Bellingeri (iShares). “I nostri Etf a misura di portafoglio”

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La view del managing director e responsabile per l’Italia di iShares: “Con la Mifid 2 più spazio agli Exchange traded fund”.

Andrea Telara di Andrea Telara12 gennaio 2018 | 11:32

Conferenze, incontri sul territorio, webinar online e materiale informativo di vario genere.
 Si articola così l’impegno che iShares, gruppo BlackRock, leader mondiale nel mercato degli Etf (Exchange traded fund), intende mettere in cantiere nel 2018, in un anno importantissimo per il mondo del risparmio gestito.

FOCUS SULLA GESTIONE PASSIVA – Dal 3 gennaio è entrata in vigore la Mifid 2, la seconda edizione della direttiva europea sui servizi finanziari che introduce nuove regole basate sulla trasparenza, l’adeguatezza e sull’attenzione ai costi dei prodotti d’investimento utilizzati nella costruzione dei portafogli. “Con questo scenario di fondo”, dice Emanuele Bellingeri (nella foto), managing director e responsabile per l’Italia di iShares, “di sicuro gli Etf troveranno maggiore spazio nei portafogli di molti investitori”. Ma non sono soltanto i cambiamenti innescati dalla Mifid 2 che spingono Bellingeri verso queste conclusioni. Un altro elemento che gioca a favore della crescita degli Exchange traded fund è rappresentato dal fatto che, nell’asset allocation complessiva dei risparmiatori italiani, la quota destinata ai prodotti indicizzati e a gestione passiva come gli Etf è di gran lunga inferiore alla media di molti altri paesi europei.

CRESCITA ANCHE NEL 2018 – “Inoltre”, aggiunge ancora il responsabile per l’Italia di iShares, “credo che il ciclo positivo attraversato negli anni scorsi da tutta l’industria del risparmio gestito sia destinato a protrarsi anche nel 2018”. Il calo dei tassi d’interesse, le ultime crisi bancarie e l’andamento positivo dei mercati finanziari hanno infatti messo in evidenza la necessità di costruirsi sempre un portafoglio ben diversificato, attraverso l’utilizzo dei prodotti dell’asset management. “Finora”, sottolinea Bellingeri, “i consulenti finanziari delle grandi reti si sono mossi principalmente verso gli strumenti a gestione attiva, cioè i fondi comuni”.

SE LA FEE DIVENTA ON TOP – Tuttavia, oggi il mercato è in trasformazione e sta facendosi spazio una forma emergente di consulenza: quella autonoma basata sul modello del fee only, cioè remunerata esclusivamente con le parcelle pagate dal cliente senza che il financial advisor abbia legami economici con chi fabbrica prodotti finanziari. Adottando questo modello privo di conflitti d’interesse, è possibile strutturare sistemi diversi di remunerazione dei consulenti come quello delle fee on top, in cui le commissioni incassate dal financial advisor vengono calcolate in proporzione al capitale investito dalla clientela, indipendentemente dalla quantità e dalla tipologia di prodotti utilizzati. Questo modello, secondo Bellingeri, valorizza ancor più il ruolo del consulente finanziario.

PALETTI MENO RIGIDI – Spesso si cade nel luogo
comune di pensare che esista
una contrapposizione netta tra gestione attiva e passiva”, dice il manager di iShares. “In realtà”, conclude Bellingeri “anche utilizzando dei prodotti come
gli Etf nella costruzione del portafoglio c’è sempre un’attività
di gestione attiva anche se, in questo caso, viene effettuata direttamente dal consulente che cura l’asset allocation”. Dunque
tra gli strumenti consigliati da un financial advisor, possono trovare spazio sia fondi comuni tradizionali che gli Exchange traded fund, senza che vengano fissati paletti troppo rigidi.


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