Intesa SP, un wealth management dalle uova d’oro

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L’ad Carlo Messina: “Puntiamo a diventare leader in Europa in termini di profilo di rischio e nel wealth management vogliamo essere la più banca redditizia in Europa.

Francesca Vercesi di Francesca Vercesi6 febbraio 2018 | 16:20

Il polo del wealth management è uno dei principali fronti di espansione e rafforzamento di Intesa Sanpaolo che punta anche su un corposo sviluppo del business assicurativo non motor e su una significativa riduzione dei crediti deteriorati con l’obiettivo di mantenere solida e sostenibile la creazione di valore per gli azionisti. È quanto emerge dal piano d’impresa 2018-2021 di Cà de Sass.

La banca punta a rafforzare la fabbrica prodotto del risparmio gestito portando le masse gestite di Eurizon a circa 400 miliardi nel 2021 (dai 314 attuali). In questo settore, ha detto l’ad Carlo Messina di fronte a una platea di giornalisti, «nel polo dell’asset management stiamo valutando una partnership con un operatore industriale globale come possibile acceleratore della strategia dove noi, comunque, intendiamo mantenere il pacchetto di maggioranza. Stiamo valutando vari player internazionali ma non abbiamo ancora deciso. Eurizon è un player ai vertici del mercato ma è troppo dipendente dal business captive, ha un ottima base di costo ma va considerato che se si vuole diventare leader non ci si può riferire solo al mondo captive: per fare un buon lavoro è bene anche diversificare, ci sarà quindi del valore in un’alleanza strategica dove però per noi, ripeto, sarà molto importante mantenere la maggioranza. Se ci saranno le condizioni per farlo, l’operazione avverrà nel corso del 2018. Il timing in Italia è importante, non aspetteremo certo degli anni».

Quanto alle indiscrezioni di stampa che, in tema di riassetto del polo del wealth management, indicavano un unico governo per le fabbriche e i prodotti e dunque il collegamento tra Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking e Eurizon Sgr, Messina ha risposto in modo secco che «un collegamento non è credibile in nessun modo dato che ritengo sia essenziale tenere ben distinte la fabbrica prodotto dalla distribuzione».

Quanto ad altre indiscrezioni di stampa che parlavano di una Ipo di Fideuram, ha aggiunto: «non abbiamo mai parlato di sbarco in Borsa e quindi non c’è nulla da confermare o smentire. Ci tengo a dire, inoltre, che Fideuram è un’azienda fortissima di cui ho piacere di detenere il 100%». E in tema di raccolta del risparmio gestito, ha precisato che «l’asset management sta continuando a crescere, è cresciuto nel corso del 2017 e nel mese di gennaio 2018 ha già incassato buoni risultati». Mentre nel polo del private banking non ci sono acquisizioni in vista. Qui l‘obiettivo è entrare nella top fice europea per masse gestite con un flusso di raccolta netta gestita di Fideuram-Intesa Sanpaolo Private Banking pari a 55 miliardi nel 2018-2021. In abito private, «siamo top class player in Europa, da 500 milioni di utile netto siamo a 900 milioni oggi e l’ obiettivo è di 1,2 miliardi nel 2021».

Diventare leader in Europa. «Puntiamo a diventare leader in Europa in termini di profilo di rischio e nel wealth management vogliamo essere la più banca redditizia in Europa. La nostra è una dichiarazione di leadership in Europa; in termini di capitalizzazione di borsa lo siamo già. Vedremo comunque l’atteggiamento del supervisore europeo nei confronti del level 2 e level 3». E ha tenuto a precisare: «in questo piano c’è una componente di aspirazione, vogliamo diventare leader lavorando sui punti principali di un paese che secondo me è ‘il posto dove stare’. Nella comparazione con gli altri, noi sentiamo di avere una responsabilità dato che siamo una banca che opera col risparmio delle famiglie e che ha raggiunto un trilione di masse in gestione. Intendiamo togliere di mezzo il problema dei Npl: è esageratamente percepito come problematico ma è bene prendere atto che le cose vanno fatte e risolte. Vogliamo accelerare sul recupero e sulle vendite e lo faremo attraverso strategie di crescita in termini di ricavi, soprattutto sul fronte del wealth management e protection. In più vogliamo diventare la prima compagnia assicurativa in Italia sul non motor. Certo si farebbe prima attraverso la dismissione degli Npl ma il problema è il book value. Di certo noi non vogliamo arricchire i fondi di private equity. Abbiamo messo le condizioni per accelerare da soli. Lo vedremo nel corso dei prossimi mesi. Voglio lavorare sul wealth managment protection e sul non motor. Da lì faremo ricavi. Siamo il network retail più forte in Italia e anche in Europa. Quello che è realmente strategico per una banca è il post vendita. Per questo metteremo 500 persone a rafforzare la fabbrica prodotto».

Il mondo del non motor retail è la prima voce di crescita, poi ci sono wealth management e sme. «I nostri tratti distintivi quindi sono riduzione del rischio, la riduzione dei costi e la crescita. Questi sono gli elementi qualificanti, molto più del pagamento dei dividendi». Il gruppo metterà sul piatto 300 miliardi di euro di cui 200 miliardi in impieghi incrementali e «daremo impulso al paese erogando credito anche a soggetti in difficoltà: vogliamo diventare la prima banca d’impatto al mondo e lanceremo un progetto per combattere la povertà su scala dimensionale più forte». Il rischio maggiore oggi? «Una recessione del nostro Paese. In questo caso, dovremo riformulare il piano di impresa ma non è uno scenario che vedo. Il paese è in pieno recupero e il trend è dell’1,3% di Pil», ha aggiunto Messina. La banca oggi ha 37 miliardi di euro di titoli di stato italiani. «Pensiamo che nel corso del piano di impresa resteremo intorno a questo numero». Tommaso Corcos (attuale ad di Eurizon) a Fideuram? «La prossima domanda, grazie», ha concluso.

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