Dalla Mifid all’Ucits, passando per la Rdr. Ecco cosa cambierà

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In arrivo un’ondata di iniziative regolatorie senza precedenti che andrà a incidere sulla distribuzione dei prodotti retail ai clienti finali. Parla Peter Grimmett di M&G

di Redazione28 giugno 2012 | 14:58

Siamo di fronte a un’ondata senza precedenti di iniziative regolatorie che avranno impatto sull’industria del risparmio gestito europea. Alcune di queste iniziative sono indirizzate specificatamente all’industria del risparmio gestito (UCITS IV, UCITS V e VI, e l’AIFMD) mentre altre coinvolgono il settore in maniera più o meno diretta, come nel caso della MiFID II, di Basilea III e Solvency II, per non parlare di quanto accade negli Stati Uniti – la FATCA – e che renderà necessari degli adeguamenti anche in Europa, spiega a Bluerating Peter Grimmett, Head of Fund Regulatory Development di M&G.

“Uno dei cambiamenti fondamentali nell’architettura regolatoria si avrà nel 2013 con l’applicazione della RDR – Retail Distribution Review – che andrà a incidere sulla distribuzione dei prodotti retail ai clienti finali, e che ha portato a chiedersi se l’iniziativa sarà ripresa anche nel resto d’Europa, come spesso accade”, continua l’esperto. C’è da dire che tra UK ed Europa il mondo della distribuzione di prodotti finanziari è molto diverso: in UK il 20% della distribuzione è gestita dalle banche, mentre circa il 65% è in mano agli IFA – Independent Financial Advisors, promotori finanziari indipendenti. Nei Paesi europei inoltre la distribuzione ha un carattere disomogeneo e la stessa definizione di consulenza indipendente assume connotazioni diverse. Comunque, “la RDR sarà in vigore in UK dal 2013 ed è stata voluta per raggiungere una maggiore professionalizzazione della consulenza finanziaria (si chiederanno maggiorio requisiti di formazione e di capitale ai promotori finanziari) e per abolire il pagamento delle commissioni (retrocessioni) dalle case prodotto su un ampia serie di prodotti finanziari retail. In futuro ogni pagamento che riceve il promotore, sia un promotore indipendente o non, dovrà essere concordato con il cliente e non stabilito dalla casa prodotto”, precisa Grimmett.

Tuttavia se lo scopo è nobile, fornire migliori risultati per i clienti retail attraverso una migliore qaulità della consulenza e una maggiore trasparenza sul costo della consulenza non potrà che essere positivo così come il fatto di far capire al cliente che la consulenza non è gratuita.

Quale sarà infatti l’impatto sui promotori?
“C’è la sensazione generale che il cambiamento, dato che comporta l’annullamento del pagamento delle retrocessioni solo ai consulenti indipendenti, porterà a una riduzione della consulenza finanziaria indipendente e porterebbe probabilmente a un aumento del costo della consulenza per i clienti finali. Ciò comporterà che molti clienti non potranno più permettersi una consulenza indipendente, e che in alcuni casi proprio le persone che più ne avrebbero bisogno non vi avrebbero accesso”.

A questo punto c’è da chiedersi se la RDR si farà strada in Italia e in Europa. Credo che la risposta sia sì, inevitabilmente. La Commissione condivide le stesse preoccupazioni del Regno Unito e ha proposto che gli incentivi per la consulenza indipendente e la gestione del portafoglio debbano essere aboliti. Appare evidente anche la confusione che si creerebbe per le diverse interpretazioni di consulenza indipendente, potenzialmente 27 diverse definizioni…

Perché proporre l’abolizione degli incentivi solo per i consulenti indipendenti e non per tutti i consulenti come in Inghilterra?
“Certamente ci dovrebbe essere una competizione ad ‘armi pari’, abolire del tutto o non abolire affatto. Anche se la consulenza indipendente in Europa non è diffusa come nel Regno Unito, gli investitori dovrebbero poter scegliere come ottenere la consulenza, che sia tramite la propria banca, un promotore finanziario indipendente, o in altri modi. Abolire gli incentivi esclusivamente per la consulenza indipendente potrebbe chiudere agli investitori quel canale distributivo e quindi eliminare la possibilità di scegliere, cosa che non sarebbe un buon risultato per i consumatori. Un’altra alternativa è che i consulenti indipendenti decidano semplicemente di non essere più indipendenti e continuino a percepire commissioni”, aggiunge ancora il manager.

Bisogna però prendere nota di alcuni punti fondamentali circa il proposto bando delle commissioni; innanzitutto questo si applica solo ai prodotti inclusi nella MiFID, per cui fondi pensione e polizze assicurative sono al di fuori del raggio d’azione. I fondi pensione sono anche fuori dal raggio d’azione dei PRIP, ma saranno affrontate attraverso una revisione della direttiva IMD – Insurance Mediation Directive – quindi ci si chiede se la IMD seguirà la MiFID nel bando delle commissioni. La revisione della IMD ha tempi di attuazione potenzialmente diversi. Attualmente la MiFID dovrebbe diventare effettiva verso la fine del 2014 e l’inizio del 2015: se la IMD dovesse entrare in vigore successivamente c’è la possibilità di un periodo durante il quale le commissioni potrebbero non essere pagate ad esempio su un prodotto UCITS, ma potrebbero essere pagate su un fondo pensione che abbia al suo interno un fondo UCITS, questo partendo dal presupposto che le regole della IMD seguiranno la MiFID nell’abolizione delle commissioni per la consulenza indipendente sui prodotti assicurativi. La situazione che si creerebbe darebbe quindi vita a una competizione “ad armi impari” e costituirebbe uno svantaggio per gli UCITS.

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