Camellini (B. Generali): “La mia Personal Advisory sul real estate”

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Daniel Settembre di Daniel Settembre21 giugno 2017 | 13:45

Modenese, laureato in giurisprudenza all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Samuele Camellini è approdato a maggio di quest’anno in Banca Generali come global investment project manager della banca. Con alle spalle diverse esperienze nel settore (consulente di FIDA Finanza Dati Analisi, CFS Rating, Standard & Poor’s Fund Service e per 8 anni managing director di Analysis SpA), Camellini si occuperà principalmente di sviluppare i progetti di servizio di BG Personal Advisory. “Negli ultimi vent’anni ho lavorato per diversi istituti bancari come fornitore di servizi e per lo sviluppo di progetti”, spiega lo stesso Camellini. “Osservare i progetti dall’interno è differente, ma molto stimolante soprattutto in una realtà estremamente dinamica come Banca Generali”.

La sua nuova posizione è certamente un bel traguardo, quali adesso gli obiettivi?
Ho condiviso con la direzione generale obiettivi a breve, medio e lungo termine nello sviluppo del modello di servizio BG Personal Advisory. In questo momento per noi è prioritario mappare gli asset e le operazioni immobiliari del maggior numero di clienti al fine di offrire i migliori servizi di consulenza evoluta. Stiamo poi implementando nuovi moduli e applicativi di corporate finance che contiamo di rilasciare entro la fine dell’anno, così da offrire ai nostri consulenti anche la mappatura delle partecipazioni societarie dei clienti all’interno della piattaforma BGPA.

Lei ha portato, per primo in Italia, una piattaforma di Advisory immobiliare in grado di interfacciarsi alle esigenze di wealth management. Qual è oggi la situazione del settore immobiliare nel nostro Paese?
La situazione non è molto cambiata rispetto a qualche anno fa. Il 73% degli italiani è proprietario di abitazioni, un dato in crescita dello 0,4% rispetto al 2010 che confrontato con il 64% di Francia e Regno Unito, il 52% della Germania e il 44,5% della Svizzera fa capire come sia ancora radicato nel nostro Paese il concetto di bene rifugio e investimento sicuro dell’immobile. Vero è che le compravendite di abitazioni sono aumentate dai minimi del 2013, ma in un contesto di calo dei prezzi del 10% dal 2010, con l’usato in discesa del 20% e il nuovo del 2%, dove il nuovo pesa il 20% sul totale delle abitazioni vendute rispetto al 34% di sei anni fa, a conferma del trend negativo del settore delle costruzioni in Italia in cui solo il 10% delle case è stato costruito nell’ultimo decennio. Del resto, nel 2016 l’offerta in vendita di abitazioni è stata tre volte superiore alla domanda. Nel primo trimestre del 2017 l’offerta è stata quattro volte superiore alla domanda, con punte di cinque e anche sei volte al Centro e nel Nord Ovest. È fondamentale che gli italiani considerino gli immobili come beni d’uso quindi, salvo eccezioni, il cui valore è destinato a diminuire e non ad aumentare col passare del tempo.

Il mattone è quindi ancora il fulcro della ricchezza degli italiani. E per quanto riguarda nello specifico i clienti di Banca Generali?
I dodicimila clienti che abbiamo analizzato hanno nel complesso una concentrazione in ricchezza immobiliare sei volte superiore alla media nazionale. Non è un caso, perciò, che un quarto degli immobili ereditati dai clienti monitorati è stato poi venduto e che la maggior parte delle pratiche inoltrate ai nostri partner riguardi richieste di vendita. In questo contesto, stiamo valutando di ampliare il numero dei partners, concentrandoci su quelli che offrono servizi evoluti di gestione strategica degli asset immobiliari poiché, come abbiamo visto, l’eccesso di offerta rispetto alla domanda porta la vendita ad essere l’extrema ratio, a meno che non si abbia necessità di alienare il bene e si sia disposti a negoziare sul prezzo. Contestualmente, rafforzeremo la formazione verso i consulenti focalizzandoci sulla redditività dell’immobile piuttosto che sull’ipotetico valore di mercato, sempre nell’ottica di offrire tutti gli strumenti mirati alla migliore consulenza patrimoniale.

Più in generale, secondo lei, quali le sfide della consulenza patrimoniale in Italia anche in vista dell’imminente debutto della Mifid 2?
Maggior preparazione professionale dei consulenti e trasparenza verso i clienti corrispondono ai principi che caratterizzano la nostra banca. Non credo che il nodo centrale della direttiva sia il nuovo modello remunerativo del consulente, ma l’attenzione ricade sulla qualità del servizio. I nostri consulenti da febbraio stanno infatti proponendo servizi di consulenza ai clienti e i contratti sottoscritti sono molto superiori alle nostre aspettative. I clienti stanno premiando l’impegno profuso costantemente dalla banca nello sviluppo di nuovi modelli d’investimento, di supporti tecnologici e l’elevata professionalità dei nostri consulenti.

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