Consulenti, sindacati perplessi sulla retromarcia di Poste

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Le organizzazioni dei lavoratori si chiedono che fine faranno i financial advisor assunti per fare offerta fuori sede e poi richiamati negli uffici con una decisione a sorpresa dell’azienda

Andrea Telara di Andrea Telara31 agosto 2017 | 09:43

Che fine faranno centinaia di consulenti finanziari? Se lo chiedono in molti dentro il gruppo Poste Italiane (soprattutto tra i rappresentanti sindacali) dopo la notizia uscita ieri sul quotidiano Mf e ripresa anche da Bluerating.com (si veda qui l’articolo). La società guidata da Matteo Del Fante ha deciso infatti di bloccare l’offerta fuori sede di prodotti finanziari e di richiamare dunque negli uffici quasi 400 consulenti assunti per svolgere questa funzione e reclutati in passato nell’ambito di un progetto messo in cantiere dal precedente amministratore delegato, Francesco Caio.

Ora, dunque, Poste Italiane ha cambiato completamente rotta. A ben guardare, tuttavia, la notizia uscita ieri su Mf non è proprio un fulmine a ciel sereno. Anzi. Già da giugno l’offerta fuori sede dell’azienda era in stand-by, come si può leggere nel documento che Bluerating.com pubblica in allegato. Si tratta di due pagine di comunicato in cui il responsabile delle risorse umane dell’azienda, Daniele Giovanni Nardone, rende nota la sospensione dell’offerta fuori sede ai rappresentanti della maggiori sigle sindacali di categoria (Slc-Cgil, Slp-CislUil Poste, Failp-Cisal, Confsal-Com.Ni, Ugl-Com.Ni).

Nel documento si parla di una sospensione temporanea e transitoria dell’offerta fuori sede per realizzare “interventi migliorativi”. Per avere le idee più chiare, però, si dovrà attendere l’approvazione del nuovo piano industriale del gruppo, previsto a gennaio 2018. Solo in quel momento si saprà destino professionale attende le centinaia di consulenti finanziari delle Poste che fino alla primavera scorsa potevano operare anche fuori dagli uffici.

“Indubbiamente, la decisione presa è una sconfessione in piena regola delle strategie messe in atto dal precedente management”, dice Agostino Auricchio, funzionario sindacale in Lombardia della Slc-Cgil. Auricchio ricorda infatti come il precedente amministratore delegato dell’azienda, Francesco Caio, intendesse appunto rafforzare con decisione l’offerta fuori sede, anche con reclutamenti di professionisti provenienti dal mondo bancario e già ben formati. “La decisione di bloccare tutto, comunicataci a giugno, ci ha colti un po’ di sorpresa perché ne siamo venuti a conoscenza a cose praticamente fatte”, aggiunge Auricchio.

A ben guardare, però, non è un mistero che nell’esercito di consulenti finanziari di Poste Italiane non funzionasse proprio tutto alla perfezione. Si tratta di un aspetto già emerso in un’inchiesta realizzata lo scorso anno da Bluerating dove si metteva in evidenza la presenza di un po’ di maretta all’interno della rete del gruppo, che aveva portato i sindacati a protestare.

CLICCA QUI PER LEGGERE L’INCHIESTA DI BLUERATING SU POSTE ITALIANE
QUI SOTTO IL DOCUMENTO CON CUI POSTE HA COMUNICATO LO STOP ALL’OFFERTA FUORI SEDE

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