Le banche digitali mettono nel mirino 3 milioni di utenti e-commerce

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Marco Barlassina di Marco Barlassina28 novembre 2016 | 14:33

Il prossimo target delle banche digitali? Gli oltre 3 milioni di italiani che effettuano abitualmente transazioni di e-commerce ma che non si sono mai avvicinati al digital banking.

E’ quanto emerge dal CheBanca! Digital Banking Index, rilevazione sullo stato dell’arte delle nuove forme di fare banca presentato oggi a Milano elaborata da Human Highway.

I correntisti che a settembre 2016 accedono ai loro conti correnti da Web o App sono ben 17,7 milioni (il 60% serviti dai 5 principali gruppi bancari e il 23% da banche native digitali). Di chi si tratta? Si tratta per lo più di maschi (56,9%) con un’età inferiore ai 45 anni (54%) e che vivono al Nord (48,5%). I soggetti con disponibilità di spesa elevata (superiore 2.000 euro al mese) che operano online sono circa il doppio rispetto al segmento complementare dei bancarizzati non online (16,2% vs 8,7%).
Sul fronte opposto tuttavia troviamo ancora 6,3 milioni di persone che non operano sui loro conti attraverso la rete pur avendo un conto corrente e utilizzando Internet in modo regolare: un notevole potenziale di crescita per i servizi bancari digitali.
All’interno di questo gruppo il campione più interessante per le banche digitali è rappresentato da 3,2 milioni di persone che effettuano abitualmente transazioni di e-commerce ma che non si sono mai avvicinati al digital banking.
Si tratta di un target particolarmente interessante per le banche perché l’acquirente online è più maturo che giovane. e sono persone che hanno un reddito elevato.
Le ragioni di questa chiusura al digital banking sono riassumibili in tre categorie: nessun bisogno nel 52% dei casi (il servizio tradizionale soddisfa tutte le necessità), i timori legati alla sicurezza (14%) e la (presunta) incapacità a fare uso del conto online nel 19% dei casi.

Altro punto di rilievo della ricerca è la consacrazione del mobile banking. Gli utenti mobile sono infatti cresciuti da 3,6 milioni a marzo 2015 a 5,2 milioni a settembre 2016. In pratica, tre correntisti online su dieci (30,7%) accedono abitualmente alla propria banca tramite smartphone e il 5,5% dei correntisti online a settembre 2016 è “mobile only” mentre solo 18 mesi fa la percentuale non superava il 2,5%.  La filiale si conferma però un punto di contatto fondamentale nel rapporto tra il cliente e la propria banca, restando il punto di riferimento per le operazioni più complesse.

I diversi punti di contatto tra il cliente e la banca continuano a differenziarsi per utilizzo e le App vengono usate prevalentemente per le operazioni di base: il 26% dei clienti accede per controllare saldo e movimenti; il 21% per effettuare bonifici e pagamenti; solo il 3% per il trading e l’investimento in fondi e polizze. La situazione non cambia considerando gli accessi via Web: l’utilizzo per effettuare trading di titoli, investimenti in fondi e polizze e stipulare certificati e conti deposito è ancora scarso, per queste operazioni la filiale rimane il canale preferito.
Il trend si conferma nonostante le banche offrano tramite App servizi sempre più complessi, che vanno al di là del semplice controllo di saldo e movimenti sul conto e dei pagamenti. Cresce significativamente l’offerta relativa ai pagamenti P2P (54% a settembre 2016 vs 13% di marzo 2015) e continua ad aumentare la possibilità di effettuare operazioni di trading da mobile (67% vs 50%).

La vera rivoluzione in termini di educazione finanziaria vede protagonista il robo-advisor, un consulente finanziario virtuale che offre servizi personalizzati sugli investimenti. La conoscenza di questo strumento è notevolmente cresciuta negli ultimi mesi: in sei mesi il numero di chi afferma di conoscere in modo più che vago la proposta dei robo-advisor è cresciuto da 200mila a 500mila individui. Anche in questo caso a essere più consapevoli di questa opportunità sono soprattutto i clienti delle banche native digitali.

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