Promotori – Anche Finanza e Futuro è favorevole a un nuovo contratto

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Intervista a Armando Escalona: “ai consulenti serve un nuovo modello nazionale”

di Redazione30 maggio 2011 | 08:00

Promotori e consulenti: il settore del risparmio gestito sta per vedere una nuova rivoluzione professionale, che forse potrebbe richiedere una revisione della definizione della prima figura professionale in considerazione del varo di norme riferite alla seconda. Una parte dei promotori italiani pare da tempo insofferente all’essere accumunata, sotto il profilo giuridico e previdenziale, alla categoria degli agenti di commercio: è forse arrivato il tempo di cambiare? Bluerating l’ha chiesto ad Armando Escalona, amministratore delegato di Finanza & Futuro Banca, la rete di promotori del gruppo Deutsche Bank in Italia.

A fronte della prossima partenza dell’Albo dei consulenti finanziari e visto il crescente peso dell’attività di consulenza ex Mifid già oggi svolta dai promotori finanziari italiani, è prevedibile e auspicabile il superamento della forma giuridica del contratto d’agenzia come regolamentazione dei rapporti tra società e promotori?
Vorrei fare una premessa: sono convinto che oggi come in futuro vi sia e vi sarà spazio per tutte le figure professionali interessate a offrire servizi di consulenza. Ciò detto penso che il ruolo dei promotori finanziari, inizialmente anche consulenti poi maggiormente collocatori di prodotti e servizi finanziari fuori sede ed ora, dopo l’introduzione della Mifid, nuovamente attivi anche nell’ambito della consulenza in materia di investimenti (cosidetta “tied agent”, ndr), non si ritrovi più perfettamente nell’ambito del contratto collettivo nazionale degli agenti di commercio. Occorrerebbe dunque una riflessione comune, tra Assoreti, Anasf e Albo PF, per valutare l’introduzione di un nuovo contratto nazionale o lo sviluppo di una sezione nell’ambito dell’attuale quadro giuridico dedicata in modo particolare alla figura professionale di promotori e consulenti.

L’eventuale superamento dell’attuale contratto d’agenzia crede possa consentire un arricchimento della figura e delle mansioni svolte dai promotori finanziari o non rischia piuttosto di far insorgere contrasti con i consulenti finanziari “fee only”?

Le due attività consulenziali, “tied agent” e “fee only” sono chiaramente distinte e non possono convivere nell’ambito di uno stesso contratto, ma entrambe possono essere svolte da figure che abbiano la formazione professionale e l’esperienza maturata in Italia dai promotori finanziari, che ricordo oltre a far riferimento ad un albo e a rigorose procedure per l’accesso e la permanenza nel medesimo, debbono godere di requisiti di onorabilità e professionalità (e nel caso di Finanza & Futuro Banca anche di continuo aggiornamento professionale, come l’ottenimento della certificazione Ûfpa) che altre professioni ancora non richiedono. Naturalmente lo sviluppo di nuove attività (e dunque ulteriori competenze) richiedono, a mio parere, lo sviluppo di nuovi mandati, ma la mia vuole essere naturalmente solo l’invito ad effettuare una riflessione che mi auguro possa essere condivisa da tutti gli operatori.

Accanto all’attività di consulenza ex Mifid regolata dalla Consob, è prevedibile, nell’ipotesi in cui si giunga a una nuova definizione della figura del promotore, che possa affiancarsi una qualche forma di attività di “gestione del portafoglio” della clientela, anche solo limitata all’asset alloration o comunque nell’ambito di precisi vincoli a tutela del pubblico risparmio? E non sarebbe meglio, per garantire l’indipendenza del promotore, introdurre il plurimandato?

In realtà quello del plurimandato è un tema che ritengo superato dall’ampia diffusione del modello di architetture “aperte” registrata in questi ultimi anni in Italia. Del resto è la Mifid stessa, dunque una normativa europea rispetto alla quale è difficile ipotizzare possa divergere anche in futuro la normativa italiana, a richiedere che il promotore agisca da monomandatario. Anche perché a tutela del pubblico risparmio nel caso di un’attività non conforme alle norme messa in atto dal promotore vige il principio della responsabilità in solido della sua mandante: se fosse introdotto il plurimandato quest’ultima previsione sarebbe di difficile applicazione pratica, a possibile danno per la clientela. Per il resto già oggi in Finanza & Futuro il 72% delle masse gestite è investito in prodotti di terze parti e uno dei servizi che negli ultimi mesi ha segnato i migliori risultati in termini di raccolta netta è tra quelli a minore remunerazione per il promotore. Direi dunque che la tutela dell’interesse del cliente già ora è prevalente rispetto alla tutela dei meri interessi reddituali di breve periodo dei promotori, dunque perché cambiare?

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