Promozione a colpi di downgrade

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Le agenzie di rating hanno perso credibilità e i loro giudizi valgono meno

di Redazione31 gennaio 2012 | 10:47

L’ondata di downgrade arrivata da Standard&Poor – che ha declassato prima il debito sovrano di nove Paesi europei tra cui l’Italia, e poi quello di diverse società quotate – non fa che aggiungere confusione alla confusione nella testa degli investitori. E se di certo la mossa non avrà un impatto positivo sull’attività di collocamento di prodotti da parte delle reti di promotori finanziari, non si può neanche affermare che cambierà significativamente le cose. Anche perché la fiducia verso le agenzie di rating sta progressivamente venendo meno nella percezione degli investitori. Questa almeno la sensazione emersa da un sondaggio realizzato da BLUERATING presso alcune delle principali reti attive sul territorio italiano – Azimut, Credem, Banca Generali, Mediolanum – in cui si è cercato di capire quale potrebbe essere l’impatto dei downgrade (che hanno coinvolto Generali Assicurazioni, Unipol Gruppo Finanziario e Cattolica Assicurazioni, oltre a Cassa Depositi e Prestiti, Poste Italiane ed Eni) sull’attività quotidiana dei pf, i quali di fatto si trovano nella posizione di dover vendere agli investitori, sempre più sospettosi e restii a rischiare, prodotti con una valutazione decurtata. Non tutte le società interpellate hanno accettato di rispondere e, tra quelle che hanno partecipato, qualcuno ha preferito dare il proprio contributo per bocca di un promotore attivo sul campo, mentre qualcun altro ha affidato il commento a un membro del management. Ecco di seguito le testimonianze raccolte.

Banca Mediolanum, Stefano Volpato – italian network manager

Da alcuni mesi l’economia e la politica si sono correlate in modo esasperato ben oltre gli elementi oggettivi che determinano una reale influenza dell’una sull’altra. Il risultato in termini di reale comprensione da parte delle persone è visibile nell’uso di termini finanziari assolutamente improprio; lo spread è usato con la stessa frequenza della parola assegno e il rating sembra essere il riferimento che tutti hanno sempre usato per scegliere come investire il proprio denaro. La realtà è ben diversa, ed è utile ricordare come il mercato finanziario in questi anni si sia strutturato per responsabilizzare gli intermediari, partendo dalla consapevolezza della difficoltà per la maggior parte degli investitori di comprendere a fondo dinamiche, rischi e opportunità dei mercati. Il risultato dei recenti downgrade non può influenzare ulteriormente i consumatori, che oggi appaiono già spaesati e bloccati, più che selettivi e competenti nelle scelte. Peraltro la validità dei rating è stata messa a dura prova da diversi eventi italiani ed esteri, Lehaman, e Parmalat solo per citarne alcuni. L’elemento innovativo del mercato di oggi è legato alla presa di consapevolezza da parte dei clienti dell’inesistenza di investimenti sicuri o garantiti in termini assoluti, ma piuttosto della necessità di sentirsi seguito, coinvolto e aiutato nelle proprie scelte.

Banca Generali, Claudio Zago – district manager

Certamente il campanello d’allarme arrivato dalle agenzie di rating rappresenta un richiamo alle criticità legate al debito di diversi Paesi europei, ma la stessa reazione di indifferenza dei mercati in quest’ultima occasione rispecchia quanto percepito dalla nostra clientela. Ovvero, la fiducia e l’impegno per il Paese superano le valutazioni di istituzioni sempre più bistrattate in termini reputazionali. Un aspetto che merita di essere sottolineato riguarda la qualità dell’intermediario, che contribuisce in modo preponderante a garantire “sonni tranquilli” al cliente. Banca Generali sostiene inoltre la necessità di un’attenta diversificazione su mercati e assetclass, in modo da minimizzare i rischi. Quanto all’approccio al cliente, il pf è tenuto a informarlo nel dettaglio circa lle condizioni di determinati titoli. e a tenere sotto controllo l’emotività analizzando con razionalità il dossier. Noi comunque non consigliamo singole soluzioni, ma investimenti decorrelati tra loro proprio per tutelare le posizioni. Per concludere, in questa fase il consiglio che darei ai clienti è di mantenere il sangue freddo e riporre attenzione sull’analisi delle proprie posizioni. A discese di obbligazioni governative repentine corrispondono rendimenti interessanti che potrebbe valer la pena valutare, magari appoggiandosi a un prodotto assicurativo.

Azimut, Paolo Martini – responsabile marketing e wealth management

I mercati dei capitali avevano già scontato la notizia del downgrade e ad oggi le conseguenze sono pressoché nulle. La mossa di S&P inoltre, non rende necessariamente più difficile vendere i nostri prodotti, anche perché conta molto la fiducia che si ha in chi giudica. In ogni caso, il consiglio che diamo ai clienti resta sempre lo stesso: diversificare gli investimenti, perché anche in questo momento ci sono opportunità da cogliere. Noi ad esempio abbiamo riqualificato il fondo Solidity che, considerando i ritorni interessanti del debito pubblico italiano, si rivolge a quegli investitori che credono che il nostro Paese non fallirà. I rendimenti offerti dai Titoli di Stato italiani sono oggi particolarmente interessanti ma è mutato il concetto di rischio.

Credem, Duccio Marconi – responsabile promozione finanziaria

l downgrade dei paesi sovrani dell’eurozona era ampiamente atteso dai mercati. Basti pensare alla situazione italiana dove un rendimento del 7% su un’obbligazione a 10 anni nei primi giorni di gennaio non era certo compatibile con un rating “A”, ma con un giudizio sicuramente inferiore. Con la clientela noi manteniamo un approccio prudente ai titoli dei paesi sovrani interessati dal downgrade, considerando che i problemi emersi nel 2011 non sono ancora stati risolti. Ritengo in particolare che l’elemento fondamentale all’interno dei portafogli sia la diversificazione, che deve essere al primo posto per abbassare l’impatto di eventi estremi, come possibili criticità riguardanti i debiti sovrani. Ai clienti che hanno investito in titoli colpiti da downgrade, i nostri consulenti consigliano di evitare scelte dettate dal panico, che possono fare realizzare perdite immediate.

Mps, Mario Incrocci – responsabile promozione finanziaria

È soprattutto in momenti come questi che emerge la capacità professionale dei pf di supportare “la messa in sicurezza” dai rischi il portafoglio dei risparmiatori. L’attività di assistenza ai in questi casi si impenna perché la pressione mediatica condiziona emotivamente il risparmiatore che richiede da una parte rassicurazioni e dall’altra conferma delle scelte fatte. Mai come adesso il pf può dunque esprimere il valore della propria consulenza trasferendo al risparmiatore i principi di una corretta pianificazione finanziaria che ha alla sua base, come regola prima, la difesa dal rischio. L’abbassamento del rating potrebbespingere a trovare soluzioni ottimali in termini di sicurezza, diversificazione e controllo del rischio in soluzioni di risparmio gestito professionale. In questa situazione, delicata soprattutto dal punto di vista psicologico dei risparmiatori, diventa importante la capacità relazionale e di comunicazione del pf. Avere in portafogli operazioni condizionate dal downgrade spesso comporta preoccupazione, oltre la possibilità di registrare perdite in conto capitale per il risparmiatore. Occorre quindi supportarlo nel raggiungere una maggiore consapevolezza: è questo il primo passo a cui siamo chiamati. Poi attraverso una analisi complessiva del suo profilo di rischio e dei suoi obiettivi, scendiamo nel dettaglio delle scelte fatte e dell’efficienza delle singole operazioni.

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