Bufi (Anasf): “Chiediamo più autonomia per l’Ocf”

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Conferenza stampa annuale dei vertici dell’associazione di categoria dei consulenti finanziari. Il presidente approva il testo che applica in Italia la direttiva europea sui servizi finanziari ma critica alcune norme sui cf e sull’Albo.

Andrea Telara di Andrea Telara18 maggio 2017 | 07:50

GIUDIZIO POSITIVO- “Il nostro giudizio è sostanzialmente positivo, anche se ci sono ancora alcuni aspetti che non ci convincono”. Ecco in sintesi l’opinione di Maurizio Bufi, presidente dell’AnasfMaurizio Bufi, sui testi decreti che danno attuazione in Italia alla direttiva Mifid 2 sui servizi finanziari. Nelle scorse settimane il governo Gentiloni ha preparato infatti un una norma che dovrà essere approvata definitivamente entro il 2 luglio (dopo un parere delle Camere)  e conterrà alcune modifiche al Testo Unico della Finanza (Tuf) per dare appunto attuazione in Italia alla Mifid 2. Uno degli aspetti del decreto governativo che non convincono Bufi e l’Anasf (che oggi hanno incontrato i giornalisti nella consueta conferenza stampa annuale) riguardano l’autonomia dell’Ocf, l’organismo che gestisce l’Albo dei consulenti finanziari. Secondo la norma attuativa della Mifid 2, tutte le modifiche allo statuto dell’Ocf dovranno ricevere il via libera dal Ministero dell’Economia, attraverso un apposito decreto. Il che sembra tradire un po’ la stessa natura dell’Ocf che è un organismo di natura privatistica, benché svolga delle funzioni pubbliche come appunto la tenuta dell’Albo e (in futuro) anche la vigilanza sui consulenti finanziari.

Tra gli aspetti del decreto che non convincono Bufi e i vertici dell’Anasf, ce n’è però anche un altro: l’estensione della possibilità di offrire servizi finanziari fuori sede ancheai consulenti classificati come autonomi (cioè quelli che operano senza società mandante e vengono remunerati esclusivamente con le commissioni pagate dai clienti). L’Anasf condivide dunque le perplessità espresse anche da Assoreti sui rischi che l’estensione dell’offerta fuori sede agli autonomi può comportare, in termini di trasparenza dei servizi e di buon funzionamento del mercato. Tirando le somme, tuttavia, Bufi si è dichiarato sostanzialmente soddisfatto del testo del decreto “la perfezione non è di questo mondo”, ha detto il presidente dell’Anasf, “ma registriamo con soddisfazione che il governo ha tenuto conto di alcune nostre istanze.  Tra queste, per esempio, c’è la possibilità di svolgere la consulenza finanziaria fuori sede nella forma del tied agent (cioè agente con un mandato) anche per le persone giuridiche e non soltanto per le personefisiche. Si tratta di una vecchia battaglia dell’Anasf che oggi sembra aver trovato un esito vittorioso.

L’IMPEGNO NELL’EDUCAZIONE FINANZIARIA- La conferenza stampa annuale dell’Anasf è stata anche l’occasione per fare il punto sull’impegno dell’associazione sul fronte dell’educazione finanziaria nelle scuole: “nel corso del solo anno scolastico 2016-2017”, ha ricordato Germana Martano, direttore generale dell’Anasf, affiancata nella conferenza stampa da Mattia Suardi, analista dell’ufficio studi, “sono stati attivati 148 corsi e sono state coinvolte 280 classi, per un totale 5650 studenti”. Martano ha manifestato la soddisfazione dell’Anasf riguardo ai risultati raggiunti con questi programmi. Alla fine dei corsi, infatti, si registra un sensibile incremento (+15%) della quota di giovani studenti che dichiarano dichiara di voler pianificare ogni traguardo e valutare le proprie possibilità economiche per perseguire al meglio gli obiettivi che si sono posti per il futuro.

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