Promotori, l’immagine migliora

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Sulla previdenza c’è oggi un’elevata domanda potenziale di consulenza per banche e reti di promotori finanziari: è quanto emerge dalla ricerca GfK Eurisko-Assoreti.

Maria Paulucci di Maria Paulucci25 maggio 2015 | 08:01

AUMENTA LA FIDUCIA – In uno scenario ancora incerto, le famiglie italiane sembrano un po’ più fiduciose e si sentono un po’ più sicure rispetto a poco tempo fa. Uno stato d’animo sostenuto dall’incremento della ricchezza finanziaria che, grazie anche al buon andamento dei mercati, alla fine del 2014 è cresciuta a 4.000 miliardi, con un +3,3% rispetto al 2013. Questa la fotografia che emerge dalla ricerca “Banche e consulenza finanziaria: il ruolo di oggi e nell’Italia di domani. Opinioni e attese”. Il lavoro, commissionato a GfK Eurisko da Assoreti, è stato presentato da Nicola Ronchetti (nella foto) nel corso del convegno “Le reti: un modello industriale al servizio della consulenza”, sabato 23 maggio a Capri. Un evento che si è tenuto in concomitanza con i 30 anni di attività di Assoreti. Ad aprire l’incontro è stato Matteo Colafrancesco, presidente di Assoreti (qui il suo intervento). A seguire, sono intervenuti Ignazio Rocco di Torrepadula, senior advisor di Boston Consulting Group, Domenico Siniscalco, vice chairman di Morgan Stanley ed ex ministro dell’Economia e delle Finanze, Giorgio Di Giorgio, professore ordinario di Politica e teoria monetaria all’Università Luiss Guido Carli, Mauro Maria Marino, presidente della VI Commissione Finanze e Tesoro del Senato, e Leonardo Totaro, managing director Mediterranean Complex McKinsey & Company. La ricerca di GfK Eurisko è stata condotta su un campione di duemila individui capifamiglia, di cui circa 500 clienti delle reti di promotori finanziari, di età compresa tra 30 e 60 anni, titolari di un conto corrente bancario o postale o di una polizza assicurativa.

MARGINI DI CRESCITA
– Il miglioramento delle prospettive non toglie però che lo scenario sia considerato più complesso. Ecco quindi che c’è un bisogno di assistenza e consulenza più alto. Gli italiani che si dichiarano competenti in materia di investimenti finanziari sono diminuiti dall’inizio della crisi, passando dal 40% del 2008 al 30% del 2015. D’altra parte, il prolungamento della crisi ha indotto le famiglie a consolidare i comportamenti di risparmio e investimento, che oggi risultano molto meno oscillanti: la quota di quelli che investono è al 43%, in linea con gli ultimi tre anni. Sono in ogni caso in aumento la consapevolezza sui propri prodotti d’investimento (l’84% del campione saprebbe indicare almeno uno tra grado di rischio, rendimento atteso, durata ottimale e ripartizione del portafoglio) e la conoscenza che del proprio profilo di investitore hanno i referenti, siano essi banche o reti di promotori finanziari. Ciò non toglie che la domanda di consulenza in aree collegate alla gestione del denaro sia in aumento, una tendenza che apre per banche e reti di promotori finanziari nuove opportunità d’intervento in aree oggi non coperte da altre professionalità.

LE OPPORTUNITA’ DELLA PREVIDENZA
– Nella graduatoria dei bisogni si colloca al primo posto la consulenza fiscale (68% di utilità percepita, coperta oggi per il 52%) seguita dalla consulenza per la costruzione della pensione (61% di utilità percepita, coperta oggi solo per il 26%), dalla consulenza per la gestione del risparmio (58% di utilità percepita e una copertura del 35%), dall’educazione finanziaria (55% e 22%) e dalla gestione dei finanziamenti (54% e 30%). La valutazione delle capacità di consulenza dei propri referenti è, nel complesso, soddisfacente, attestandosi al 71% per i clienti delle banche e all’85% per le reti di promotori finanziari, la cui reputazione registra livelli solidamente positivi. Tra gli intervistati non clienti delle reti, la propensione a investire attraverso un promotore finanziario si colloca all’11% (era al 6% nel 2012, anno dell’ultima rilevazione). Sempre forte il deficit informativo sulla previdenza, prevalgono le soluzioni fai-da-te. La recente proposta governativa di riforma della legge Fornero sembra incontrare il favore degli italiani: la maggioranza degli intervistati (74%) preferirebbe andare in pensione prima, anche a costo di percepire un assegno più basso. Sulla previdenza c’è oggi un’elevata domanda potenziale di consulenza per banche e reti di promotori finanziari: solo il 33% degli intervistati dichiara di avere idee chiare sull’ammontare della pensione futura.

Clicca per approfondire i risultati della ricerca di GfK Eurisko.

 
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