I pir di Pioneer Investments pronti al raddoppio

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La responsabile della distribuzione Francesca Ciceri spiega le strategie della sua società nel segmento dei piani individuali di risparmio. Dopo il primo prodotto bilanciato obbligazionario ne arriverà uno prevalentemente azionario che sarà proposto anche ai consulenti finanziari.

Andrea Telara di Andrea Telara23 febbraio 2017 | 11:28

BIS IN VISTA – Un primo prodotto bilanciato, e un nuovo fondo azionario. E’ la “doppietta” di soluzioni con cui Pioneer Investments si muove nel mercato dei pir, piani individuali di risparmio, cioè i nuovi strumenti finanziari nati per dare sostegno alle piccole e medie imprese italiane. La società di gestione ex-controllata da UniCredit e in fase di acquisizione da Amundi è stata tra le prime a muoversi sul mercato di questi prodotti. Già da gennaio è stato lanciato Pioneer Risparmio Italia, un nuovo fondo bilanciato pir compliant, cioè che rispetta tutti i requisiti di costruzione del portafoglio previsto per legge per i piani individuali di risparmio. Va ricordato, infattHead of Wholesale & Institutional Distributioni che i pir devono avere un portafoglio composto per almeno il 70% da strumenti finanziari emessi da società con una stabile organizzazione in Italia e il 21% (cioè il 30% del 70% di cui sopra) deve essere rappresentato da società quotate su listini diversi dall’indice Ftse Mib o equivalenti. Il focus è dunque su piccole e medie imprese presenti su mercati alternativi come l’Aim “Stiamo preparando anche un prodotto con un portafoglio azionario”, dice Francesca Ciceri (nella foto) head of institutional & wholesale distribution di Pioneer Investments che spiega anche le strategie distributive della sua società su questo fronte.

NELLE RETI DEI CONSULENTI -I pir di Pioneer Investments vengono venduti non soltanto attraverso gli sportelli bancari dell’ex-controllante UniCredit ma anche da una serie di istituti partner attivi su base territoriale. Tra i canali di distribuzione ci sono infatti anche le reti dei consulenti finanziari. “Il mercato dei pir si trova in una fase ancora embrionale e deve percorrere molta strada prima di raggiungere le dimensioni che ha raggiunto in altri paesi come la Francia o la Gran Bretagna, dove esistono analoghi strumenti finanziari” dice Ciceri. La manager sottolinea però come i piani di risparmio potranno in futuro trovare largo spazio all’interno di gestioni patrimoniali o di polizze e soluzioni assicurative collegate a fondi di investimento. L’importante è che ci sia un po’ più di chiarezza rispetto ad oggi su alcuni aspetti fiscali e normativi. Nonostante questa fase di rodaggio, dunque, il mercato dei pir sembra avere davanti notevoli margini di crescita anche per un fattore importante: le opportunità che offre “di fare stockpicking su titoli di imprese di piccole o medie dimensioni aggiunge ancora Ciceri. Risparmio Italia, il pir già lanciato da Pioneer, ha una commissione di gestione dell’1,2% e una fee di ingresso fino a un massimo del 2%. Quest’ultima, però, dipende dagli intese commerciali con i distributori e dunque potrebbe essere anche inferiore o annullarsi del tutto in base a singoli accordi distributivi.

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