Italia nell’euro, l’esperto risponde alle domande di un promotore

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Ecco la risposta di Luca Lodi, analista di Fida, al quesito che un promotore finanziario di Fineco ha sottoposto alla nostra redazione.

di Redazione31 maggio 2013 | 07:27

IL QUESITO DI UN PROMOTORE – Un promotore finanziario di Fineco ha scritto alla redazione di BLUERATING chiedendo delucidazioni sull’impato che un eventuale ritorno alla lira potrebbe avere sugli investimenti dei clienti: “Stiamo costruendo un portafoglio fondi con benchmark di riferimento il Barclays global aggregate Euro Hedge”, ha spiegato il promotore. “In caso di fuoriuscita dall’euro e ritorno alla lira cosa succederebbe a questi fondi? Suggerimenti in merito a eventuali rialzi dei tassi nei prossimi mesi? Qual è la vostra view?” Abbiamo girato il quesito a Luca Lodi, analista di Fida, e pubblichiamo di seguito la sua risposta.

PARLA L’ESPERTO – “La premessa necessaria è che la costituzione dell’euro, probabilmente in maniera consapevole, non prevede alcuna possibilità di uscita. Senza entrare nei dettagli la conseguenza è che gli scenari ipotizzabili si basano su ipotesi ragionevoli ma non su procedure definite. Il parziale o totale fallimento della moneta unica aprirebbe dunque certamente contenziosi legali internazionali. Non vi sono inoltre casistiche che possano essere confrontate su cui basarsi per simulazioni”.

IL DESTINO DEI CONTRATTI DI COPERTURA VALUTARIA – “Detto questo, con riferimento a portafogli internazionali, è ipotizzabile che non vi siano particolari conseguenze negative legate al mercato. E’ ragionevole pensare che nel caso dei fondi, essendo patrimoni separati, il vero rischio sia esclusivamente legato ad eventuali tassazioni straordinarie sulla proprietà o altre misure difficilmente prevedibili. Se l’Italia dovesse uscire dalla moneta unica la nuova lira si svaluterebbe immediatamente e dunque tutte le attività denominate in altre monete, compreso il nuovo “euro dei forti”, costituirebbero probabilmente una buona copertura dall’immediata svalutazione e dall’inflazione che per un po’ di tempo ne seguirebbe. Scenari più complessi, naturalmente, si aprirebbero in caso di disfacimento dell’euro, soprattutto per quanto riguarda il destino dei contratti di copertura valutaria che l’indice benchmark scelto implica”.

MANTENIMENTO DEI TASSI SU LIVELLI CONTENUTI –  “Come abbiamo potuto sperimentare in questi anni è difficile prevedere le mosse delle banche centrali, si può pensare però che in Europa, considerata la situazione ancora critica e l’intenzione manifesta di rilanciare la crescita, l’espansione monetaria, già più contenuta che altrove, prosegua. In generale è probabile che ancora per i prossimi mesi un po’ ovunque si continuino ad attuare politiche volte al mantenimento dei tassi su livelli contenuti.  Condivido peraltro il timore di molti che la bolla creata dalla liquidità immessa nel sistema possa, prima o poi, deflagrare, magari in maniera inaspettata”.

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