Mifid 2, governo a un bivio su Bcc e casse rurali

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In attesa che il governo approvi il decreto in via definitiva, ci si interroga sulle ricadute delle modifiche proposte dalle commissioni parlamentari.

Maria Paulucci di Maria Paulucci24 luglio 2017 | 11:51

Calendario alla mano, mancano meno di 10 giorni al termine ultimo del 3 agosto 2017, giorno entro il quale il governo italiano è chiamato a esercitare la delega legislativa per il recepimento in Italia di Mifid 2 e Mifir. In altre parole, entro il 3 agosto l’esecutivo deve approvare il decreto legislativo che introduce nel nostro Paese le modifiche alla precedente normativa sugli strumenti finanziari per rafforzare la tutela dei risparmiatori. Nel frattempo, operatori e osservatori del mercato ragionano sulle possibili ricadute delle modifiche proposte dalle commissioni Finanze delle due Camere. Alcune delle quali riguardano le banche di credito cooperativo e le casse rurali.

Nel suo parere favorevole allo schema di decreto legislativo, espresso il 5 luglio, la commissione Finanze e Tesoro del Senato ha inoltrato al governo la condizione che l’esecutivo chiarisca “che l’articolo 25-bis del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (Tuf), come sostituito dall’articolo 2, comma 23, dello schema di decreto legislativo, non si applica retroattivamente, al fine di evitare situazioni di incertezza normativa che minerebbero la stabilità patrimoniale e finanziaria delle banche di credito cooperativo e delle casse rurali”.

Fra le osservazioni, due in particolare su Bcc e Cr: “valuti il governo l’opportunità di disciplinare con normativa di rango secondario, sentite le associazioni di categoria, il regime applicabile alle azioni emesse dalle Bcc-Cr, in modo da tenere conto delle peculiarità dell’emittente quale banca cooperativa a mutualità prevalente, del carattere essenzialmente partecipativo di tali azioni e degli importi di sottoscrizione” e “valuti l’opportunità di prevedere un’agevolazione fiscale sull’imposta di bollo eventualmente dovuta dai clienti che sottoscrivono azioni delle Bcc-Cr, in considerazione dell’assenza degli elementi tipici di un investimento di natura finanziaria”.

La VI commissione della Camera ha sottoposto al governo la medesima condizione di non retroattività e la condizione (che nel parere del Senato è invece una osservazione) che il governo “provveda a disciplinare con normativa di rango secondario” il regime applicabile alle azioni emesse dalle Bcc-Cr. Tra le osservazioni, l’agevolazione fiscale sull’imposta di bollo eventualmente dovuta dai clienti che sottoscrivono azioni delle Bcc-Cr.

Le commissioni parlamentari sembrano insomma aver fatto propria l’istanza di non retroattività arrivata dalle banche di credito cooperativo, che attraverso Federcasse hanno chiesto di essere esentate dagli obblighi informativi previsti dalla direttiva europea in fase di recepimento, obblighi che comporterebbero per i piccoli istituti gravosi impegni per adeguarsi. Accolto anche il punto sulla normativa secondaria, che si giustificherebbe, come ha evidenziato ai parlamentari la stessa Federcasse nel corso dell’esame dello schema di decreto per la stesura del parere, con il fatto che chi sottoscrive azioni di Bcc e Cr non lo fa con propositi speculativi, fermo restando che in media l’entità di questi investimenti è modesta, attorno ai 1.000 euro. Una linea, quella proposta dalle commissioni parlamentari, troppo “morbida” secondo alcuni operatori e osservatori: vedremo, entro i margini che la legge prevede, se il governo la seguirà o se deciderà di orientarsi verso una strada diversa.

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