“Salve! Sono MyKai, il vostro bot bancario personale”

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Daniel Settembre di Daniel Settembre30 giugno 2016 | 10:58

Ho solo chiesto un bot per dirmi quanto ho speso di caffè il mese scorso. E pochi istanti dopo, ha risposto: “Vediamo”, ha detto, “hai speso 199,83 dollari”.

Lo ha scritto Wired, presentando il nuovo bot che aiuta a gestire il tuo account bancario. Si chiama MyKai ed è stato sviluppato dalla startup americana Kasisto, nata nella Silicon Valley e che ha contribuito a creare Siri, l’assistente digitale vocale incorporato negli iPhone di ultima generazione.

Grazie a MyKai si possono effettuare veloci transazioni di denaro

Grazie a MyKai si possono effettuare veloci transazioni di denaro

Integrato con le app di messaggistica istantanea come Facebook Messenger, spiega ancora Wired, MyKai ha lo scopo di fornire in modo semplice informazioni sulle vostre spese quotidiane, oltre che consentire transazioni di denaro. Un bot che può mostrare il vostro conto in banca o dirvi quanto state pagando. Si tratta solo dell’ultimo servizio costruito sulla tecnologia chatbot, molto in voga nell’ultimo periodo. Negli ultimi mesi, alcuni dei più grandi compagnie tech, tra cui Facebook, Microsoft e Google, si sono messe all’opera su questa tecnologia. L’idea alla base è che presto si potrà utilizzare la messaggistica applicazioni come Messenger, Slack, Telegram e Skype non solo per comunicare con i nostri amici e parenti, ma con tutti i i servizi Internet. Qualche esempio? Chiamare Uber, prenotare voli aerei e, appunto, controllare nostri conti bancari.

Nonostante il settore dell’intelligenza artificiale fatichi ancora a sviluppare prodotti ottimali (l’esempio di Siri ancora una volta è significativo di quanta strada ci sia da percorrere in questo senso), MyKai, conferma il magazine, è abile a capire quello che un utente sta chiedendo. E questo perché è un app incentrata sul settore bancario e funziona, oltre che sul linguaggio naturale, su una serie di algoritmi specifici, ideali per un bot bancario. Oltre a una serie di problematiche legate allo sviluppo del software (nella precisione della risposte, ecc…), però, conclude Wired, la tecnologia chatbot che ha ancora un tasso di diffusione basso e potrebbe radicarsi con difficoltà nelle abitudini delle persone.

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