La lunga estate calda del real estate

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Un’altra estate calda si prepara per il settore immobiliare. E i dati sono preoccupanti. C’è poco da stare tranquilli dall’America all’Europa. E il salvataggio delle banche coinvolte dai mutui subprime non è certo di buon auspicio.

di Marcella Persola31 luglio 2008 | 14:45

Sarà un’altra estate calda per il settore immobiliare. A dispetto di tutti quelli che dicono che in estate non succede mai nulla. Già lo scorso anno lo scoppio della crisi dei mutui subprime aveva avuto proprio inizio in estate e ora la tempesta iniziata in quel torrido agosto non sembra aver ancora compiuto tutti i suoi effetti.

Certo che a guardare i dati del settore c’è proprio da preoccuparsi. L’indice Standard& Poor’s/Case Shiller, che analizza i prezzi delle case nelle prime 20 città statunitensi è scivolato a maggio del 15,8%. E’ il diciassettesimo calo consecutivo (l’indice è in regressione dal gennaio 2007) e quello più forte nella storia dell’indice. Anche a livello mensile l’indice ha segnato una flessione dello 0,9%, mentre l’indice sulle prime 10 città è calato dell’1% congiunturale e del 16,9% tendenziale. E la crisi è generalizzata su tutte le aree da Los Angeles a Washigton, da Miami a Las Vegas. In particolare queste ultime due si sono giocate la palma d’oro delle peggiori in quanto hanno segnato rispettivamente il 28,3 e il 28,4%.

E a giocare a sfavore sono anche le ripercussioni derivanti dalla crisi dei subprime che hanno provocato un inasprimento delle regole di accesso al credito mutuario e dei prestiti personali.

Ma il mercato dei mutui non ha mietuto vittime soltanto nella lontana America, anche nel Regno Unito la situazione è veramente preoccupante. La Banca d’Inghilterra ha annunciato che il numero di mutui erogati in giugno presenta il livello più basso dal 1999. in totale sono stati approvati 36 mila prestiti tra mutui e personali. E sappiamo bene che il mercato del credito e quello immobiliare sono ben collegati. Infatti un recente report di Standard & Poor’s evidenzia come l’alto indebitamento delle famiglie in Gran Bretagna, in Spagna e in Irlanda trascinerà al ribasso i prezzi degli immobili e come sia prevedebile una flessione dei prezzi del 17% nel Regno Unito.

E siamo solo all’inizio. Secondo il Fondo Monetario Internazionale “Per molte categorie di prestiti la qualità del credito ha iniziato a deteriorare con il calo dei prezzi degli immobili e il rallentamento della crescita” E per il direttore della Divisione Monetaria e mercati  di capitali del FMI, Jaime Caruana il nodo centrale della crisi resta il settore immobiliare negli Usa che ha indebolito anche il mercato residenziale in altre regioni del mondo. .

Che sia iniziato l’effetto domino? Per il momento è corsa al salvataggio. Da Freddie Mac a Fannie Mae, da Northern Rock alla più recente Roskilde Bank. Alla faccia del libero mercato. E’ sempre meglio avere un’ancora di salvataggio.

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