Libretti delle Coop, troppi rischi rispetto ai vantaggi

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Il recente salvataggio della Unicoop Tirreno fa riflettere sulla potenziale pericolosità dei prestiti sociali se interpretati come forme di investimento.

Marco Muffato di Marco Muffato13 gennaio 2017 | 08:30

Domanda. Due anni fa vi scrissi per segnalare che avevo sconsigliato dei miei clienti di investire in “libretti Coop” e mi confermaste che erano assolutamente da evitare come forma di impiego di liquidi. Avevamo ragione entrambi visto anche il salvataggio di Unicoop Tirreno effettuato probabilmente per non spaventare i depositanti. Che ne pensate?

C.B., Bologna

Risposta. Tutto vero: alcune settimane fa, con una decisione passata parecchio sotto silenzio sui media le grandi cooperative di consumo operanti col marchio Coop hanno deliberato un intervento straordinario a parziale sistemazione dei parametri di bilancio di Unicoop Tirreno che ha una raccolta di un miliardo e cento milioni di euro proveniente da oltre centoventiduemila soci-prestatori in possesso di “libretti”. Si tratta di cifre troppo elevate, segno che la percezione del rischio è del tutto deformata dal marchio Coop. Per dirla in maniera tecnica, i clienti soffrono di “home-bias”. Il deposito medio è infatti di novemila euro, una somma che andrebbe ridotta del 95% per essere ragionevole. Disporre di 400-500 euro sempre pronti per l’utilizzo, ossia per fare la spesa, è logico. Oltre invece si tratta di forma di investimento analoga al conto di deposito ma enormemente più rischioso del prodotto bancario che offre ben altra sicurezza. Un rischio non ricompensato dal rendimento.

Il crack della Coop Costruttori di Argenta del 2003 non è servito, ma pare che nemmeno gli assai più recenti dissesti delle Cooperative Operaie di Trieste e di Coop Carnica siano serviti a “svegliare” il pubblico. Come scrivevamo due anni fa  sono state nel tempo storpiate le motivazioni alla base del prestito sociale, vale a dire il prestito che un socio effettua nei confronti della cooperativa di cui è membro, passate a forma di finanziamento vera e propria in alternativa, assai più economica, dei canali bancari. Non possiamo quindi che rinnovare, rafforzandone l’intensità, l’invito a suo tempo effettuato a non investire nei cosiddetti “libretti” delle Coop, di qualunque tipo essi siano.

 

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