Il robo-advisor blocca il trading nel post-Brexit: clienti sul piede di guerra

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Marco Barlassina di Marco Barlassina4 luglio 2016 | 11:43

E’ lecito che un consulente automatizzato arrivi al punto di impedire il compimento di operazioni in autonomia all’investitore per salvaguardarlo dalla volatilità?

La domanda, che parrebbe ai limiti della fantascienza, non è invece priva di concretezza.

Anzi, prende direttamente spunto dalla realtà, o meglio da quanto avvenuto settimana scorsa nelle ore immediatamente successive all’esito del referendum sulla Brexit, quando – come si è appreso sabato dall’edizione online del Wall Street Journal – uno dei pionieri della robo-advisory, Betterment, ha bloccato il trading dei suoi clienti. Per gli utenti di Betterment è stato così impossibile riposizionare i portafogli per tenere conto dell’uragano che di lì a poco sarebbe arrivato da Oltreoceano o anche solo liquidare le posizioni. Con danni spesso evidenti per gli sfortunati investitori. E a poco vale la pur giusta considerazione espressa dai manager di Betterment secondo cui la decisione è stata presa per tutelare gli investitori in una fase nella quale, a causa della volatilità, i prezzi degli ETF alla base delle gestioni potevano risultare disallineati da quelli dei sottostanti.

Betterment, come la maggior parte dei robo-advisor, propone ai suoi clienti dei portafogli standard creati online sulla base di una profilazione basata su un questionario e la gestione è affidata ad algoritmi che modificano la composizione del portafoglio, ma il sistema consente comunque l’interazione del singolo investitore qualora volesse effettuare delle modifiche ai suoi investimenti in autonomia.

Questa è la regola, ma così non è stato per la seduta di venerdì 24. Il WSJ cita il caso di un investitore privato intenzionato a ridurre dal 100% al 50% l’esposizione azionaria del suo portafoglio e quella di un consulente impossibilitato a effettuare variazioni ai portafogli dei suoi clienti.

Una storia che renderebbe lecito chiedersi se i robo-advisor non stiano rischiando di essere percepiti come un’entità superiore capace di sovrastare la volontà dei singoli investitori o degli advisor fisici.


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