Professione a prova di standard

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Efpa Italia nasce nel 2002 per fare ordine nella miriade di corsi sulla finanza

di Redazione28 luglio 2011 | 08:40

La formazione permanente è un concetto che sta prendendo piede rapidamente negli ultimi anni, sulla scia dell’esigenza di poter contare su professionisti preparati e competenti. Un’ambizione più che lecita in qualunque contesto professionale, ma che assume una dimensione particolarmente critica in tema di consulenza finanziaria: perché quando si tratta di gestire i risparmi altrui, la professionalità è (o almeno dovrebbe essere) d’obbligo. Ecco dunque una vastissima proliferazione di corsi e convegni dedicati alla formazione finanziaria: un mare di proposte in cui spesso risulta difficile orientarsi. Proprio per armonizzare questo disordine, Efpa Italia, fondazione nata nel gennaio 2002 per iniziativa dell’ANASF (Associazione Nazionale Promotori Finanziari), propone tre esami con relativi corsi formativi certificati, fissando così degli standard di base a livello europeo nel settore del financial advising. Il tutto nell’ottica di incrementare la professionalità nei servizi finanziari nel Vecchio Continente, riunendo operatori del settore che condividono gli stessi valori, sotto gli auspici di un’unica organizzazione. Sergio Boido, presidente di Efpa Italia ed ex vice presidente Anasf, ha spiegato a Bluerating offerta e obiettivi della fondazione, affiliata all’associazione indipendente European Financial Planning Association, che ha sede a Rotterdam e comprende 14 Paesi europei.
Qual è lo scopo delle certificazioni?
I nostri esami si rivolgono ai professionisti che già operano nel settore, a chi intende svolgere attività di consulenza e assistenza alle scelte di gestione del risparmio, ma anche ai neo-laureati che intendano specializzarsi in discipline economico-finanziarie, al fine di garantire un alto livello in termini di professionalità, preparazione tecnica e deontologica del professionista. Lo sforzo grande a livello europeo non è tuttavia quello di creare la figura perfetta del financial planner o del financial advisor, anche perché poi la realtà varia da paese a paese, ma piuttosto quello di stabilire un minimo comune denominatore tra le diverse nazioni in modo da poter dare un riconoscimento a questa professione sul mercato europeo. Certo, una volta definito il minimo comune denominatore si pone il problema del riconoscimento reciproco e comunque si tratta di certificati formali, privatisti, senza valore legale. Come si struttura la vostra proposta formativa?
La fondazione propone tre diversi livelli di certificazione: l’Efp (European financial planner) è quella di livello più avanzato, mentre l’Efa (European financial advisor) è l’esame di primo livello. Altrimenti è possibile fermarsi al livello Defs (Diploma in european financial services), che è propedeutico alla certificazione Efa ed è un riconos c i – mento non europeo, ma solo nazionale. Istituito da EFPA Italia nel 2007, il Defs si rivolge prevalentemente ai professionisti del settore bancario e agli aspiranti promotori finanziari e non richiede alcuna attività annuale di formazione permanente. Per accedere agli esami esistono dei corsi certificati da Efpa Italia, con frequenza non obbligatoria ma consigliata. Questi corsi sono ognuno modulare rispetto all’altro e si svolgono in tutta Italia, anche se si concentrano soprattutto nel centro nord, più che altro per una questione di richiesta. Gli enti formatori sono università e, soprattutto, enti privati, quindi scuole di formazione, ma anche banche e sim, che propongono corsi riservati ai loro promotori.
Quando si tengono e come si articolano gli esami?
Le date in cui si svolgono gli esami vengono definite indicativamente a inizio anno: per la certificazione Efa per esempio, è prevista una prova scritta che si svolge in luglio e in dicembre, una volta a Milano e una a Roma, mentre per la certificazione Efp, essendoci meno richiesta, c’è una sola data all’anno, fissata tra settembre e ottobre. L’Efp dovrebbe essere il nostro fiore all’occhiello, invece le iscrizioni sono di meno perché si tratta di un impegno non indifferente: l’esame consiste in una prova scritta con domande a scelta multipla e solo chi raggiunge la sufficienza passa alla seconda prova, dove il candidato è chiamato ad applicare ad un “caso” quanto appreso durante la preparazione. Quello che si terrà il prossimo settembre sarà il terzo esame di livello Efp, mentre l’Efa è già collaudato: esiste dal 2002 e attualmente è anche il più apprezzato, basti pensare che su 3.477 certificati Efpa complessivi abbiamo 69 Efp, 370 diplomi Des e ben 3.038 Efa. Quanto costa sostenere questi esami? La certificazione Efp costa 330 euro, mentre per l’Efa il prezzo è di 230 euro e per il Des di 100 euro. A tutti poi va aggiunto il 20% di Iva.
Dopo aver superato gli esami, esistono dei corsi di aggiornamento, nell’ottica di una continuità della formazione?
Sì. Per mantenere le certificazioni acquisite richiediamo 20 ore annuali di corsi accreditati dalla fondazione a livello Efa, mentre a livello Efp le ore sono solo 12, completate da letture ed elaborati realizzati da professionisti del settore e forniti dal comitato scientifico di Efpa Italia. L’anno scorso abbiamo registrato il 97% del mantenimento. Anche perché non si tratta solo degli esami: intorno ad essi si è venuta a creare una vera e propria comunità, che anche quest’anno, come ogni anno a partire dal 2008, riuniremo il 14 e 15 ottobre nell’ambito di un evento dedicato proprio ai professionisti certificati Efpa. Le due giornate, che quest’anno si terranno a Milano, costituiscono un’occasione di confronto tra gli operatori del settore, con tanto di tavole rotonde, seminari e think tank.

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