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Da promotore a consulente. E se fosse un'ingenuità?

di The Private Banker

Ultimo aggiornamento : 25-06-2009 14:30
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Appartengo a quella classe di ingenui fuoriusciti dal ventre di mamma Banca alla conquista di un mondo migliore. Uscii dalla porta principale senza accorgermi che ero rientrato dalla finestra...

Il promotore in pensione I.P., autore dell'articolo Storia di un promotore che credeva alle favole, è solo uno dei tanti casi di professionisti che inseguono un'ambizione. Anche NER, il lettore di cui oggi pubblichiamo la storia, racconta a Bluerating.com un'esperienza di sogni, delusioni e nuove sfide.

DA PROMOTORE A CONSULENTE. SPERANDO DI NON COMMETTERE UN'INGENUITA'
Come I.P., appartengo a quella classe di ingenui fuoriusciti dal ventre di mamma Banca alla conquista di un mondo migliore. Uscii dalla porta principale senza accorgermi che ero rientrato dalla finestra e senza più tutti quei plus dello status che avevo deciso abbandonare. Ma, ecco, seppure schematicamente, la mia storia.

Ho 55 anni e la mia avventura professionale inizia in banca nel 1975. Molto portato al rapporto consulenziale col cliente, nel 1986 lascio la banca e il posto fisso ben retribuito. Con il decollo dei fondi comuni d’investimento avvenuto nei primi anni 80 credevo, molto ingenuamente, che il mercato del risparmio fosse già maturo per recepire la figura del consulente finanziario.

Il sistema bancario, che più appropriatamente chiamerò "potere bancario", agli inizi snobbò il debutto di tali strumenti convinto com’era, nella sua presunzione, che avrebbero avuto uno scarso successo. Ma dovette ricredersi molto in fretta se già alla fine degli anni 90 tutte le Società di Gestione del Risparmio erano di matrice bancaria.

Nel 1991, infatti, avendo capito il business che si sarebbe realizzato negli anni a venire, portando uno sconvolgimento nel settore bancario al pari di nessun altro settore lavorativo, il "potere bancario" colse la palla al volo e con l’entrata in vigore della prima legge che regolamentava il mercato finanziario italiano impose il declassamento della, allora acerba, figura del consulente finanziario a promotore finanziario, per di più obbligandolo al monomandato, ossia legato ad un unico committente.

In un mercato finanziario che si andava lentamente avviando dall’amministrazione statica e poco remunerativa dei risparmi, alla loro gestione dinamica e molto remunerativa, il "potere bancario" brindò al risultato ottenuto: l’accalappiamento di professionalità esterne pagate a provvigioni, e quindi non gravanti sui costi fissi del accalappiamento, ma obbligate ugualmente a vendere esclusivamente la sua merce.

Ci si ritrovò così a venditori di prodotti finanziari per conto del
"potere bancario" e guai a parlare di consulenza finanziaria col cliente, pena la radiazione dall’albo dei promotori finanziari. Insomma, furono buttate le basi per un gigantesco conflitto d’interesse che ha prodotto in tutti questi anni i più grandi scandali finanziari in danno proprio della parte più debole e indifesa del mercato.

In verità, la consulenza, nel 1993, a seguito di ricorsi a livello europeo, dovette essere riammessa, ma per neutralizzarla il "potere bancario" pensò bene di farla classificare come attività accessoria non regolamentata. In pratica, tale attività la poteva esercitare chiunque, dal panettiere all’idraulico, l’importante era emarginarla svuotandola di prestigio e contenuto professionale.

Per stringere, si è dovuto aspettare la MIFID per vedere finalmente istituzionalizzata la figura del consulente finanziario indipendente. Dal momento che tale figura è vista da sempre dal "potere bancario" come fumo negli occhi, sono occorsi altri due anni per recepirla, dopo vari tentativi di sabotaggio e rinvii.

Vero è che anche la data del 30 giugno 2009, scadenza entro la quale doveva essere istituito l’Albo dei Consulenti Finanziari Indipendenti, per oscuri motivi e pastoie burocratiche vedrà l’ennesimo rinvio affinchè finalmente questa attività sia giuridicamente e professionalmente esercitabile.

In tutti questi anni, dal 1986 ad oggi, ho lavorato per diversi gruppi appartenenti al "potere bancario", ma la musica era sostanzialmente la stessa: vendere ciò che ad esso interessava vendere e che spesso, anzi quasi mai, coincideva con l’interesse del risparmiatore. Non rispettare gli ordini di scuderia, dissimulati sotto l’algida e intimidatoria divinità del “budget”, portava a fini e persuasivi condizionamenti che rendevano l’attività molto difficile e precaria.

Cercare di non bidonare il cliente, tutelandolo per quanto più possibile, costringeva a modesti guadagni spesso pari o inferiori allo stipendio del collega bancario. E per guadagnare anche solo quel minimo che l’esercizio della professione esigeva si era spesso obbligati a cercare un compromesso con gli scrupoli morali e professionali.

Confido, ma spero di non commettere la seconda grande ingenuità della mia vita professionale, che attraverso la consulenza finanziaria indipendente, non dovendo vendere nulla, alla stregua di un qualsiasi altro libero professionista, sia possibile assistere il risparmiatore proteggendolo dal "potere bancario", costringendo quest’ultimo ad un rapporto realmente trasparente e rispettoso. Una consulenza pura e disinteressata, scevra da conflitti d’interesse, pagata direttamente dal cliente su presentazione di regolare parcella.

NER




Le informazioni contenute in bluerating.com si basano su fonti ritenute attendibili, non ne possiamo tuttavia garantire l'assoluta esattezza o veridicità. Le opinioni espresse nei contributi giornalistici possono essere modificate senza preavviso e sono redatte a solo scopo informativo e non costituiscono sollecitazione al pubblico risparmio. Chiunque ne faccia un uso diverso da quello per cui sono state pensate se ne assume la piena responsabilità.


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promotori



Commenti utenti  
 
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Da promotore a consulente. E se fosse un Scritto da: Anonimo (27-06-2009 00:09)

Caro NER, provengo dal settore BancaInsurance, affiancato nel collocamento da pf decisamente qualificati, per anni, ne ho 52, ambienti retrivi, bancari ed assicurativi,anche operando "on field", affiancando da anni i Clienti presso le loro banche e/o società di assicurazione. Cinque anni fà, stanco di essere fra l'incudine ed il martello, ho scelto la consulenza indipendente, scelta molto difficile :la professionalità e la teorica accademica si perdono contro i tentacoli del potere bancario, si rischia di perdere i Clienti. Comunque dopo la MIFID, le banche cominciano finalmente ad avere un certo rispetto per i fee-only, rispetto che si guadagna con la preparazione sul campo. Oltre i mercati, da anni seguo incessantemente seminari e convegni organizzati ,Istituzioni e dagli stessi intermediari.Dedicarsi "veramente" al Cliente significa farlo con la massima trasparenza dandogli atto che ci stiamo realmente occupando esclusivamente suoi interessi. MATRIX

esperienza...per Anonimo Scritto da: Anonimo (26-06-2009 16:14)

Caro Anonimo, l’esperienza si acquisisce sul campo. Questo vale in tutte le professioni o lavori manuali. Ciò che non riesco proprio a mandare giù è la finestra, di stampo chiaramente lobbistico, in un paese di truffaldini, che è stata lasciata aperta ai venditori. Da un giorno all’altro possono dire” caro cliente, finora ti ho sempre venduto, o quasi, fregature, adesso ti consiglio…”. Perché non devono sostenere l’esame, che ripeto è teorico e non pratico? Ciò a cui alludi tu è la pratica, ciò che neanche questo ennesimo esame truffa può insegnarti. Io voglio semplicemente dire ciò: 
- Se l’esame è teorico 
- Se l’università è teorica 
- Se l’esame di P.F. è teorico 
- PERCHE’ DEVO DARE L’ENNESIMO ESAME TEORICO?? 
Sotto a chi tocca direbbe Totò..cioè a coloro che non hanno una Laurea TEORICA, per la quale si spendono molti soldi. Invece si privilegia chi li ha presi ..per imparare. Ho fatto diverse volte i colloqui per essere assunto come P.F., insieme a rappresentanti di prosciutti, venditori di macchine etc…Mi sono sempre rifiutato di vendere xché intravedevo la fregatura x il cliente. Adesso quelli possono essere dentro e io, che ho passati una vita a studiare teoria…devo dare l’ennesimo esame terorico.

albo = ingenuità Scritto da: Anonimo (26-06-2009 12:20)

Parli del "burosaurico" albo dei consulenti fin indipendenti ? Sì, purtroppo sei ingenuo

Caro Anonimo. Scritto da: Anonimo (26-06-2009 11:46)

Ti do il mio contributo. Anche io sono laureato in economia ma a differenza di te faccio il promotore per cui potrei accedere all'albo d'ufficio. Le nozioni più importanti per svolgere la consulenza finanziaria non sono tanto quelle relative agli investimenti e ai mercati quanto la conoscenza del funzionamento della realtà bancaria nel senso della semplice operatività. Se non sai come porti con le filiali perchè non ci hai mai lavorato o perchè non ne conosci i meccanismi, diventa molto difficile consigliare al cliente come operare. Cosa può o non può chiedere alla sua banca, come farlo ecc. ecc.Queste cose non le insegna nessuna scuola e solo con l'esperienza diretta si acquisiscono. Hanno un valore enorme e se non le si conoscono, la vedo dura affiancare i clienti.

Coraggio NER! Scritto da: Anonimo (26-06-2009 11:19)

Scrivo perché anche io ho vissuto un percorso per molti aspetti simile al tuo ed ho patito le stesse tribolazioni. Poi, ad un certo punto, ho deciso di fare “il grande passo” che tanto mi affascinava (da anni) ma che altrettanto mi spaventava. Ogni lavoro ha aspetti positivi ma anche (e soprattutto) negativi. Banale? Non così tanto se chi pensa di fare il cambiamento sente il bisogno (con tutto rispetto) di “mamma banca” per fare il proprio lavoro. All’inizio non è dura: è durissima. Devi impare una montagna di cose anzi in realtà un lavoro nuovo. Ma dopo pochissimo toccherai con mano (non sogni quindi ma solida realtà) che la cultura di rapporto con i tuoi clienti cambierà radicalmente ed in meglio. E con essa la tua serenità professionale e personale. 
Se ti senti libero professionista (libero!) non esitare! Quello che dici di cercare semplicemente esiste anche se il “sistema bancario” cerca di raccontartela diversamente. 
Come si dice a chi va per mare: “buon vento”! 
Pinnabianca.


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