Jp Morgan Private Bank, i ricchi credono nella ripresa

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Secondo una recente ricerca condotta da Jp Morgan Private Bank su 325 investitori hnw di 15 città europee…

di Redazione31 luglio 2012 | 07:05

HNW OTTIMISTI – Gli investitori high net worth sono fiduciosi nella ripresa dell’Europa e scommettono sulla buona performance del settore tecnologico per il 2012. È quanto emerge da una recente ricerca condotta da Jp Morgan Private Bank su 325 investitori benestanti di 15 città europee: in particolare, evidenzia lo studio, il 75% degli intervistati che ritiene che l’eurozona supererà la crisi in corso, probabilmente con cambiamenti strutturali – i più ottimisti sono spagnoli, irlandesi, e inglesi – mentre solo il 6% ha affermato che potrebbe esserci una forte depressione globale.

I RISULTATI DELLO STUDIO – Nonostante l’incertezza, il 45% degli investitori ritiene inoltre che le azioni europee siano gli asset di rischio più sottovalutati, un’opinione è più diffusa in Spagna (69% degli intervistati), Irlanda (44%) e Regno Unito (41%). Il 24% considera il settore immobiliare statunitense come un’opportunità di investimento, seguito dalle azioni asiatiche (11%) e le obbligazioni high yield e il petrolio (10%). Lo studio ha anche indagato le previsioni degli investitori high net worth in merito al settore che registrerà le migliori performance nel 2012: il 38% ha affermato che sarà quello della tecnologia, seguito dal settore bancario con il 20% di preferenze e il minerario con il 16%.

IL COMMENTO DI JP MORGAN PRIVATE BANK –
“Il rischio è aumentato, in modo particolare per la situazione della politica europea”, ha commentato Cesar Perez, chief investment strategist di Jp Morgan Private Bank per la regione Emea. “Anche se ci aspettiamo che i mercati continueranno a reagire, i prossimi mesi saranno caratterizzati da apprensione e volatilità. Nel breve termine, gran parte del rischio continuerà a dipendere, soprattutto, dalle elezioni e dalla politica. La crisi europea del debito sovrano ha aumentato la necessità di riforme strutturali. Gli squilibri sono ancora forti e la divergenza nell’attività economica tra i Paesi periferici e quelli core è correlata in modo negativo con qualsiasi potenziale miglioramento della situazione. Finora, gli interventi della politica sono stati più reattivi che proattivi e i politici non auspicano ancora una maggiore integrazione. L’arrivo di Mario Draghi al timone della Bce l’anno scorso è stato positivo per i mercati poiché ha aumentato la possibilità che la Bce possa diventare prestatore di ultima istanza.”

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