la prima vera banca Scritto da: Anonimo (08-02-2010 23:55)

Grande progetto...peccato che perdesse decine di milioni di euro l'anno...avreste voluto essere azionisti?


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