Che futuro per il gestito: +5,5% fino al 2020

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Lo afferma lo studio di PWC sul futuro dell’industria dell’asset management. Decisive per la crescita la spinta di tecnologia, soluzioni personalizzate e nuove forme distributive.

Marco Muffato di Marco Muffato14 giugno 2017 | 11:42

Consulenti e gestori possono guardare al futuro con fiducia: il risparmio gestito continuerà a tirare anche nel prossimo triennio seppur con ritmi di crescita più contenuti rispetto a quelli degli ultimi anni. È la previsione di PwC presentata nello studio “L’industria dell’Asset Management nel 2020” che spiega come l’industria del risparmio gestito conoscerà nei prossimi 3 anni un tasso medio annuo di crescita del +5,5%, con un patrimonio gestito in Italia che ammonterà a 2.536 miliardi di euro nel 2020.

Il patrimonio gestito in Italia ha registrato nel periodo 2012-2016 un Cagr del +10,2%, passando da 1.194 miliardi di euro a 1.943 miliardi a fine 2016 grazie alla crescita dei prodotti assicurativi e dei fondi pensione. Lo scenario prospettico vede il consolidamento di tale incremento, seppur a un ritmo più moderato, legato al grande potenziale di incremento delle masse gestite: solo il 30% delle attività finanziarie delle famiglie italiane è oggi gestito, contro una media europea del 41%. A tale opportunità l’industria del wealth management dovrà rispondere con nuovi modelli di servizio e nuove soluzioni.

Robo advisor ok ma per il retail. I player del wealth management potranno fare leva sugli strumenti analitici e sui nuovi modelli digitali per una più efficiente gestione dei costi – riducendo il cost-to-serve per il segmento retail servito con strumenti di robo advisor – e una rimodulazione della propria offerta, includendovi soluzioni rivolte alla clientela più giovane, con forte propensione alla gestione diretta dei propri investimenti. Queste soluzioni consentiranno quindi una gestione più dinamica della clientela esistente nonché l’incremento della base clienti, estendendola a clienti non fidelizzati da altre banche. Per esempio, un aspetto che sarà profondamente innovato è la comunicazione con la clientela, resa più interattiva, più immediata e più conveniente, con una riduzione dei costi operativi ed una più efficiente gestione del rischio operativo.

Le nuove regole cambieranno il business. Le principali novità regolamentari (Mifid II e Mifir) comporteranno una revisione dell’attuale modello di business, con le seguenti implicazioni per il wealth management: maggiori oneri di trasparenza e compliance normativa, con conseguente compressione dei margini e riduzione delle fee; possibile pressione regolamentare sugli inducement; aumento della complessità degli accordi distributivi per la richiesta maggiore trasparenza (governance di prodotto, target market, ..). Dall’altro lato, opportunità deriveranno per i player che sapranno offrire soluzioni in grado di ridurre la complessità per i distributori e mantenere alti livelli di remunerazione (per esempio piattaforme di collocamento e gestioni patrimoniali in fondi) nonché prodotti personalizzati che consentiranno di intensificare la fidelizzazione del cliente.

I prodotti? Specializzati o passivi. L’attuale contesto dei mercati finanziari polarizza gli investimenti tra prodotti fortemente specializzati e passivi. Nella prima categoria, spiega lo studio PWC, la crescita degli investimenti alternativi conferma come essi rappresentino un’opportunità di diversificazione e di extra rendimento per investitori istituzionali e Hnwi, sempre più accessibili anche a clientela affluent e retail tramite strumenti wrap (gestioni patrimoniali e fondi di fondi). Dall’altro lato, strumenti passivi e Etp trovano sempre più spazio nella parte core dell’asset allocation di portafogli retail ma non solo. Inoltre, si registra una forte crescita dei prodotti finanziari “a pacchetto” (gestioni patrimoniali, fondi di fondi, prodotti assicurativi vita) che confermano come i risparmiatori italiani con elevata propensione alla delega ricerchino investimenti per specifici bisogni finanziari, legati per esempio alla preservazione del capitale o obiettivi previdenziali. Secondo Mauro Panebianco, partner di PwC e AWM Consulting Leader Italy,“Tecnologia, regolamentazione, la generazione dei millennial e l’invecchiamento della popolazione spingeranno i wealth manager a puntare su soluzioni personalizzate e digitali, su servizi ad alto valore aggiunto come corporate, art e real estate advisory, nonché sulla pianificazione successoria e la gestione di tematiche fiscali. Il rischio di una compressione dei margini, per effetto sia di una riduzione delle commissioni che dell’aumento dei costi di compliance, renderà sempre più necessario far leva su economie di scale che porterà inevitabilmente ad un consolidamento del settore”.

 

 

 

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