Messina (Intesa Sanpaolo): npl, servono correttivi a regole Bce

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Il ceo commenta anche la vendita dello 0,95% del capitale da parte della Compagnia di San Paolo, così come previsto dal protocollo Acri-Mef.

di Redazione11 ottobre 2017 | 08:57

“Considero una priorità assoluta la riduzione di npl ed è quello che stiamo facendo, li stiamo riducendo dimostrando che è Carlo Messinapossibile recuperare. Noi entro due anni torneremo a livelli pre-crisi”. Lo sottolinea il ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina (a destra, in una foto di archivio) in un suo intervento a Vicenza martedì 10 ottobre. “La permanenza di npl come criterio la considero però una forzatura perché se hai la possibilità di recuperare non vedo perché si debba restare dentro un criterio rigido di 2 o 7 anni. Su questo documento francamente ci sono alcuni punti di attenzione ed elementi su cui mi sento di dissentire”, spiega. “L’obiettivo della contrazione degli npl è assolutamente corretto e le richieste sono sacrosante. Quello che secondo me richiede un correttivo è questa meccanicità nella definizione dei valori, che è una regola grossolana”, dichiara Messina riferendosi alle stringenti regole della Bce sui crediti non performing.

Messina commenta anche la vendita dello 0,95% del capitale da parte della Compagnia di San Paolo, così come previsto dal protocollo Acri-Mef, che impone alle Fondazioni di ridurre l’esposizione a singoli investimenti. “In un momento in cui questo Paese sta perdendo i suoi campioni nazionali, trovate corretto che si chieda a delle Fondazioni di dismettere le loro azioni in un’azienda secondo il principio che non può essere concentrato più del 30% del patrimonio in un asset? È una regola che andava bene per Mps, ma forse bisognerebbe valutare anche che, se questa azienda è una delle più redditizie d’Europa e difficilmente le Fondazioni potranno trovare investimenti con ritorni maggiori, allora forse posporre il tempo in cui si chiedono questi interventi lo avrei trovato ragionevole”.

“Parlo da italiano e non da a.d. di Intesa“, aggiunge, “anche perché credo che rimarranno comunque azionisti importanti. Le Fondazioni hanno garantito a questa banca di avere un percorso di sviluppo e hanno sempre sostenuto le scelte del management. In questo Paese”, dice ancora Messina, “sottovalutiamo quanto sia strategico il mantenimento di noccioli duri italiani e devo riconoscere il valore strategico della presenza di azionisti come le Fondazioni nel capitale di Intesa Sanpaolo. Non vorrei mai”, conclude, “che tra qualche anno dovessimo trovarci alle prese con la messa a punto di golden power nel settore bancario”.


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