False notizie sui cf, troppa disinformazione

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Le “fake news” spopolano ovunque e il mondo della finanza non fa eccezione. Spesso, nei casi di truffa, i media usano a sproposito il termine di consulente o promotore finanziario

Chiara Merico di Chiara Merico26 maggio 2017 | 08:30

L’ultimo caso in ordine di tempo è forse il più cruento: la vicenda di Trento, dove un padre ha ucciso i suoi due bambini prima di togliersi la vita, ha scosso le coscienze e riempito le pagine delle cronache dei giornali nazionali e locali. E in alcuni dei resoconti il responsabile, Gabriele Sorrentino, veniva definito “consulente finanziario”. Non lo era. È bastata una veloce verifica presso l’Albo dell’Ocf – consultabile anche online – per smascherare la “fake news” e appurare che Sorrentino non è mai stato iscritto all’Albo dei consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede (né al precedente Albo dei promotori finanziari).

NEL 2016 CONSULENTI AL 33% – Quella di Trento è solo l’ultima di una serie di vicende di cronaca che vedono coinvolte persone che lavorano a vario titolo nell’ambiente finanziario, ma che non possono definirsi consulenti finanziari: in più di un’occasione la scarsa conoscenza del settore della consulenza ha infatti fatto sì che gli organi di stampa riportassero informazioni poco corrette. Le “fake news” spopolano ovunque, rendendo difficile per i lettori orientarsi e distinguere tra notizie vere e finte, e il settore della finanza, complice anche la complessità della materia, non fa certamente eccezione. Soltanto nel 2016, secondo i dati di Ocf, l’organismo che gestisce l’Albo dei consulenti finanziari, ci sono stati 67 casi di cronaca che hanno visto protagoniste persone che a vario titolo si definivano intermediari, broker, consulenti finanziari. In 22 casi (pari al 33% del totale) si trattava davvero di consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede. Ma in altrettanti fatti di cronaca i responsabili non erano cf, oppure fingevano di esserlo; poi nel 21% dei casi i protagonisti sono stati ex consulenti, mentre nel 13% gli autori dei crimini sono rimasti anonimi.

EPISODI DI TRUFFE – Questo per quanto riguarda il 2016, ma anche negli anni precedenti i reati commessi da consulenti finanziari veri o presunti sono stati diversi. Nella maggior parte dei casi si tratta di episodi di truffe, commessi ai danni di investitori poco informati e poco accorti. Come la vicenda che ha visto coinvolto G.S., denunciato due anni fa a Bari da almeno tre presunte vittime per truffa, appropriazione indebita ed esercizio abusivo della professione finanziaria. L’intermediario si presentava alle sue vittime come broker finanziario che operava nel settore degli investimenti per conto dell’emiro del Qatar al- Thani, di cui esibiva foto. Grazie a questa inesistente specializzazione una delle vittime, una dentista e docente universitaria, si era convinta ad affidargli una somma di oltre 200mila euro in tre mesi, ricevendone indietro solo 16mila. Ancora più fantasioso il titolo che si era inventato G.D.S., cosentino residente nel fiorentino, per far colpo sui clienti: l’uomo si presentava, al netto degli strafalcioni, come “auditor doc. University San Paolo (Brazil) – International Finance Engeneering, Capital market management, Industrial Restructuring debit”, millantando conoscenze altolocate ed entrature nei servizi segreti. In questo modo era riuscito a conquistare la fiducia di una quarantina tra imprenditori e professionisti fiorentini, pratesi e pistoiesi. Due anni fa il tribunale di Firenze lo ha condannato in primo grado a 7 anni e mezzo di reclusione e quasi 20mila euro di multa per i reati di truffa, riciclaggio ed evasione fiscale.

FARE CHIAREZZA – Più che di “fake news” in questi casi si può parlare di disinformazione a vari livelli, come sintetizza Joe Capobianco, direttore generale di Ocf: “Siamo di fronte al risultato della confusione o forse dell’ignoranza che ancora è presente nel settore del risparmio in Italia. Del resto se, come risulta da una ricerca Consob del 2015, il 47% dei cittadini non sa cosa significhi il termine ‘inflazione’, il 18% non conosce alcun tipo di strumento finanziario, e però l’80% ritiene di avere capacità superiori alla media non c’è di che stupirsi né di che puntare il dito”. Per Capobianco “contano i fatti: se uno stesso professionista viene definito in modi diversi su molti media – broker, promotore, consulente, operatore finanziario, mediatore, bancario – vuol dire che è necessario fare chiarezza. Su questo si sta lavorando molto in Italia, anche e soprattutto a livello istituzionale, e sono certo che le nuove generazioni ne beneficeranno notevolmente”. Da questo punto di vista, ricorda il direttore generale “Ocf, anche per avvicinare i cittadini alla consulenza finanziaria con finalità di tutela del risparmio, ha lanciato di recente una campagna di comunicazione che spiega chi è e cosa fa il consulente finanziario, descrive gli elementi cardine di un corretto rapporto tra cliente e consulente e illustra le iniziative dell’Organismo in materia di dell’Organismo in materia di educazione finanziaria”.

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