Metà degli italiani dice già sì ai robo-advisor, purché con l’appoggio di un consulente

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Marco Barlassina di Marco Barlassina5 luglio 2016 | 10:52

Più della metà degli italiani è pronta ad affidare la gestione dei propri risparmi ai cosiddetti robo-advisor, le piattaforme online che offrono soluzioni di investimento tramite algoritmi. E’ quanto emerge dall’edizione 2016 dello Schroders Global Investor Study.

Anche nell’approccio alla tecnologia gli investitori italiani richiedono comunque il supporto di un professionista del risparmio: se il 60% degli investitori coinvolti dalla ricerca è infatti pronto ad abbracciare la nuova frontiera degli investimenti, ben il 49% condiziona la sua disponibilità alla possibilità di interagire con un consulente, mentre solo l’11% si dice pronto a percorrere questa strada in autonomia.

Il restante 40% del campione di investitori[1] sondato da Schroders in Italia (1.000 rispondenti, su un dato globale di 20.000 in 28 Paesi) si divide tra chi al momento dice no a questa possibilità, ma lascia uno spiraglio aperto per il futuro (31%), e chi la esclude completamente, sentendo il bisogno di un contatto diretto, in prima persona, con un consulente (9%).

A livello demografico, prevedibilmente i millennial italiani (18-35 anni) sembrano più propensi a sfruttare le nuove tecnologie: il 70% è pronto infatti, autonomamente o con il supporto online di un consulente, ad affidarsi a un robo advisor. La percentuale scende invece al 45% tra gli investitori italiani con più di 55 anni.

Consulenti finanziari italiani: più pragmatici rispetto ai colleghi esteri

L’avvento dei robo-advisor sembra quindi costituire un’opportunità per i consulenti finanziari, più che una minaccia. Gli investitori evidenziano infatti, pur con modalità evolute, il bisogno di continuare a essere supportati nei processi decisionali dai consulenti finanziari.

Questi ultimi, in base ai dati sull’Italia che emergono dallo studio di Schroders su un campione di 1.836 consulenti a livello globale, di cui 215 italiani, potrebbero godere di un buon grado di fiducia da parte degli investitori per via del profilo distintivo di maggiore pragmatismo e cautela rispetto ai colleghi esteri. Sono infatti mediamente più propensi a sensibilizzare i loro clienti a una prospettiva di medio-lungo periodo e più realisti in termini di ritorni conseguibili. Mentre il lasso di tempo raccomandato agli investitori dai consulenti finanziari a livello globale è di poco superiore ai 4 anni (4,3 anni), i consulenti italiani in media consigliano ai clienti di detenere un investimento per quasi sei anni (5,8 anni). Ciò evidenzia una maggiore attenzione a “educare” gli investitori a obiettivi e logiche di lungo termine.

Più nel dettaglio, il 65% dei consulenti finanziari italiani interpellati dichiara di adottare un orizzonte superiore ai 3 anni (47% il dato globale), mentre solo il 4% consiglia di investire a un anno (10% globale). Per quanto riguarda le aspettative di rendimento, i consulenti italiani, in media, puntano a ottenere un ritorno del 5,9% annuo dagli investimenti dei loro clienti, ben due punti percentuali sotto la media globale (7,9% annuo), denotando un maggior realismo.

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