Ethenea: mercati, il crepuscolo degli dei

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Secondo l’analisi dei mercati effettuata dalla società, presto o tardi anche nell’Eurozona si chiuderà l’epoca del denaro a bassissimo costo.

Chiara Merico di Chiara Merico15 febbraio 2017 | 09:06

FINE DELL’ERA DEL DENARO A BASSO COSTO – I mercati dei capitali stanno soffrendo e i bassi tassi d’interesse continuano a farci vivere nell’incertezza. Per questo, speriamo nell’avvento di una nuova era, nella quale il denaro abbia ancora un valore, spiega una nota a cura del team di gestione di portafoglio e dell’head of research di Ethenea. Il titolo di questo commento sui mercati non fa riferimento all’ultima parte del dramma musicale di Wagner, parte della tetralogia L’anello del Nibelungo, quanto piuttosto al Ragnarök della mitologia nordica, cioè alla caduta delle autorità costituite, dalle cui rovine potrà sorgere un nuovo mondo. Sebbene nel momento in cui scriviamo Donald J. Trump abbia già scandalosamente concluso la sua prima settimana di presidenza, il crepuscolo degli dei non si riferisce a lui. Purtroppo, verrebbe quasi da aggiungere a chi è animato da idee liberali, ma questo non vuole essere un trattato di politica. Ciò a cui ci riferiamo sono invece i primi segnali indicanti che, presto o tardi, anche nell’Eurozona si chiuderà l’epoca del denaro a bassissimo costo.
INIZIO DELLA FINE PER LA POLITICA MONETARIA ACCOMODANTE – In particolare, il programma di acquisto di obbligazioni (APP) della Banca centrale europea, oggetto di accesi dibattiti presso la Deutsche Bundesbank, si avvicinerà al termine entro la fine di quest’anno, nonostante l’annuncio della proroga. L’effetto base legato al greggio, di cui si è spesso parlato, si manifesterà in forma di aumento dell’inflazione soprattutto in Germania e negli altri paesi core e servirà inoltre da argomento aggiuntivo per porre fine al finanziamento degli Stati della periferia europea, ritenuto da molti ingiusto, sottolinea la nota. L’inizio della fine della politica monetaria ultra accomodante, che ha in parte stravolto le norme originarie che regolano le competenze delle autorità monetarie, è cominciato negli Stati Uniti già il 21 maggio 2013, quando l’allora governatore della banca centrale americana Ben Bernanke menzionò durante un discorso la possibilità di una riduzione degli acquisti di obbligazioni, innescando sui mercati quello che poi è stato definito Taper Tantrum. Il solo accenno a un tapering, ossia una riduzione degli acquisti di obbligazioni, scatenò un tantrum, termine in genere usato per definire un attacco di rabbia infantile.

DATI POSITIVI – Dall’inizio dell’anno i dati economici appaiono nel complesso positivi, precisa l’analisi di Ethenea. Negli Stati Uniti e nell’Eurozona gli indicatori anticipatori segnalano una ripresa dell’attività manifatturiera e la fiducia dei consumatori lascia presagire sviluppi favorevoli. Si assiste inoltre a un ritorno dell’inflazione. La deflazione e la stagnazione di lungo periodo, due argomenti che preoccupavano gli investitori dodici mesi fa, hanno ora lasciato il posto all’ottimismo. Per la prima volta nella sua storia, l’indice Dow Jones Industrial ha superato la soglia simbolica dei 20.000 punti e i rendimenti dei titoli di Stato sono aumentati, sospinti dalla reflazione. La Federal Reserve (Fed) e la Banca centrale europea (BCE) abbracciano l’idea di ridurre le misure a sostegno dell’economia. Negli Stati Uniti, la Fed considera la possibilità di ridimensionare il bilancio federale, attualmente pari a 4.500 miliardi di dollari, e in Europa, dove gli acquisti di asset vanno rallentando, si contempla il tapering, ovvero una graduale conclusione del QE, sebbene Mario Draghi abbia più volte affermato che tale idea non è stata mai discussa.

TRUMP: PARZIALE VOLTAFACCIA? – Accogliamo favorevolmente questi recenti sviluppi, ma rimaniamo solo parzialmente convinti del notevole voltafaccia degli investitori dall’elezione di Donald Trump. In primo luogo, gli indicatori anticipatori sono migliorati, ma la produzione industriale non ha fatto altrettanto. Stando al nostro scenario di riferimento, le economie sviluppate si trovano in una fase avanzata del ciclo economico. In secondo luogo, l’inflazione sta effettivamente accelerando, ma solo a causa degli effetti base legati al prezzo del petrolio. L’inflazione di fondo, che esclude prezzi di alimentari ed energia, è rimasta sostanzialmente invariata. In terzo luogo, i due importanti eventi politici globali del 2016 non hanno ancora esercitato il proprio impatto. In termini di commercio internazionale, per menzionare un solo ambito, il Regno Unito si trova politicamente sospeso in un limbo e gli Stati Uniti adottano una linea dura, ma il futuro si profila incerto per entrambi i paesi, che difficilmente riusciranno a mantenere gli impegni presi qualche mese fa. Infine,l’agenda politica europea è fitta di appuntamenti elettorali: i cittadini francesi saranno chiamati per primi alle urne, seguiti dagli elettori tedeschi e potenzialmente anche da quelli italiani, se dovessero essere indette nuove elezioni anticipate. Vi sono nel complesso elevate probabilità di esiti deludenti.

 

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