Ennio Doris fa l’ottimista e alza le stime sull’utile 2015

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Il patron del gruppo prevede che quest’anno il risultato netto sarà “sicuramente superiore” ai 321 milioni del 2014, “probabilmente anche in modo consistente”.

di Diana Bin29 aprile 2015 | 14:57

UTILE 2015Mediolanum alza l’asticella dell’utile netto per il 2015. “A inizio anno avevamo previsto di chiudere l’anno in linea con il 2014 (quando il risultato netto era stato pari a 321 milioni di euro, qui la notizia). Invece le cose stanno andando molto meglio del previsto, grazie al buon andamento della raccolta netta, delle commissioni di performance e delle commissioni di gestione”, ha detto il patron del gruppo, Ennio Doris (nella foto insieme al figlio Massimo), nel corso della conference call per la presentazione dei conti trimestrali (qui i dettagli). “Questo ci fa proiettare sicuramente l’utile 2015 sopra la cifra registrata nel 2014, probabilmente anche in modo consistente, ma dipende dal mercato”, ha continuato Doris, specificando che il gruppo rivedrà al rialzo anche il target per il 2016.

DOSSIER BANCA ESPERIA – Quanto alla voce, circolata più volte, di una possibile uscita del gruppo di Basiglio da Banca Esperia, la joint venture al 50% con Mediobanca, Doris ha spiegato che “quando l’abbiamo fondata, Banca Esperia era strategica per noi perché ci permetteva di accedere a una fascia molto elevata di risparmiatori che con il nostro marchio non riuscivamo a raggiungere”. Ora però, ha proseguito, “l’appeal di Banca Mediolanum è cresciuto molto, tanto che riusciamo a coprire autonomamente questo segmento, quindi Esperia non è più così strategica. A questo punto, visti anche il buon momento del settore del risparmio gestito e lo scongiurato rischio Paese, la società può essere interessante sia per gruppi stranieri che vogliono entrare in Italia, sia per il nostro partner che eventualmente voglia salire al 100%”. Fatta questa premessa, ha concluso Doris, “io sono un potenziale venditore, magari la cessione avverrà tra un anno o due, si tratta per ora solo di un’ipotesi”.

LA QUOTA IN MANO A FININVEST – Quanto infine al ricorso al Tar dell’ex premier Silvio Berlusconi contro l’obbligo disposto dalla Banca d’Italia di vendere la quota che eccede il 9,9% di Fininvest in Mediolanum, pari a circa il 20% (qui la notizia), Doris si aspetta che, se effettivamente la partecipazione sarà ceduta, “poco o niente arriverà sul mercato, perché in molti hanno già manifestato interesse”. Oggi la famiglia Doris detiene più del 40% del gruppo, una quota, ha proseguito il top manager, “sufficiente per continuare a mantenere il controllo anche senza il patto con la Fininvest di Berlusconi”. Ma, ha precisato, “se una parte di questo 20% dovesse arrivare effettivamente sul mercato, io sicuramente ne rileverei un 3,4, massimo 5%”.

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