Bufi (Anasf) ai commercialisti: “Nell’Albo dei cf si entra con l’esame”

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Il presidente della maggiore sigla di categoria dei consulenti finanziari f esprime perplessità sulla possibilità che gli esperti contabili possano esercitare d’ufficio la professione di financial advisor.

Andrea Telara di Andrea Telara15 novembre 2017 | 09:00

“Il possibile approdo dei commercialisti, alla sezione degli autonomi, nell’Albo unico dei consulenti finanziari, previsto dell’emendamento alla legge di Bilancio firmato da due senatori, ci lascia assai perplessi”, parola di Maurizio Bufi, presidente dell’Anasf, che ha commentato così la notizia uscita ieri su Bluerating (leggi qui) di un emendamento shock in Senato per consentire ai dottori commercialisti di poter esercitare d’ufficio la professione di cf.

 

Ecco, più, nel dettaglio, il commento rilasciato a Bluerating dal presidente dell’Anasf: “Intanto, quando si parla di ampliare la platea di soggetti che possono svolgere un’attività riservata e regolamentata ex-legge occorre domandarsi, nel nostro ambito, se sono salvaguardati i principi generali di tutela del risparmio. Poi, occorre valutare se è logico prevedere delle eccezioni, rispetto all’architettura già prevista di accesso all’Albo pubblico, cioè i requisiti di professionalità (oltre quelli, gli ovvii di onorabilità); requisiti che si ottengono attraverso modalità di selezione, garantiti dal superamento di un apposito esame di “abilitazione”. C’è poi la modalità di diritto, sulla quale occorre ancor maggiore attenzione, poiché da sola l’esperienza non basta a soddisfare le richieste del mercato e un adeguato livello di qualità nel servizio. Per alcuni soggetti è già previsto un percorso “semplificato”, ma si tratta di una casistica del tutto marginale e comunque riconducibile ad un campo affine a quello finanziario, cioè quello assicurativo.Vale anche per gli appartenenti ad un ordine come quello dei commercialisti? Torna, nuovamente, la commistione e sovrapposizione di attività che solo ad un’analisi superficiale sono sovrapponibili o simili. Le competenze e le esperienze oggi richieste dal mercato per svolgere la professione di consulente finanziario, nelle sue varie accezioni, sono uniche e richiedono percorsi formativi e modalità selettive altrettanto speculari, non facilmente assimilate da altre professioni, che hanno altra importanza nell’ecosistema generale dell’economia e della finanza, con storie, origini e loro specifiche caratterizzazioni. Tutto si può acquisire, ovviamente, ma nei dovuti modi. E non è soltanto una valutazione che scaturisce dalle dinamiche del mercato, ma anche dagli ormai imminenti indirizzi di origine europea e dalle regole che in materia di competenze ed esperienze stanno per essere introdotte nell’ordinamento italiano dal 2018”.

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