Sardegna, paga la scarsa apertura all’estero

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Questa volta sotto la lente di BLUERATING c’è la regione Sardegna

di Redazione28 luglio 2011 | 08:49

Lo scorso anno l’economia della Sardegna sarebbe infatti rimasta sui livelli del 2009, con un Pil cresciuto solo “debolmente” dopo la flessione registrata nel 2009 (- 3,6% secondo i dati Istat). Dopo il rilevante calo dei livelli produttivi del biennio 2008-2009, l’industria avrebbe in particolare mostrato una “parziale e ancora debole ripresa”, anche perché, nota Via Nazionale, le crisi aziendali registrate nella grande industria di base, “con la fermata di rilevanti quote di produzione e l’indebolimento dell’attività dell’indotto”, avrebbero ulteriormente accresciuto una fragilità dell’industria regionale che si qualifica ormai come “strutturale” e che rende urgente, sottolinea Bankitalia, “l’aumento della capacità innovativa delle imprese”. In presenza di una domanda interna ancora debole, gli effetti positivi provenienti dalla ripresa degli scambi mondiali, sono così risultati modesti, a causa del limitato grado di apertura verso l’estero dell’economia sarda. Il settore delle costruzioni, specie nel comparto dell’edilizia residenziale, ha registrato un’ulteriore frenata, mentre si è osservata una ripresa degli investimenti in opere pubbliche.

Le imprese dei servizi, che avevano finora risentito della crisi con ritardo e in misura meno accentuata rispetto quelle degli altri comparti, continuano comunque a soffrire della debolezza della domanda per consumi da parte delle famiglie. Qualche modesto segnale di ripresa sembra giungere dal mercato del lavoro, dove si confermano condizioni ancora in parte depresse “che sono tuttavia migliorate nell’ultima parte dell’anno” anche se in modo disomogeneo. Per gli uomini è infatti sempre più difficile trovare lavoro in Sardegna, mentre per la componente femminile del mercato del lavoro si è registrato un “netto miglioramento”. Complessivamente, spiega Bankitalia, “la caduta dell’occupazione si è arrestata”, anche se si è notata una ulteriore lieve crescita del tasso di disoccupazione, per l’ulteriore aumento del numero delle persone che cercano un nuovo impiego.

Quanto al settore del credito, esso pare aver ancora risentito della debole congiuntura: i finanziamenti concessi alla clientela residente in Sardegna hanno continuato a rallentare tanto che alla fine dell’anno passato la crescita degli stessi è risultata pari a circa la metà rispetto al dato nazionale, ma il dato appare frutto di una lieve espansione del credito erogato dalle banche alle famiglie (grazie ad una moderata ripresa dei mutui per l’acquisto di abitazioni), un calo dei finanziamenti concessi dalle società di credito al consumo ed una sostanziale stabilità dei prestiti al settore produttivo (che mostrano anzi un ulteriore lieve calo di quelli concessi agli operatori di piccole dimensioni). Secondo Banca d’Italia presso gli intermediari lo scorso anno in Sardegna sarebbe aumentata la domanda di finanziamenti delle imprese per ristrutturare posizioni debitorie già in essere, mentre sul lato dell’offerta si sarebbe notato un lieve irrigidimento dei criteri di erogazione del credito nella seconda parte del 2010, atteggiamento prudente mantenuto anche nei primi mesi del 2011.

Ciò nonostante i tassi d’interesse praticati sui prestiti alla clientela regionale sono rimasti su livelli storicamente contenuti, salvo tornare a crescere nell’ultima parte dell’anno (anche in questo caso il movimento, che appare in linea con quanto sta verificandosi sul mercato del credito in Eurolandia, dovrebbe essere proseguito nella prima parte del 2011). In compenso la raccolta bancaria in regione è calata, principalmente per effetto della riduzione dei depositi delle famiglie secondo quanto rileva Via Nazionale. In calo anche il controvalore dei titoli a custodia detenuti presso le banche dalla clientela residente, con una “forte espansione del valore dei titoli di Stato e delle quote degli Organismi di investimento collettivo” che appare non essere stata sufficiente a compensare la riduzione registrata negli altri comparti d’investimento, in particolare in quelli azionario e obbligazionario. Il grado di concentrazione del mercato del credito regionale, pur se in calo rispetto all’inizio del decennio, si è confermato su un livello superiore a quello medio nazionale.

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