Consulenti leader del mercato in cinque anni

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Dopo l’emanazione del decreto da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze si attendono i regolamenti a firma Consob e la nascita dell’Organismo per la tenuta dell’Albo. Ma intanto si accende il dibattito (e cresce la confusione) intorno al tema della consulenza finanziaria.

di Redazione30 gennaio 2009 | 16:40

Molti operatori del settore ritengono di conoscere la consulenza indipendente e sono convinti già di prestare questo servizio. Occorre invece distinguere tra le diverse figure professionali, ognuna con la sua dignità e specificità, le quali svolgono attività differenti sul mercato. Riteniamo, quindi, che per chiarezza e trasparenza nei confronti degli investitori sia utile far comprendere al mercato le peculiarità del servizio di consulenza in materia di investimenti prestata dal consulente finanziario indipendente fee only (il quale, remunerato esclusivamente dal proprio cliente, sarà l’unico soggetto a potersi iscritto all’Albo dei Consulenti Finanziari che nascerà nei prossimi mesi).    
 
Dal punto di vista pratico, la prima attività messa in atto dal consulente indipendente è l’analisi delle condizioni (commissioni di negoziazione, tasso attivo e passivo, spese varie, ecc.) applicate al cliente dalla sua banca fisica (sportello tradizionale) e/o online. Naturalmente sarà necessario un intervento volto a ridurre tutti i costi a carico dell’investitore (se ciò non fosse possibile, sarà necessario indicare uno o più intermediari alternativi, che offrano delle condizioni migliori e maggiore trasparenza). Come può una figura professionale legata ad una banca o ad una rete di vendita, svolgere questo essenziale servizio?

Il secondo step è relativo agli impegni finanziari dell’investitore; infatti, nella stragrande maggioranza dei casi, si ottengono notevoli riduzioni degli spread applicati su mutui e finanziamenti e quindi una conseguente riduzione degli importi delle rate da versare. Questo si ottiene molto spesso rimanendo con lo stesso istituto di credito. Il promotore finanziario, la banca o il mediatore rinegozierebbero un mutuo che hanno loro stessi fatto sottoscrivere e per il quale hanno ricevuto una provvigione commisurata al beneficio generato per la banca?

La terza attività è relativa all’analisi del patrimonio finanziario, quindi dei singoli prodotti che lo compongono, e mette in evidenza tra le altre cose, tutta la struttura dei costi/rischi diretti ed indiretti, espliciti ed impliciti in ottica di totale trasparenza per chi investe il proprio denaro. Vengono quantificati, ove possibile, anche i costi relativi a:
-       commissioni di negoziazione degli strumenti finanziari
-       turnover (“rigiro”) del portafoglio, ovvero quante volte i titoli all’interno del prodotto vengono venduti e riacquistati nel corso di un anno
-       commissioni di performance, con evidenziazione del metodo di calcolo
-       best execution (differenziali tra denaro e lettera)
-       commissioni della banca depositaria
-       commissioni di gestione (comprensive della provvigione del promotore)

Vengono anche redatte altre analisi relative all’utilizzo di benchmark corretti (che devono comprendere i dividendi) e alla valutazione dei rating assegnati ai prodotti, oltre ovviamente alla valutazione dei risultati ottenuti nel tempo. Il promotore è messo a conoscenza dalla propria mandante (banca o rete di vendita) dell’insieme dei prelievi che gravano sui patrimoni dei suoi clienti? Il promotore è a conoscenza del fatto che la sua provvigione è solo una quota del 10/15% lordo dei costi effettivi che gravano sul patrimonio dei suoi clienti?

Da queste prime considerazioni, è chiaro come non sia possibile prestare un servizio di consulenza indipendente se si è remunerati da un terzo soggetto (banca o rete i vendita). Immaginiamo uno studio di commercialisti o avvocati che si avvalga di agenti monomandatari per vendere il proprio servizio di consulenza fiscale o legale …  

Con l’avvio del nuovo Albo, promotori finanziari e dipendenti bancari la cui aspettativa di esercitare una professione consulenziale è stata spesso disattesa, persone effettivamente orientate al “solo” interesse del cliente, possono adesso lasciare le strutture di vendita per capitalizzare le esperienze maturate ed intraprendere la libera professione. L’attuale crollo del sistema finanziario ha definitivamente spianato la strada all’affermazione di questa figura professionale che nei prossimi 3/5 anni si accaparrerà la quasi totalità dei clienti con patrimoni di dimensioni rilevanti, come avvenuto nei paesi finanziariamente più evoluti.

di Cesare Armellini (presidente di Nafop)


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