FinTech e Banche. Amicizia possibile?

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di Redazione2 marzo 2017 | 12:03

Di Laura Crozier, CFA, Global Industry Director, Banking, Software AG

FinTechs e banche digitali – sebbene spesso si tratti di start-up sconosciute – così come la concorrenza legata alle normative di open banking, stanno stravolgendo quelle solide basi del settore bancario tradizionale.
Le tecnologie emergenti costituiscono una minaccia per quelle banche che non sono in grado di competere, secondo un report ufficiale dello statunitense Office of the Comptroller of the Currency (OCC). “Il fallimento nel tentativo di innovare per soddisfare le nuove esigenze o servizi finanziari può condurre una banca ad una posizione di notevole svantaggio competitivo,” ha dichiarato l’OCC.

Piuttosto che muoversi velocemente per costruire sistemi di tipo FinTech, le banche hanno intenzione di acquisire proprio quelle FinTechs che stanno stravolgendo il loro business. Tale fenomeno è già iniziato; basti pensare alla Goldman Sachs’ Investment Management Division che lo scorso anno aveva dichiarato che avrebbe acquisito una piattaforma digitale di previdenza chiamata Honest Dollar.

E non è stata l’unica operazione di questo tipo: la banca spagnola BBVA ha acquisito la startup finlandese Holvi e investito nella Atom in U.K., la francese BPCE ha acquisito la banca Fidor, e JPMorgan ha acquistato una quota in InvestCloud.

Una collaborazione tra concorrenti che genera molto interesse data la loro particolare compatibilità. “Alle start-up del FinTech mancano scalabilità, capitalizzazione, reputazione in termini di sicurezza, capacità di conformarsi alle normative complesse, nonché tutti quei prodotti tipici delle società finanziarie tradizionali,” ha rivelato Jim Marous di Financial Brand ad Accenture Consulting. “Viceversa, le società finanziarie tradizionali sono ostacolate da sistemi operativi esistenti, che frenano capacità di innovare, agilità e acquisizione di nuove competenze tecnologiche,” ha aggiunto.

Le banche di ogni dimensione hanno incredibili opportunità di accelerare la digitalizzazione tenendosi strette le nuove rivali nel settore. Due sono le sfide che si troveranno ad affrontare una volta effettuata questa scelta. La prima riguarda come integrare in modo sicuro le nuove funzionalità in modo tale da trarre profitto nel più breve tempo possibile. La seconda è una sfida meno evidente: la cultura aziendale. Le culture possono essere significativamente diverse, sebbene non in modo così drastico come alcuni pensano, per un’ovvia ragione: molte delle FinTechs hanno come fondatori degli ex-banchieri tradizionali. Le nuove FinTechs insieme alle banche più tradizionali possono costituire un’unione forte e potente, e nel prossimo futuro saranno in grado di sposarsi perfettamente, senza più alcuna rivalità.

Quali altre sfide devono aspettarsi le banche nel 2017?
Le sfide che attendono le banche nel prossimo futuro riguardano anche altri aspetti importanti, a cominciare dai dati. Infatti, in questo nuovo anno le banche inizieranno finalmente a sfruttare maggiormente il loro asset più prezioso: i dati dei clienti. La maggior parte di esse ha speso milioni di euro per raccogliere i dati, ma sono poche quelle che hanno investito per sfruttarli appieno nel concreto attraverso l’analisi predittiva e il machine learning. Rendere operativi i dati in tempo reale, in modo che possano essere monetizzati, costituisce un elemento chiave per incrementare i profitti.

Un altro punto critico è quello della liquidità. L’aumento dei tassi d’interesse guiderà sia il consolidamento delle banche di fascia media sia i disinvestimenti, dal momento che le grandi banche tenderanno ad abbandonare le linee di business meno redditizie. Al tempo stesso, sarà evidente come la gestione patrimoniale attiva perderà quote di mercato per i provider di indici. Inoltre, i robo-advisor, proposti tanto dai competitor di lunga data quanto dalle FinTechs, rappresenteranno un’ulteriore minaccia per l’asset management tradizionale. Pertanto, in questo contesto caratterizzato dall’incremento dei tassi d’interesse, con il quale alcuni gestori di portafoglio attivi hanno già avuto modo di confrontarsi, assisteremo a una maggiore automazione resa possibile grazie a questi robo-advisor, e a un consolidamento nella gestione patrimoniale.

Anche nel 2017 le banche dovranno confrontarsi con la digitalizzazione. L’utilizzo crescente dei servizi mobile e dell’online banking da parte dei clienti determinerà una progressiva chiusura delle filiali bancarie. Di conseguenza, la maggior parte delle banche manterrà dimensioni ridotte, così da offrire un punto di riferimento fisico rassicurante ai propri clienti, rispetto a una concorrenza puramente digitale. Tuttavia, con la trasformazione digitale e il focus crescente sui costi, le banche tenderanno a incentrare i rami rimanenti su attività a basso volume / alto valore.

Infine, un tema che è già di grande attualità e che segnerà gli anni a venire riguarda la nuova PSD2.
In Europa, la nuova Direttiva sui Servizi di Pagamento 2 (PSD2) richiederà alle banche di rendere trasparenti gli API a terze parti, quali provider di pagamento e aggregatori di conti, entro il 2018. A livello globale le banche leader si sono già mosse in tal senso, al fine di rendere accessibili i propri sistemi e dati e di sviluppare ecosistemi di partnership. Il risultato finale sarà una maggiore scelta e concorrenza per i clienti, nonché la possibilità per le banche commerciali di disporre di nuove voci di ricavo.

Quando le banche inizieranno a sfruttare concretamente i dati, ad essere trasparenti, a collaborare con i concorrenti e a ridimensionarsi nel mondo fisico investendo, al tempo stesso, in quello digitale, saranno evidenti quelle in grado di emergere all’interno del nuovo contesto bancario aperto.

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