Natixis Global Am: gli investitori istituzionali disposti a rischiare di più

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Il 70% degli investitori istituzionali italiani, rispetto al 62% a livello globale, ritiene di essere in grado di gestire il rischio a breve termine nonostante l’elevata volatilità, rivela la Global Survey of Institutional Investors condotta da Natixis Global Asset Management.

Chiara Merico di Chiara Merico17 marzo 2017 | 09:58

SALE LA PROPENSIONE AL RISCHIO – Gli investitori istituzionali, oggi impegnati a confrontarsi con uno scenario dominato da volatilità, maggiori rischi e bassi rendimenti obbligazionari, sono disposti a incrementare la propria esposizione al rischio pur di ottenere migliori ritorni. Lo rivela la Global Survey of Institutional Investors condotta da Natixis Global Asset Management. Allo stesso tempo, gli istituzionali hanno raddoppiato l’attenzione alla gestione del rischio per meglio bilanciare gli obiettivi di crescita di lungo termine e la necessità di liquidità, consapevoli però di dover identificare un modo migliore per valutare il rischio all’interno dei portafogli. Natixis Global Asset Management ha interpellato 500 referenti all’interno di fondi pensione, fondazioni, fondi assicurativi e fondi sovrani a livello globale, tra Nord e Sud America, Regno Unito, Europa, Asia e Medio Oriente, per un totale di 15,5 trilioni di dollari di patrimonio gestito. I risultati dell’indagine offrono informazioni interessanti su come gli istituzionali, considerati tra i più razionali investitori al mondo, stiano utilizzando il rischio a loro vantaggio.

PREOCCUPAZIONE PER I BASSI RENDIMENTI – Il 70% degli investitori istituzionali italiani, rispetto al 62% a livello globale, ritiene di essere in grado di gestire il rischio a breve termine nonostante l’elevata volatilità, che affermano essere il maggiore rischio riscontrato nel conseguimento delle performance. La loro maggiore preoccupazione, tuttavia, rimane il basso rendimento. Data la prospettiva di una più elevata volatilità e di una persistenza di bassi tassi di interesse, poche istituzioni si affidano a strategie di portafoglio tradizionali per raggiungere i propri obiettivi. Con l’obiettivo di una migliore gestione del rischio, l’86% degli istituzionali italiani ritiene che le tecniche più efficaci debbano includere la valutazione del rischio, una diversificazione delle posizioni in settori diversi (il 94% contro l’86% a livello globale), una copertura valutaria (l’86% rispetto al 78% globale) e un maggior ricorso a strategie alternative (il 90% contro il 76% a livello globale). Il sondaggio evidenzia inoltre il deciso aumento a livello globale di investitori istituzionali che utilizzano strategie alternative per gestire il rischio, passati dal 53% del 2015 al 76% di oggi. In aggiunta, il 56% del campione afferma che la propria organizzazione sta investendo in asset illiquidi in misura maggiore rispetto a tre anni fa.

EVITARE IL RISCHIO NON E’ UN’OPZIONE – “Mentre i fattori di rischio cambiano nel tempo, le sfide per gli investitori istituzionali rimangono le stesse, e cioè ottenere risultati di lungo periodo gestendo le pressioni di breve termine dei mercati” afferma Antonio Bottillo, country head ed executive managing director per l’Italia di Natixis Global Asset Management. “Se si considerano i loro mandati, evitare il rischio per gli investitori istituzionali non è certo un’opzione. O sono in grado di battere le probabilità o devono cambiare le regole del gioco e lo stanno facendo bilanciando e aggiungendo le strategie alternative alla tradizionale costruzione di portafoglio 60/40, ma sempre tenendo presenti i loro obiettivi di lungo termine”.

 

 

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