Levi (Fideuram Ispb): “Mifid 2? Una rivoluzione nella consulenza”

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Intervista al responsabile modello di business di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking. “La direttiva europea darà impulso a una forma più evoluta di advisory, remunerata in modo trasparente”

Marco Muffato di Marco Muffato16 marzo 2018 | 11:00

Cosa sta cambiando con l’arrivo della direttiva europea Mifid 2 nelle reti di consulenti finanziari? BLUERATING lo ha chiesto a Raffaele Levi (nella foto), responsabile modello di business di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking.

Sono molte le novità previste dalla Mifid 2. Come sta cambiando il mercato?


Mifid 2 punta a incrementare
la qualità del servizio al cliente facendo leva su maggiore trasparenza, professionalità degli operatori e assistenza continuativa al cliente. Al momento operatori simili stanno facendo scelte piuttosto omogenee in termini di posizionamento. Tuttavia, col tempo, la maggior trasparenza indurrà una certa selezione degli operatori in base alla loro effettiva capacità di trasmettere al cliente il valore del servizio erogato.

Trasparenza e fiducia
restano, dunque, elementi imprescindibili…


Assolutamente sì, i nostri professionisti hanno acquisito
la fiducia dei clienti stando loro vicini nel corso dei momenti più importanti della vita, supportandoli nelle decisioni d’investimento e oggi non temono confronti con altri operatori per quanto riguarda fiducia e trasparenza.

Come cambierà il modello di remunerazione?


La consulenza verrà remunerata
in modo sempre più diretto,
grazie alla diffusione di servizi di advisory evoluta. Gli operatori del private banking consolideranno modelli di consulenza patrimoniale sempre più orientati al wealth management, con l’obiettivo di fidelizzare il cliente e assisterlo in un’ottica realmente a 360 gradi.

C’è chi sostiene che la direttiva europea vada a erodere i margini di rendimento di banche e consulenti. Cosa ne pensa?

Più che a un abbassamento dei costi ci sarà, presumibilmente,
un ribilanciamento delle fonti di ricavo, nel senso che il mercato sarà portato sempre più a prezzare in modo diretto gli elementi a cui il cliente attribuisce un valore. Potrebbe quindi esserci una maggiore diffusione di servizi di consulenza evoluta a pagamento e la nascita di nuovi modelli di servizio o di pricing.

Ha parlato di nuovi modelli di servizio. Qualche esempio?

Realisticamente si assisterà a
una crescente specializzazione dell’offerta in base al segmento
e alla complessità delle esigenze
del cliente. Gli operatori migliori
e i professionisti più qualificati si posizioneranno prevalentemente
su modelli di consulenza a maggior valore aggiunto, con servizi personalizzati adatti a rispondere a esigenze complesse. Un evento già presente in altre industry, vedasi la diffusione delle compagnie di volo low cost che non ha impedito lo sviluppo dei viaggi di lusso, anzi lo ha alimentato. Gli hard discount non hanno impedito la nascita di boutique alimentari, da Eataly a Bio c’Bon.

Quale consiglio darebbe ai cf?

Vorrei lanciare una piccola provocazione: dovete prendere
la Mifid 2 di petto, assicurando
il massimo del servizio e dell’assistenza ai clienti migliori, spiegando loro quali sono le novità introdotte dalla direttiva. Per
farlo occorre considerare la Mifid
2 come un insieme di misure per tenere i clienti al riparo da pratiche scorrette.

Uno sguardo completamente nuovo nell’interpretare la regolamentazione Mifid 2…

È davvero così. Mai come ora è importante cambiare la prospettiva con cui si guarda la Mifid 2 e guardarla con gli occhi del cliente. La nuova regolamentazione è
un insieme di tutele e non di adempimenti.

Ancor più importante considerati i casi di risparmio tradito…
..

Il percorso normativo nasce
con l’obiettivo di far sì che la storia impari dalle cicatrici che
i risparmiatori portano ancora sulla pelle a causa dei tanti avvenimenti degli ultimi 15 anni e dei numerosi scandali finanziari. Ciò è avvenuto anche a causa di alcune falle del sistema: portafogli non adeguati al profilo al rischio del cliente, prodotti troppo complessi rispetto alla capacità di comprensione dell’investitore. Scarsa diversificazione del portafoglio, insufficiente qualifica e professionalità degli operatori, inadeguata gestione dei conflitti di interesse, scarsa trasparenza.

Altri vantaggi per i risparmiatori?

L’obiettivo è innalzare gli standard di qualità dell’offerta. La nuova direttiva europea può essere vista come una “dichiarazione di guerra” contro le forme di concorrenza scorrette, come l’applicazione di costi occulti o la cattiva gestione dei conflitti d’interesse, spostando la sfida competitiva su ciò che i migliori professionisti sanno fare meglio: la consulenza al cliente.


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