Consulenti, Bufi (Anasf) lancia l’allarme remunerazione

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Il presidente dell’associazione di categoria dei cf, in una intervista a Bluerating, si dice convinto di prossimi interventi sui margini da parte delle reti che andranno a toccare anche i guadagni dei consulenti finanziari.

Marco Muffato di Marco Muffato21 settembre 2017 | 08:53

Arriva da Consulentia il grido d’allarme di Maurizio Bufi (nella foto), presidente di Anasf. La Mifid 2 tra tante cose buone potrebbe portare un regalo sgradito: una sforbiciata alle remunerazioni dei consulenti finanziari.Maurizio Bufi A questa decisione impopolare potrebbero essere indotte le reti a seguito delle spinte della seconda versione della direttiva europea verso una maggiore qualità del servizio, maggiore trasparenza dei costi e pressione competitiva in aumento. Bufi torna anche sul tema dell’offerta fuori sede dei cf autonomi riaffermando le forti perplessità sulla decisione del governo.

 Bufi, nella tavola rotonda della giornata di apertura dell’edizione torinese di Consulentia lei ha espresso il timore che una maggiore pressione sui margini collegata alle nuove norme della Mifid 2 possa costringere le reti a scelte impopolari in tema di remunerazione. Davvero c’è il rischio di una riduzione dei guadagni dopo il 3 gennaio 2018 per i consulenti finanziari? Cosa si attende dalle società mandanti?

Questa è la domanda delle domande, ieri mi è stato facile interpretare il sentiment della sala – che peraltro conoscevo – sul tema. Il rischio o la possibilità che ci sia un intervento sui margini non è un’ipotesi remota ma verosimilmente è già una realtà. Mi giungono voci di interventi in arrivo in questa direzione. E le rassicurazioni che abbiamo avuto dai tre esponenti delle reti presenti (Giovanni Pirovano, vice presidente di Banca Mediolanum; Dario di Muro, amministratore delegato di Finanza e Futuro Banca; Ferdinando Rebecchi, responsabile Life Banker di Bnl Bnp Paribas. N.d.g.) non mi hanno tranquillizzato. Questa preoccupazione sulla diminuzione dei livelli provvigionali esiste tanto più perché questa è in parte associata al nuovo paradigma introdotto dalla Mifid 2, che mantiene la struttura tradizionale di remunerazione ma a fronte dell’innalzamento del livello di qualità del servizio, e in parte dovuta alle ulteriori richieste di trasparenza e alla forte concorrenza sul mercato.

Il Consiglio nazionale dell’Anasf ha recentemente approvato un documento sulla Mifid 2. Quali sono i contenuti principali del documento, con quali obiettivi l’avete approvato?

La valutazione che il Consiglio nazionale fa del recepimento Mifid 2 è in gran parte positivo perché valorizza il ruolo della consulenza come elemento centrale nella relazione con la clientela. Riteniamo di essere per storia e competenza tra gli operatori più accreditati per svolgerla al meglio e questa consapevolezza nasce dal fatto che il consulente finanziario fa consulenza per conto dell’intermediario redendo esecutive le raccomandazioni attraverso il collocamento. Conseguentemente il nostro servizio diventa chiavi in mano, completo. Il Consiglio nazionale ha peraltro evidenziato due elementi poco graditi: l’offerta fuori sede estesa ad altri operatori e il mancato accoglimento nell’ordinamento della persona giuridica. Il Consiglio nazionale, proprio per rafforzare il ruolo dei consulenti finanziari, si impegna a diffondere la nuova cornice normativa che amplia il livello di tutele dei risparmiatori.

Parliamo proprio delle forti perplessità dell’Anasf sulla approvazione del nuovo testo dell’articolo 30-bis che prevede la possibilità di offrire e prestare la consulenza fuori sede per i consulenti autonomi e per le società di consulenza sempre mediante i consulenti autonomi.  Quali sono i rischi reali di questa previsione normativa a suo giudizio?

Nel momento in cui gli ex pf sono diventati consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede vuol dire che sono stati connotati con questa caratteristica attraverso un’esclusività. Non solo: nel momento in cui questa attività dell’offerta fuori sede viene estesa ad altri soggetti la nostra denominazione perde di specificità. Questo non vuol dire che l’offerta fuori sede degli autonomi determini la possibilità di fare le stesse cosa dei nostri cf abilitati: ricordo infatti che i cf autonomi possono fare solo consulenza con divieto di fare oltre al collocamento anche la ricezione e trasmissione di ordini. Pertanto riteniamo che il nostro modello di servizio sia decisamente più ampio e completo.

Quali soluzioni vede possibili nell’Albo unico in materia di vigilanza delle nuove categorie e di responsabilità nei confronti dei risparmiatori? Non vede una possibile disparità e una minore tutela per i clienti tra il mondo dei consulenti abilitati all’offerta fuori sede dove le società mandanti sono chiamate a rispondere in solido di comportamenti dolosi dei propri cf mentre per i cf questa responsabilità in solido è assente? Come si può ovviare?

Un conto è controllare questi operatori presso la propria sede se sono persone fisiche o presso la sede sociale in caso di società e un conto è controllare questi soggetti quando operano fuori sede. Altro aspetto è l’assenza di adeguati presidi di protezione dell’investitore. Nel caso delle reti esiste la responsabilità solidale tra consulente e società mandante mentre nel caso degli autonomi questo rapporto di ulteriore garanzia e di protezione del risparmiatore non c’è e quindi devono essere attivate delle adeguate coperture di natura assicurativa.

Qual è il suo bilancio della edizione torinese di Consulentia. Quali novità possiamo attenderci per l’edizione di Consulentia 2018 a Roma del prossimo febbraio?

Il bilancio di Torino è più che positivo. Abbiamo avuto oltre 1250 partecipanti unici nei due giorni. La sala è stata sostanzialmente piena sia il primo che il secondo giorno Credo che l’attualità dei temi abbia inciso favorevolmente sulla partecipazione così numerosa. Sottolineo poi i 30 partner e sponsor intervenuti, un attestato di sostegno considerevole per Consulentia. Quello di Roma, lo ricordo, è l’evento nazionale e alcuni dei temi anticipati a Torino verranno sicuramente ripresi. Non potremo non parlare della Mifid 2 a un mese della sua entrata in vigore quando sarà più chiaro il quadro regolamentare. Chiudo con un dato significativo: l’anno scorso avemmo 50 sponsor, che sono confermati anche per l’edizione 2018.

 

 

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1 commento

  • gio says:

    “Pertanto riteniamo che il nostro modello di servizio sia decisamente più ampio e completo”…così dice il Sig. Bufi…ma il sig. Bufi sa che le due professioni non hanno nulla in comune …e allora, il problema dove sta??????? vogliamo continuare a confondere la gente????

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