L’Austria chiude i rubinetti a Hypo Alpe: pagheranno anche i creditori

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Il ministero delle finanze austriaco ha deciso di interrompere il supporto alla Heta Asset Resolution, bad bank di Hypo Alpe-Adria-Bank International: è il primo caso in cui si applicheranno le regole europee del bail in, che impongono perdite anche ai creditori.

di Diana Bin2 marzo 2015 | 08:08

INTERROMPERE IL SUPPORTO – L’Austria chiude i rubinetti alla Heta Asset Resolution, bad bank di Hypo Alpe-Adria-Bank International AG. E’ quanto riporta Bloomberg, secondo cui questo sarà il primo caso in cui si applicheranno le regole europee del bail in, che impongono perdite anche ai creditori. Il ministero delle finanze austriaco avrebbe deciso di interrompere il supporto a Heta – già costato circa 5,5 miliardi di euro ai contribuenti austriaci -  dopo che la bad bank ha notificato al governo di aver bisogno di altri 7,6 miliardi di euro, scrive Bloomberg. L’autorità di vigilanza austriaca, Fma, ha ordinato una moratoria dei debiti della Heta fino al 31 maggio 2016. “La decisione è stata presa a seguito dei primi risultati di un’asset review comunicati dal management di Heta”, ha fatto sapere il ministero austriaco, citato da Bloomberg. “A causa del sensibile cambiamento nella valutazione degli asset, il ministero e l’intero governo hanno deciso di non investire altre risorse in Heta”. 

LA MORATORIA DEI DEBITI –
  La moratoria immediata – che riguarda oltre 11 miliardi di euro di debiti ancora dovuti dalla bad bank – implica che 950 milioni di euro complessivi di bond in scadenza il 6 e il 20 marzo non saranno ripagati. La mossa del ministero non comporterà l’avvio di una procedura di insolvenza, che avrebbe messo a repentaglio la vendita della Hypo Group Alpe Adria AG, ovvero la parte “sana” del business, scrive ancora Bloomberg. Inoltre, evitando la procedura di insolvenza, le autorità di Vienna potranno rispettare le garanzie per 1 miliardo di euro su un debito subordinato emesso da Heta nel 2012. La Hypo Alpe Adria era stata nazionalizzata nel 2009, dopo che aveva realizzato insopportabili svalutazioni su crediti di cattiva qualità nei Balcani.

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