Promotori – Buoni e cattivi

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Un articolo a firma di Francesco Ragone, affronta alcune riflessioni post voto.

di Redazione31 maggio 2011 | 08:00

A chi giova un’Anasf dimezzata ?
Nelle elezioni di primavera per il Congresso Anasf si sono confrontate 5 liste. Hanno vinto, con il 54% dei voti, le liste 2 e 3, apparentate tra loro, facenti capo essenzialmente al gruppo Fideuram, con il contributo sostanziale di Azimut e di una minoranza di Allianzbank. Queste liste hanno pensato bene di estromettere dal governo dell’Anasf (Esecutivo Nazionale) le altre 3 liste, che, numero di delegati alla mano, hanno raccolto consensi per il 46% tra gli iscritti di Banca Mediolanum, Banca Generali, Allianzbank, MPS, Fineco e altre importanti realtà.
La maggioranza, con in testa il presidente Bufi, ha scelto quindi di varare un Esecutivo che ha avuto il consenso di appena 14 consiglieri su 25, con il voto contrario degli altri 11.
La prova di forza è stata spiegata con la necessità di ricercare efficienza nell’azione di governo, scegliendo le competenze (non meglio precisate) al di là delle liste, e ringiovanendo il quadro dirigente. Il risultato è che i “competenti” li hanno trovati solo nelle liste 2 e 3, salvo la foglia di fico rappresentata dall’ingresso nell’Esecutivo di 2 pf  di Mediolanum, inseriti senza il consenso della lista di riferimento. Se poi si guarda alle aziende di provenienza, il gruppo Fideuram esprime il presidente, il vicepresidente vicario e il tesoriere, senza contare il suo rafforzamento dentro APF, con la nomina del vicepresidente, sempre di Fideuram.
Quindi, queste elezioni sono servite alla maggioranza, che in Consiglio non è variata rispetto a 4 anni fa, a occupare tutti gli spazi di governo dell’associazione, come già fatto in EFPA a dicembre 2009, delegittimando le liste concorrenti e impedendo loro di dare il proprio contributo alla gestione.

E’ evidente quindi che questo governo, seppur legittimato formalmente da un voto di maggioranza in Consiglio, è politicamente zoppo, rappresenta solo una parte degli iscritti e rifiuta pregiudizialmente la partecipazione delle altre componenti alle scelte dell’associazione. Si dice: ma le altre componenti sono libere di esprimere le loro idee in Consiglio e possono anche farle passare. La risposta è semplice: la maggioranza ha talmente elevato il livello della contrapposizione, che pare difficilissimo (ci piacerebbe essere smentiti dai fatti) che qualcuno dalle loro fila si prenda la libertà di votare magari in disaccordo con il vertice (abbiamo avuto modo di verificarlo già nella scorsa legislatura).
Quindi, governo di parte, maggioranza blindata e democrazia bloccata.

A chi giova dividere di fatto l’associazione tra “buoni” e “cattivi”, tra “vincitori” e “vinti”?
a)    alla categoria? No, perché, con tutte le problematiche relative al consolidamento della professione in un contesto mutevole della normativa e dei mercati, un’associazione che discrimina al proprio interno chi non è della maggioranza, come può avere credibilità all’esterno? Se non si è capaci di fare sintesi all’interno, come è possibile confrontarsi costruttivamente con gli altri attori del mercato e delle istituzioni?
b)    alle istituzioni e al mercato? No, perché quando il presidente Anasf parla, gli interlocutori sapranno che parla il rappresentante legale, ma con un consenso politico limitato alla sua maggioranza.
c)    agli iscritti? No, come sarà possibile convincere i circa 3.500 votanti (su 7.500) delle liste 1, 4 e 5 che loro hanno meno diritti degli altri, che a loro spetta di pagare la quota e agli altri spetta di decidere? Un po’ strano per un’associazione volontaria e democratica! Votando, avevano in mente un’associazione che include tutti nelle decisioni, esalta la partecipazione e valorizza le diversità; basta dirgli che hanno la colpa di essere solo il 46% ? E siamo sicuri che coloro che hanno votato per le liste 2 e 3 erano per il governo a maggioranza, visto che non era scritto nei programmi?
d)    alle liste “vincitrici”? Forse. Ma possibile che tutta questa storia dell’efficienza sia servita solo per estromettere gli altri dalla gestione e avere più incarichi da distribuire? Vorremmo non crederlo, ma sembra proprio che questa sia l’unica risposta con qualche plausibilità.
Noi di “Professione & Partecipazione” (lista 4) siamo convinti che la scelta presidenzialista/autoritaria fatta dalla maggioranza sia deleteria per gli iscritti e per l’intera categoria; perciò cercheremo, insieme ai colleghi delle altre componenti, di far riflettere gli altri sulle conseguenze di tale scelta, ma, se non se ne cava un ragno dal buco, dovremo fare le nostre riflessioni sugli strumenti più idonei per evitare che la deriva autoritaria in cui è caduta l’Anasf non si traduca in un maggior danno  per gli associati e per la  categoria.
Franco Ragone e Alberto Forti 
Consiglieri Nazionali Anasf per la componente “Professione & Partecipazione”

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