La tecnologia sulla strada di MiFID II, il caso Armundia

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di Redazione12 luglio 2017 | 09:02

A meno di sei mesi dall’entrata in vigore della direttiva MiFID II a cosa guardano i gruppi che dovranno assicurare un passaggio indolore dei sistemi informatici di banche e altri intermediari?

Per scoprirlo iFinance ha incontrato Gianluca Berghella, presidente e CEO di Armundia Group, società italiana fondata nel 2007 che fornisce soluzioni software e consulenza ICT a supporto dei processi operativi per il mondo banking&finance e per quello insurance.

 

Cosa cambia con la Mifid II?

La Direttiva MiFID II si prefigge di incrementare ancor più il livello di tutela della clientela modificando i requisiti concernenti la prestazione dei servizi di investimento, il campo di applicazione delle esenzioni previste dalla direttiva attuale, i requisiti organizzativi e le norme di condotta per le imprese di investimento, i requisiti organizzativi per le sedi in cui avvengono le negoziazioni, l’autorizzazione e gli attuali obblighi vigenti per i fornitori di servizi di dati, le facoltà delle autorità competenti, le sanzioni e la normativa applicabile alle imprese di paesi terzi che operano tramite una succursale.

 

Su cosa avete dovuto lavorare in particolare?

I maggiori impatti operativi/tecnologici riguardano: informativa ex ante sia contrattuale che relativa alle operazioni di investimento, product governance e coerenza con il mercato target definito per i singoli prodotti, ampliamento delle strutture anagrafiche degli strumenti, controllo e tracking delle informazioni a supporto delle operazioni di investimento, suitability reporting, rendicontazione spese e commissioni, identificazione e gestione dei conflitti d’interesse.

 

Su cosa punterà Armundia nella seconda metà del 2017?

Indubbiamente una direttrice di crescita per noi importante sarà proprio la gestione delle evoluzioni normative in ottica MiFID II. Tale gestionesarà perseguita, da un lato, attraverso l’adeguamento della Suite Shaper alle disposizioni MiFID II (riservata ai clienti già facenti parte della community di utenti della Suite)e, dall’altro lato, attraverso il rilascio al mercato di un package stand-alone per la compliance (riservata alle realtà che non utilizzano la Suite Shaper). In entrambi i casi affiancheremo servizi di consulenza per l’analisi e la revisione dei processi operativi ed organizzativi impattati dalla normativa.

Ci saranno poi altre due importanti direttrici di sviluppo: il processo di Internazionalizzazione del gruppo attraverso l’apertura della Armundia Suisse e l’avvio dei processi di analisi del mercato asiatico e l’aumento della competitività delle nostre piattaforme attraverso la evoluzione delle varie suites in ottica digitalizzazione (HTML5). e

 

Armundia Group eroga la sua offerta attraverso l’attività di 80 professionisti – che diventeranno 100 entro fine anno, puntualizza Berghella – nei confronti di 70 clienti in portafoglio, per un fatturato 2016 superiore ai 6 milioni di euro. Tra clienti Armundia può vantare banche private, banche retail, SIM, SGR, gamily office, società di consulenza finanziaria, compagnie di assicurazione, intermediari assicurativi e casse di assistenza.

In particolare, nel mondo del private banking, il sistema di Armundia (Armundia Wealth Shaper) è in grado di gestire l’intero processo di advisory dall’analisi della ricchezza del cliente, della sua rischiosità e della sua propensione al rischio fino alla generazione automatica di proposte di investimento alla clientela attraverso l’applicazione real-time di modelli matematici di ottimizzazione rischio/rendimento dei portafogli in ottemperanza alle regole di constraint del cliente, di compliance normativa e di istituto, oltre a presentare funzionalità di supporto al banker per la gestione della relazione con il cliente (reporting personalizzato e strumenti digitalizzati).

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