Consultinvest: il G20 di Shanghai 2016, che occasione sprecata

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Per la società guidata da Maurizio Vitolo le politiche monetarie super espansive hanno mostrato gravi limiti nel rilancio delle economie dei paesi sviluppati, oltre a rilevanti rischi per la stabilità dei mercati finanziari.

Chiara Merico di Chiara Merico9 marzo 2016 | 07:55

I LIMITI DELLE POLITICHE MONETARIE SUPERESPANSIVE – “In una nostra recente riflessione avevamo indicato come fosse sempre più urgente e necessario prendere atto che le politiche monetarie super espansive hanno mostrato gravi limiti nel rilancio delle economie dei paesi sviluppati, oltre a rilevanti rischi per la stabilità dei mercati finanziari”, nota Consultinvest, società guidata da Maurizio Vitolo. “Avevamo anche sottolineato la necessità di porre al centro delle prossime manovre di politica economica le buone vecchie politiche fiscali, Investimenti e redistribuzione delle risorse attraverso la leva fiscale, soprattutto se promosse in modo coordinato a livello globale. Il G20 di Shanghai, tenutosi il 26 e 27 febbraio, poteva essere la migliore occasione per dare un forte segnale in tal senso. Purtroppo non è stato proprio così”.

UN APPUNTAMENTO INTERLOCUTORIO – Per Consultinvest “si è trattato di un G20 particolarmente interlocutorio. Come già nel precedente G20 di settembre ci si è limitati a prendere atto che le politiche monetarie, da sole, non hanno la possibilità di stimolare una crescita “bilanciata” (questo è il termine utilizzato che deve essere letta come l’incapacità di risolvere il problema di una crescita globale stagnante). Tuttavia si è persa l’occasione per rendere più centrali le politiche fiscali, tantomeno quelle globalmente coordinata. L’accento sui rischi è stato posto solo su quello che una possibile Brexit comporterebbe. Mentre è risultato evidente il desiderio del G20 di sottolineare come la crescita economica globale non sia così a rischio, come invece i mercati hanno iniziato a temere. Alcuni analisti ed opinionisti, infatti, hanno iniziato a spostare il dibattito sulla necessità d’interrompere l’attuale fase caratterizzata esclusivamente da interventi di politica monetaria fatta di QE e di tassi negativi per pilotare l’indebolimento dei cambi: un gioco a somma zero a livello globale che non ha dato frutti duraturi e che stride con la realtà dei comunicati del G20 che da anni si dichiara contrario alle svalutazioni competitive”.

OGNUNO PER LA PROPRIA STRADA – “Sulla necessità di ripristinare la leva fiscale il G20 si è limitato a ribadire che si deve utilizzare la flessibilità fiscale già esistente in ogni Paese che è però poca cosa se misurata in termini di PIL. E’ quindi rimasta totalmente assente la prospettiva di una risposta anti-ciclica e coordinata di natura fiscale, sia la ricerca di un maggior coordinamento sulle politiche valutarie (con obiettivo di eliminare l’incertezza sul futuro della valuta cinese). E’ evidente che i Paesi del G20 vogliono andare ognuno per la propria strada, evitando così di riconoscere il parziale fallimento di quanto fatto finora ed evitando di doversi imbarcare in onerose e politicamente scomode manovre fiscali. Più facile, invece, seguire ancora la strada già intrapresa e quella politicamente più stabile: ovvero quella della deflazione monetaria che lascia alle banche centrali tutto il peso di massicci interventi, che purtroppo stanno dimostrandosi sempre meno utili, sperando che il basso prezzo del petrolio stimoli i consumi e la domanda interna”, nota Consultinvest.

PREOCCUPAZIONE ECCESSIVA – “Quindi non può che dedursi che il mondo politico giudica eccessiva l’attuale preoccupazione dei mercati per la crescita e per l’inefficacia delle attuali politiche economiche e ritenga altamente improbabile quella di una recessione globale, che tecnicamente si realizza quando la crescita globale scende al di sotto del +2% annuo (nel 2015 siamo arrivati al +2,5%). Questo G20 di Shanghai ha confermato la mancanza di lungimiranza del mondo politico, che la storia insegna si muove sempre con ritardo, costretto dalle necessità senza mai riuscire ad anticipare gli eventi. Infatti il G20 non ha raccolto i numerosi inviti degli analisti, non perché convinto di avere ragione, ma solo perché è più facile stare fermi che mettersi in discussione e cercare altre vie. E’ forse possibile che i mercati finanziari si stiano preoccupando persino in modo eccessivo, arrivando a scontare il rischio recessione in modo troppo ravvicinato”, osserva la società guidata da Maurizio Vitolo. “Tuttavia la mancanza di crescita a livello globale è un dato di fatto presente da ormai tempo e che stride con l’entità degli sforzi intrapresi finora. Quindi è palese che la strategia seguita finora non funziona. Un G20 che rimane fermo sulle sue posizioni è un G20 che accetta di prendersi grandi rischi. Dobbiamo solo sperare che il mondo politico abbia ragione e i mercati torto. Ciò è possibile, ma anche difficile visti i precedenti (es 2008-2009). Oppure dobbiamo sperare che il mondo politico se ne renda conto prima che i mercati forzino la mano costringendolo a prendere, in modo affannato, affrettato e decisamente più oneroso, le stesse decisioni che potevano essere prese a Shanghai. Un film già visto tante altre volte … purtroppo”. 


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