Mifid 2, tutte le paure dei consulenti

A
A
A

Tra le maggiori preccupazioni spicca la trasparenza dei costi che sarà imposta dal 3 gennaio 2018

di Redazione21 novembre 2017 | 11:47

Di seguito pubblichiamo l’intervento di Nicola Rocchetti (nella foto), business directori di Gfk

Terrore, terrore allo stato puro: questo è lo stato d’animo dei professionisti della finanza di fronte agli effetti che potrà produrre la Mifid 2. Questo
terrore si percepisce leggendo
tra i numeri delle molte ricerche che GfK realizza periodicamente
e sta realizzando sul mondo dei consulenti finanziari (PF Monitor, private banker monitor e più recentemente la prima ricerca internazionale in 12 paesi realizzata da Gfk per Efpa in memoria di Aldo Varenna e presentata a Venezia lo scorso 13 ottobre).

LE IDEE POCO CHIARE DEI CLIENTI –Un terrore ben comprensibile soprattutto se teniamo conto
del punto di vista dei clienti
dei consulenti finanziari, ben fotografato dalla lucidissima analisi sui dati Gfk (Multifinanziaria e PF Monitor) fatta da Massimo Caratelli dell’Università Roma Tre e presentata in Consob durante la Word Investor Week 2017.
Il 45% dei clienti dei consulenti finanziari non sa come viene remunerato il proprio consulente, il 37% ritiene che la consulenza sia a titolo gratuito, l’11% ritiene che ci sia una commissione costituita da un importo fisso, il 4% che la commissione sia variabile in base all’ammontare della complessità
e dell’entità dell’investimento,
e infine il 3% ritiene che la commissione sia legata al rendimento ottenuto. Come dire, tante idee molto confuse.
Dati imbarazzanti, sia per i clienti (verrebbe da chiedersi se ci sono
o ci fanno?) che per i consulenti, che fanno ben comprendere la paura di chi da domani dovrà dire ai propri clienti che fino a oggi i costi c’erano ma erano nascosti e da domani li pagherà a prescindere dai risultati che lui saprà portare
a casa. E d’altronde questa volta tutti sanno che non si scherza, sicuramente i più cercheranno di fare melina e di tenere le posizioni acquisite ma dal 3 gennaio 2018 la legge è legge e sarà uguale per tutti. Di cosa parliamo? Di una vera e propria rivoluzione che imporrà più trasparenza e costringerà tutti gli operatori finanziari a cercare valore che giustifichi le loro commissioni.

Ma fino a ora cosa hanno fatto?
I più, non tutti, hanno giocato con la scarsa cultura finanziaria degli italiani e puntato sul fatto che tanto quello che conta è la relazione con il cliente. Come dire, basta fargli gli auguri al compleanno e mandargli un cesto di frutta a Natale tanto lui si fida di noi.

EFFETTI REALI, ECCO LE IPOTESI – Sia chiaro: la maggior parte dei consulenti e degli operatori finanziari ha fatto bene. Se non fosse così l’industria del risparmio gestito in Italia non sarebbe il campione europeo che è oggi, ma da domani non ci sarà più spazio per la libera iniziativa e il senso etico del singolo: sarà legge, dura lex sed lex. Sono stati scritti fiumi di inchiostro sugli effetti della Mifid 2 e non c’è un giorno, da un anno a questa parte, che non ci
sia un dibattito, un congresso, un convegno sul tema. Ma gli effetti reali nessuno è oggi in grado di valutarli, semmai di ipotizzarli. Facciamo anche noi questo esercizio e immaginiamo un quadro meno positivo della media degli analisti, augurandoci ovviamente di sbagliare. Sei potrebbero quindi essere le possibili conseguenze della Mifid 2.

1) Lato offerta e distribuzione, ci sarà un ulteriore accelerata alla rincorsa alle gestioni patrimoniali e ai prodotti wrapped che consentono di palesare in modo meno diretto le commissioni proprio in ragione stessa della loro origine; in altri termini sono, per fare una metafora, come un menù degustazione in un ristorante stellato in cui si paga in un package il servizio, lo chef e la scelta degli abbinamenti e a nessuno viene in mente di confrontare il prezzo del singolo piatto alla carta

2) Lato prodotti e sgr ci sarà una rincorsa ai migliori gestori, oggi quasi certamente nel comparto azionario in grado di generare alpha e quindi grazie a livelli di rischio caratterizzati da un’ampia forchetta (+/- 10%?) in grado di giustificare una commissione.

3) Come alternativa al punto 2) si affermeranno sempre di più prodotti a gestione passiva (Etf) oppure robo-advisor caratterizzati da intelligenza artificiale e da algoritmi sempre più sofisticati e probabilmente meno fallibili degli uomini.

4) Assisteremo a una concentrazione e a una selezione delle sgr e delle società distributrici, come conseguenza diretta della riduzione dei margini commissionali.

5) Ci sarà una selezione darwiniana dei consulenti finanziari: sopravvivranno solo
 i più bravi, con portafogli più ampi e diversificati e clienti mediamente più grossi. I più piccoli non riusciranno a sopravvivere e i loro portafogli saranno affidati nelle mani di altri.

6) Dal lato della domanda, 
i clienti si divideranno in due categorie: quelli che vorranno
e potranno permettersi la consulenza e quelli che non vorranno o potranno pagarsela e quindi dovranno fare da sé o imparare a comunicare con un robo-advisor.

Come dire “don’t panic” and smile… ma un po’ di panico, se dovessero avverarsi anche solo la metà delle sei conseguenze suddette, è più che giustificato.

Share on Facebook0Tweet about this on Twitter0Share on LinkedIn385Email this to someonePrint this page

Non è possibile commentare.

ARTICOLI CORRELATI

Ronchetti (Gfk): “Le doti che un buon consulente deve avere”

Ronchetti (Gfk Eurisko): “le regole europee, choc per le banche”

Ronchetti (Gfk Eurisko): “Il personal branding è fondamentale”

Ti può anche interessare

Congressi Anasf, gli eletti in Trentino Alto Adige, Piemonte, Valle d’Aosta e Umbria

I risultati nelle ultime 4 regioni che hanno votato per il rinnovo degli territoriali ...

Ubi Banca, aumento in vista

L'istituto guidato da Victor Massiah potrebbe sfruttare la prima finestra disponibile nel mese di gi ...

Anche Widiba punta sui Pir

I piani individuali di risparmio entrano a fare parte dell’offerta della banca controllata dal Mon ...