Ascosim, il presidente Rizzo: da Bankitalia un riconoscimento del nostro ruolo

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Il numero uno dell’Associazione italiana delle sim di consulenza è stato invitato tra il pubblico in sala ad ascoltare l’intervento del governatore Visco.

di Redazione31 maggio 2013 | 15:09

CONSULENZA FINANZIARIA – Non è entrato nell’analisi delle singole attività svolte da sim e sgr il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco (nella foto) nelle sue considerazioni finali. Però, parlando degli intermediari, ha espresso la volontà di mantenere elevati i controlli e l’attività di verifica a tutela della clientela. A fornire una sintesi dei tanti messaggi lanciati venerdì 31 maggio a Roma dal numero uno di Palazzo Koch è Rosario Rizzo, presidente di Ascosim, l’Associazione italiana delle sim di consulenza, invitato tra il pubblico in sala ad ascoltare l’intervento di Visco per conto dell’associazione. “Un implicito riconoscimento del nostro ruolo e del nostro impegno per lo sviluppo del settore, anche attraverso il Forum annuale di marzo”, sottolinea Rizzo.

GLI SFORZI DELL’ITALIA – Non solo intermediari, però. “Quello che è emerso è che negli ultimi due anni si sono fatti passi in avanti importanti per l’Italia e, in particolare, per sistemare i problemi strutturali accumulati negli ultimi 25 anni. Le misure restrittive che si sono rese necessarie”, continua Rizzo, “hanno influito per circa l’1% sul prodotto interno lordo, ma sarebbe andata peggio senza questi interventi”. Anche perché, se l’effetto sulla crescita è diluito nel tempo, quello sulle aspettative e sulla fiducia dei mercati è immediato, in termini di possibilità di rifinanziamento del debito a costi sostenibili.

LE SPINE DEL CREDITO – Poi c’è il tema del credito. Giù sia quello alle famiglie che soprattutto quello alle imprese, quindi è importante continuare a far circolare la liquidità attraverso scelte di politica monetaria espansive. Contrastare l’aumento dei tassi di interesse quando questo distorce i meccanismi di trasmissione della politica monetaria ricade infatti nel mandato delle banche centrali. Ma le aziende possono ricorrere a fonti alternative di finanziamento: le obbligazioni, per esempio, o il mercato azionario. Su questo, nel nostro Paese ci sono ancora ampi spazi di crescita.

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