Consulenti, l’Albo unico va fatto così

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Audizione al Senato di Carla Rabitti Bedogni, che propone alcune modifiche al decreto che darà attuazione alla Mifid 2, prendendo posizione contro l’offerta fuori sede dei cf autonomi.

Maria Paulucci di Maria Paulucci14 giugno 2017 | 10:21

Prevedere che all’Organismo di vigilanza e tenuta dell’Albo unico dei consulenti finanziari si applichi il medesimo Carla Rabitti Bedogniregime di responsabilità previsto per l’esercizio delle funzioni a esso trasferite e prima esercitate dalla Consob, e che quindi risponda in sede civile solo per dolo o colpa grave; prevedere che l’approvazione dello statuto dell’Ocf da parte del ministero dell’Economia e delle Finanze avvenga solo quando le modifiche riguardano le funzioni di vigilanza; infine, abrogare l’articolo 30-bis relativo alle modalità di prestazione del servizio di consulenza in materia di investimenti da parte dei consulenti finanziari autonomi e delle società di consulenza finanziaria, che dà la possibilità ai cf autonomi iscritti all’Albo di promuovere e prestare il servizio di consulenza in materia di investimenti anche in un luogo diverso dal domicilio eletto. Queste le tre proposte di modifica all’atto di governo n. 413 – il quale getta le basi per il recepimento in Italia della Mifid II e che attualmente è all’esame delle commissioni parlamentari – avanzate dal presidente dell’Ocf Carla Rabitti Bedogni (nella foto) martedì 13 giugno durante l’audizione informale presso la VI commissione Finanze e Tesoro del Senato presieduta dal senatore Mauro Maria Marino (qui la notizia precedente).

Circa la terza proposta, Rabitti Bedogni ha precisato: “tale disposizione, di per sé non richiesta ai fini del recepimento della Mifid II nell’ordinamento nazionale, pregiudicherebbe un efficiente esercizio delle funzioni di vigilanza per la tutela del risparmiatore da parte dell’Ocf, con difficoltà oggettive nell’esecuzione delle ispezioni e nel reperimento della documentazione di supporto per le istruttorie. Tali accertamenti presuppongono, infatti, la presenza stabile del soggetto vigilato in un determinato luogo. Ma ciò per la natura stessa dell’attività del consulente difficilmente si verifica. Questi profili di criticità risultano invece attenuati per i consulenti abilitati all’offerta fuori sede perché essi operano sotto il controllo procedurale e documentale degli intermediari nonché sotto la responsabilità solidale degli stessi, anche per danni conseguenti a responsabilità accertata in sede penale. Per tali motivi, il legislatore ha consentito agli intermediari per il tramite dei consulenti abilitati all’offerta fuori sede di svolgere tale attività anche nei confronti del cliente al dettaglio posto che la documentazione si può trovare in un luogo definito che è la sede dell’intermediario di riferimento”.

Di fronte all’ufficio di presidenza della commissione integrato dai rappresentanti dei gruppi parlamentari, Rabitti Bedogni ha spiegato l’importanza per la tutela dei risparmiatori rappresentata dalla Mifid II e dall’intervento normativo che ne consentirà il recepimento in Italia. “Tuttavia”, ha sottolineato, “per svolgere al meglio il nostro dovere mi permetto di chiedere un ulteriore intervento normativo che consenta di rendere ancora più efficiente e tempestiva l’azione di vigilanza sui consulenti finanziari che è stata affidata all’Organismo stesso”. Ecco allora le tre proposte di modifica. Primo: estendere all’Organismo il regime previsto dall’articolo 24, comma 6-bis, della legge 262/2005, sulla tutela del risparmio, secondo il quale “nell’esercizio delle proprie funzioni di controllo le autorità di cui al comma 1 e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, i componenti dei loro organi nonché i loro dipendenti rispondono dei danni cagionati da atti o comportamenti posti in essere con dolo o colpa grave”. Ciò, ha precisato il presidente, “al fine di preservare l’assoluta e doverosa indipendenza nei giudizi da parte dei componenti dell’Organismo che assumeranno le decisioni in tema di vigilanza al pari dei componenti della Consob“.

Secondo: preservare l’autonomia statutaria e organizzativa dell’Ocf stabilendo che il Mef approvi lo statuto dell’Organismo solo quando le modifiche riguardano le funzioni di vigilanza, “in quanto una diversa previsione diminuirebbe il livello di autonomia dell’Organismo, privandolo di una serie di diritti già acquisiti”. Terza, appunto, la proposta di abrogazione del 30-bis. L’audizione informale del 13 giugno in Senato ha seguito quella del professor Carmine Di Noia, commissario Consob. “Dalle due audizioni informali è stata individuata una serie di proposte precise e puntuali”, ha commentato il senatore Marino (nella foto), raggiunto questa mattina al telefono da Bluerating.com poco prima di una nuova seduta della commissione. “Oltretutto, devo dire, estremamente positive e interessanti per migliorare il contenuto del provvedimento”.

Sfoglia il testo dell’intervento del presidente di Ocf Carla Rabitti Bedogni.
OCF

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2 commenti

  • Paolo Tirabassi says:

    Perché le rappresentanze dei consulenti finanziari indipendenti non sono state ascoltate dalla Commissione?
    Avrebbero potuto spiegare i veri contenuti dell’attività dei propri associati, perché i parallelismi con i rischi prodotti da chi colloca non sono veri e perché le preoccupazioni sui rischi e sulla vigilanza sono fuori luogo …

  • giorgio canella says:

    MERAVIGLIOSO! …ma cosa hanno da collocare gli indipendenti? senza girarci troppo intorno, la professione dà fastidio all’industria e qualcuno vuole ucciderla prima che nasca!!! nell’interesse dei consumatori? in molti dovranno porsi delle domande

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