Promotori, occhio alla superstizione: è una strategia (terribile) d’investimento

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Le scelte di investimento dovrebbero essere frutto di un ragionamento lucido e distaccato, ma c’è chi non riesce a non farsi influenzare da ricorrenti credenze popolari…

Daniel Settembre di Daniel Settembre5 settembre 2014 | 07:44

IL PESO DELLA SUPERSTIZIONE – La superstizione è una cattiva maestra. L’avversione in Cina per il numero 4 (che quando pronunciato suona come la parola “morte”) è talmente forte che nella maggior parte degli edifici si passa dal terzo al quinto piano. Così come negli Stati Uniti, dove invece si omette il 13esimo piano. Ma finché si tratta di archittettura edilizia, il problema appare piuttosto insignificante. Purtroppo, però, gli stessi atteggiamenti, se adottati nelle scelte finanziarie, possono avere conseguenze economiche sorprendenti, tanto da modificare le abitudini di consumo delle persone. Sempre negli Stati Uniti, come riporta un articolo del magazine americano The Atlantic, si stima che il venerdì 13 la gente sia meno propensa agli acquisti e perde quasi un miliardo di dollari in affari non conclusi. E i consumatori taiwanesi sarebbero invece più propensi ad acquistare una radio per 888 dollari piuttosto che per 777. Questo perché il numero 8 in cinese ricorda la parola “ricchezza” e, come tale, porta fortuna.

SCELTE FINANZIARIE CONDIZIONATE – Per la stessa ragione, secondo un recente studio, sembra che circa il 50% degli investitori a Taiwan sia più portato ad acquistare quantità di azioni che finiscono con il numero 8, invece che con il 4. Monitorando il loro comportamento sui mercati finanziari, gli studiosi hanno concluso che gli investitori più superstiziosi soffrono di “una disabilità cognitiva generale nel prendere decisioni finanziarie”. Come sono arrivati a questo risultato? I ricercatori hanno per prima cosa costruito l'”indice di superstizione“: gli investitori che favorivano l’8 ed evitavano il 4 ricevevano punteggi più alti. Nel calcolare questo indice si è inoltre osservato che i singoli investitori avevano punteggi significativamente elevati, mentre quelli istituzionali, che si affidano più alla logica e agli algoritmi, non seguivano le loro superstizioni.

QUESTIONE DI DECIMALI – Ma non sono solo i superstiziosi a farsi “ingannare” dai numeri. Un fenomeno molto diffuso tra le persone è la preferenza per i numeri interi e per i decimali superiori a 0,5 (“price clustering”). Insomma, conclude lo studio, gli investitori superstiziosi sono generalmente cattivi investitori, ma una piccola speranza c’è. I ricercatori hanno infatti rilevato che nel corso del tempo gli investitori sono diventati meno disposti a fare affidamento alla loro parte più irrazionale nel decidere come utilizzare i loro risparmi.

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