Risparmio gestito – Investire nei beni di consumo

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Uno studio di Janus Capital Group analizza il settore dei beni di consumo. E’ inoltre ampiamente analizzato nell’articolo l’approccio di investimento della società.

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti22 luglio 2009 | 09:00

La rapida decelerazione dell’economia globale ha prodotto effetti negativi sul settore dei beni di consumo fino a tutto il periodo delle festività natalizie del 2008, proseguendo poi per tutto il mese di gennaio 2009. A fine febbraio l’Indice sulla fiducia dei consumatori del Conference Board degli Stati Uniti ha toccato il livello minimo assoluto, indicando la misura della caduta dei consumi (Grafico 3).

Al 31 marzo 2009 Fonte: Bloomberg, Conference Board, University of Michigan Sul consumo hanno pesato in misura significativa fattori quali l’aumento della disoccupazione, la riduzione di valore delle abitazioni e dei portafogli di investimenti nonché la diffusa incertezza. Nonostante la marcata flessione della fiducia, tra i vari gruppi alcuni dei migliori risultati relativi del 2008 sono stati conseguiti dal settore dei beni di consumo (riepilogato nel Grafico 4), sebbene il suo calo del 26% circa, in base all’Indice MSCI World, sia stato poco confortante. La forte crescita della spesa in beni di prima necessità ha contribuito a contrastare parzialmente i cali evidenziati dalla spesa in beni voluttuari. Ad oggi, il settore ha sovraperformato il mercato generale, esprimendo una contrazione del 10% fino alla fine di marzo 2009.

Prospettiva
In tutto il mondo la spesa al consumo dovrebbe restare debole nel breve termine a causa di fattori quali minore disponibilità del credito, aumento dei tassi di risparmio, accelerazione della disoccupazione e prospettiva generalmente prudente dei consumatori. Nonostante questi dati depongano a favore di un atteggiamento ribassista sul consumo nel breve termine – come quello che abbiamo assunto in prossimità del periodo delle festività natalizie del 2008 – riteniamo incoraggianti alcuni segnali di stabilizzazione emersi nel mese di marzo. Ad esempio, le vendite same-store (nei negozi aperti da almeno un anno) di febbraio tra alcuni venditori al dettaglio di beni generalmente voluttuari sono migliorate rispetto ai mesi precedenti. Altri dettaglianti hanno inoltre indicato tendenze di vendita meno negative rispetto alla fine del 2008, un segnale che probabilmente il tasso di flessione della spesa al consumo non sta peggiorando. Negli ultimi tempi stiamo pertanto guardando con maggiore ottimismo alle società legate ai beni voluttuari. L’area della vendita al dettaglio è un modello aziendale storicamente basato su due componenti principali: aggiunta di nuovi negozi (aumento della superficie di vendita) e crescita di vendite positive same-store. Temiamo tuttavia che molti modelli aziendali di vendita al dettaglio potrebbero essere irreparabilmente danneggiati dalla crisi del credito e dalla successiva recessione economica. Una decelerazione brusca e improvvisa delle vendite per metro quadro e un transito pedonale estremamente basso hanno prodotto una leva operativa negativa per molti di questi dettaglianti, aggravandone la flessione. Cerchiamo quindi di evitare società operanti in questo settore che riteniamo abbia “interrotto” i modelli aziendali. Il pacchetto di stimoli del governo statunitense da 787 miliardi di dollari approvato di recente dovrebbe favorire i consumi, ma prevediamo che l’impatto sulla spesa generale sia soltanto temporaneo, nel migliore dei casi (qualche mese). Lo stimolo fiscale USA da 350 miliardi di dollari approvato a marzo 2008 ha contribuito all’aumento del prodotto interno lordo statunitense del secondo trimestre, di cui il 67% circa è costituito dalla spesa al consumo. Tuttavia si è trattato di un entusiasmo passeggero, in quanto nei trimestri successivi l’attività economica ha continuato a peggiorare (Grafico 5).

Riteniamo che negli Stati Uniti la normativa fiscale più progressista, che sembra essere l’approccio adottato dall’amministrazione del Presidente Barak Obama con il suo recente progetto preliminare di bilancio, avrà probabilmente un impatto sul settore; dovrebbe infatti rivelarsi positiva per i consumatori ad alto reddito e negativa per quelli a reddito medio-basso, avvantaggiando in tal modo i dettaglianti nella fascia più bassa del mercato che generalmente vendono più generi di prima necessità. Alla Janus, individuare le giuste società in cui investire è un processo costante di tipo bottom up. Dialoghiamo con fornitori, concorrenti e distributori per verificare quali società producono buoni risultati, in modo da poter confermare la nostra tesi d’investimento e determinare l’eventuale sostenibilità delle prospettive di crescita di una società. I nostri sforzi di ricerca sono dedicati anche alla conduzione di indagini, ad esempio presso addetti alle vendite di prodotti cosmetici e acquirenti al dettaglio, finalizzate ad acquisire una percezione più precisa delle attuali tendenze e dell’umore dei consumatori. Gli analisti visitano inoltre periodicamente i negozi per valutare il traffico di clienti nonché le tecniche promozionali adottate, i quali possono produrre un profondo impatto sulla redditività. Dalle visite precedenti il periodo delle festività natalizie era risultato che gli outlet o i discount negli Stati Uniti stavano proponendo merci analoghe a quelle dei negozi più importanti, un segnale della presenza di pressioni al ribasso sui margini, in quanto le società stavano tentando di disfarsi in qualsiasi modo delle giacenze. La riduzione delle scorte al dettaglio a cui abbiamo
assistito negli ultimi tempi ci suggerisce che al momento il rischio di ribassi dei prezzi è di gran lunga inferiore rispetto
alla fine del 2008. Il Grafico 6 riporta una sintesi dei fattori che riteniamo influiranno sul settore dei beni di consumo.ù



Posizionamento

Nella congiuntura attuale, prediligiamo le società di beni di consumo che a nostro giudizio offrono valore ai consumatori, sono potenzialmente in grado di generare significativi flussi di cassa e vantano bilanci prudenti. Privilegiamo inoltre quelle con marchi forti e leader nel mercato, quindi meno suscettibili di perdere (e potenzialmente più in grado di acquisire) quote di mercato in un contesto difficile. Infine cerchiamo società di buona qualità con valutazioni che riteniamo implichino prospettive fortemente ribassiste. Attualmente tra le nostre partecipazioni a maggiore convinzione figurano discount ben gestiti e società di prodotti al consumo. Rispetto allo scorso anno, quando eravamo più orientati verso i beni di prima necessità, al momento le nostre partecipazioni sono suddivise più equamente tra beni voluttuari e beni di prima necessità. Sebbene restiamo cauti sui dettaglianti nella fascia alta di mercato a livello mondiale, abbiamo effettuato investimenti incrementali in determinati titoli sulla base di valutazioni a nostro giudizio significativamente depresse. Non crediamo infatti che questi titoli siano stati così duramente colpiti come ritiene il mercato; si tratta di dettaglianti di prim’ordine che emergeranno ancora più forti dall’attuale congiuntura. Abbiamo inoltre investito in negozi favoriti dalla chiusura di concorrenti, che siamo stati in grado di prevedere monitorando i fornitori all’apice della stretta creditizia.

Altri investimenti sono stati effettuati in dettaglianti che a nostro parere beneficeranno di fattori specifici delle singole società, come crescita organica e acquisizione di quote di mercato, che potrebbero consentire loro di superare il difficile contesto macroeconomico, o in negozi che hanno dimostrato stabilità e che stavano beneficiando della tendenza di trading down (acquisto di prod
otti a basso costo con un minimo di qualità) registrata nel settore. Infine privilegiamo società con un’esposizione alla crescita non statunitense, pur restando prudenti sulle esposizioni valutarie e sulla modalità del loro impatto sui modelli aziendali. Complessivamente siamo stati molto esigenti sul tipo di dettaglianti cui dedicarci e cerchiamo società che a nostro parere continuano a mostrare la capacità di proporre valore ai consumatori, i quali a loro volta desiderano alta qualità a un prezzo ragionevole (non necessariamente al prezzo più basso). Crediamo che il nostro approccio di base di lungo termine, l’enfasi su bilanci prudenti e potenziale di generazione di flussi cassa, nonché l’attenzione alle valutazioni, possano consentirci di identificare i titoli del settore dei beni di consumo che dovrebbero emergere dalla crisi attuale con forti posizioni.  

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