Albo unico, Balice (Aiaf): è essenziale che parta

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Il presidente dell’Associazione degli analisti e dei consulenti finanziari dice la sua: alla fine, però, la vera differenza la faranno le competenze e la bravura.

Maria Paulucci di Maria Paulucci2 settembre 2014 | 15:00

L’ALBO SALTA L’APPELLO ESTIVO – L’estate sta finendo, un anno se ne va, e della Casa della Consulenza ancora nemmeno l’ombra. Agli inizi di agosto è uscita in Gazzetta Ufficiale la legge 116/2014 che converte il decreto 91/2014, quello che – secondo le primissime anticipazioni – avrebbe dovuto segnare l’avvio dell’Albo unico dei promotori, dei consulenti e delle società di settore (qui la notizia). Poi l’emendamento sulla riforma della categoria è stato bocciato. Quindi, per ora, tutto è rinviato. BLUERATING ne ha discusso con Paolo Balice (nella foto), che lo scorso giugno è stato confermato alla presidenza dell’Aiaf, l’Associazione degli analisti e dei consulenti finanziari, fino al 2017 (qui la notizia).

Lei come commenta questo rinvio?
Credo sia nell’interesse di tutti che l’Albo unico parta. Non entro nel merito dei motivi per i quali l’avvio del nuovo Organismo è stato rinviato perché onestamente la mia associazione è concentrata sul tema delle competenze che i professionisti della consulenza dovranno avere. Ci saranno varie anime, nel nuovo Albo: i promotori finanziari storici, i consulenti indipendenti e le società di consulenza finanziaria. Ma, alla fine, la vera differenza la faranno le competenze e la bravura.

Ci spieghi meglio.
Faccio un esempio: nel momento in cui si sviluppa un’architettura aperta, chi propone dei portafogli, oltre a decidere l’asset allocation e il profilo di rischio, dovrà anche stabilire quali gestori scegliere, quali analisi – qualitative o quantitative – fare, e via dicendo. Si porranno insomma temi diversi e di complessità tale da sfidare le competenze di ciascuno, competenze che potranno e dovranno essere rafforzate.

Una svolta consisterà, pare, nel cambio di nome: da promotori a consulenti finanziari.
Credo che sia giusto mettere al centro la consulenza, perché anche quella del promotore finanziario è un’attività complessa che non può essere identificata in un’attività di vendita, intesa come pura proposta di prodotti. Oggi si discute di pianificazione della ricchezza e di passaggio generazionale, questioni che ovviamente s’intrecciano quando il nostro interlocutore è un imprenditore. Uscire dal retaggio del promotore finanziario è prendere atto che la professione oggi è, appunto, complessa e implica vari aspetti. Ciò ricade sulle spalle delle società, che devono sovrintendere alla professionalità di chi fa questo lavoro, e delle autorità, che devono porre precise barriere all’entrata. Comunque sia, l’etichetta di “promotori finanziari” è riduttiva.

Quale ruolo immaginate per Aiaf, nell’ottica dell’avvio dell’Albo unico?
Siamo a disposizione delle autorità e della comunità finanziaria, nel senso che mettiamo le nostre competenze al servizio di un nuovo modello professionale di consulente finanziario. Siamo qualificati a questo ruolo dalla nostra storia e dai contenuti della nostra attività di tutti i giorni. Non abbiamo l’obiettivo di rappresentare numericamente la categoria, ma piuttosto abbiamo la preoccupazione di mantenere le nostre competenze associative a un livello molto alto, anche per quanto riguarda i consulenti finanziari che sono – o vogliono diventare – nostri soci. Insomma, il ruolo di Aiaf nei confronti del nuovo Albo vuole essere di supporto tecnico nella definizione delle competenze dei suoi partecipanti.

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