Giocare in Borsa

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Ancora oggi, troppo spesso, l’espressione “giocare in Borsa” è nel linguaggio comune. Per molti la borsa è un casinò e neppure si sognano che invece si tratti di un luogo di scambio di titoli che rappresentano il motore delle moderne economie.

di Private Banker7 ottobre 2010 | 08:30

Negli ultimi anni lo sviluppo di sistemi informatici e l’accesso in tempo reale ai mercati finanziari hanno creato un profondo mutamento dei comportamenti e delle opportunità per i risparmiatori. In primo luogo il mercato è diventato sempre più globale, sempre aperto e sempre più accessibile; inoltre i costi si sono fortemente ridotti fino a pochi euro per ogni transazione. Questo approccio più democratico e accessibile ha creato vere mode, e dall’inizio degli anni 2000 anche profonde delusioni. Alcune aziende hanno creato un business fondato sulla finanza online come Banca della Rete, joint-venture fra Banca di Roma e Telecom, nata per offrire servizi finanziari online supportati da promotori finanziari.

Per varie ragioni il progetto non ha avuto il successo atteso e la banca è stata venduta cambiando denominazione in [s]Banca Sara[/s], azienda da mesi sul mercato per le perdite subite negli scorsi esercizi, che oggi punta la sua crescita soprattutto sull’operatività dei promotori finanziari. Forse l’unico caso di successo è rappresentato da Banca Fineco, parte del gruppo UniCredit, che attraverso la fusione di più reti di promotori (Fineco allora rete di [s]Banca Bipop[/s], UniCredit e [s]ING[/s]) ha raggiunto dimensioni di tutto rilievo e oggi è una delle realtà più brillanti nel panorama italiano, unica ad avere saputo integrare con successo un sistema di consulenza che unisce i vantaggi della tecnologia con l’offerta online di migliaia di prodotti e titoli, con l’assistenza di una grande rete di promotori finanziari. Il modello banca virtuale è fortemente promossa anche da Banca [s]Mediolanum[/s], ma chi conosce quella realtà ha ben presente che il ruolo principale lo giocano i promotori finanziari e che la banca serve per fornire servizi ausiliari e non di investimento. Una banca che ha avuto successo puntando esclusivamente sull’online è il gruppo olandese ING, che ha avuto la capacità e la buona sorte di lanciare i propri servizi di conto corrente a tasso garantito in periodi di forti ribassi dei mercati azionari, offrendo così un porto sicuro per operazioni di parcheggio di liquidità che niente hanno a che fare con gli investimenti.

ING ha poi lanciato altri servizi, sempre conservativi o legati ai mutui con buon successo e altri operatori l’hanno seguita con risultati meno brillanti e con costi tali da far dubitare della validità del progetto. Fra questi si distingue il gruppo [s]Mediobanca[/s] con [s]CheBanca![/s] Ma perchè è così difficile creare le condizioni per rendere autonomi i risparmiatori? La risposta di [p]Gianfranco Cassol[/p] in un recente articolo apparso su ADVISOR è che il risparmiatore non avrà mai la cultura finanziaria e la mentalità per investire con competenza. È una affermazione forte, come forte è la persona, considerato come uno dei padri della consulenza finanziaria in Italia e dagli anni ’70 al vertice di grandi aziende del settore tanto da essere definito un “guru”. Il principio che Cassol sostiene è che la finanza è troppo complessa per essere gestita dal risparmiatore, inoltre le tensioni generate da questa attività sono tali che il risparmiatore che vuole fare di testa sua vive male e sempre in tensione l’evoluzione dei mercati. Molto meglio che i risparmiatori si concentrino a fare ciò che sanno fare, e si affidino ad altri professionisti per la gestione del proprio denaro.

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